Ladri di facce – Elena Pagani & Alessandro Meluzzi

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In sintesi:

ladri di facce saggio di elena pagani e alessandro meluzzi edito da oligo

Per troppi, ancora oggi, ricostruire anatomicamente un volto sottraendolo alla memoria di un’altra persona è gioco da ragazzi: si può fare in ogni momento e si risolve in poco tempo, non è faticoso né impegnativo, per farlo basta una matita ed è talmente semplice realizzarlo che sono sufficienti alcuni CLIC su una tastiera o la mano di chi è il meno peggio nel disegnare, spesso attinto nel dilettantistico compiacimento dell’hobby.
Non è così.

Agile, ma denso

Quando gli è stato chiesto di scrivere una prefazione a Ladri di facce, Mario Giordano dice di essersi aspettato “uno di quei tomi tecnici incomprensibili”, e di essere poi rimasto sorpreso dalla capacità del libro di trattare agilmente quel mondo di cui ci è concesso vedere qualche dettaglio approssimativo solo nelle serie televisive.
Per me è stato il contrario: mi aspettavo un saggio leggero sul mestiere del disegnatore anatomico, e invece ho scoperto un libro denso di informazioni curiose e inaspettatamente interessanti: agile, certo, ma mai superficiale e sempre molto professionale.

Professionalità che non poteva d’altra parte mancare, considerando il curriculum dei due autori: Elena Pagani è infatti maestro d’arte e assistente capo coordinatore della polizia scientifica, il ben noto Alessandro Meluzzi è psichiatra e psicologo forense.

Tre parti per due autori

Il saggio si compone di tre parti tematiche: la prima è delegata alla penna di Elena Pagani, la quale narra i diversi aspetti del suo mestiere di disegnatore anatomico. Alcuni sono facilmente intuibili, ma sempre raccontati con un piglio che non fa mai scemare l’attenzione del lettore (ad esempio, la difficoltà del disegnatore quando il testimone o la vittima con cui collaborare sono stranieri) altri invece sono insospettabili per i non addetti ai lavori, come l’estrema importanza della giusta luce, temperatura e umidità nell’aria per realizzare il ritratto perfetto.
Elena Pagani ci fa entrare nel suo “ufficio”, mostrando i suoi insostituibili strumenti di lavoro (tra cui una bellissima collezione di matite colorate) e il suo modus operandi:

Nel descrivere il mio lavoro, desidero presentarlo strutturato come un ponte flessuoso in balia del vento: un arco sopraelevato ed ondeggiante che congiunge l’astrazione di un volto da cercare alla sua definizione, sopra e attorno il vuoto di nozioni tecniche e scientifiche di come realizzarlo.

Scherzi del cervello

Artefice della seconda parte è ovviamente Alessandro Meluzzi. Abbandoniamo la carta e i colori per tentare di rispondere a una domanda piuttosto insidiosa: quanto è realmente affidabile la memoria umana? Cioè, quanto davvero possiamo affidarci dei presunti ricordi di un testimone o di una vittima?
Meluzzi si lancia in una precisa disquisizione dei vari scherzi che ogni tanto il nostro cervello ci gioca: tra falsi ricordi, priming e déjà vu, l’autore ci dimostra che la cosiddetta “memoria fotografica” è poco più di una leggenda metropolitana:

Sostanzialmente, ricordare vuol dire inventare. La nostra memoria è talmente labile che a volte ci convince di cose che non sono veramente accadute perché, sostengono alcuni studiosi della materia, i nostri ricordi in certi casi, sono un modo per dire «io c’ero» […]

Il maestro d’arte in azione

Nella terza parte infine ci si concentra nuovamente sul disegnatore anatomico. Questa volta, però, si va più nel concreto: Elena Pagani infatti riporta quattro casi in cui il suo contributo in qualità di disegnatore anatomico è stato decisivo per la loro risoluzione.
Questa è la parte in cui le capacità del maestro d’arte si rendono palesi, lasciando il lettore a bocca aperta.

In conclusione Ladri di facce è un saggio sorprendentemente interessante, se si ha un po’ di gusto per la scoperta.

nero ombra immagine contenuta nel saggio ladri di facce di elena pagani e alessandro meluzzi

Una delle ricostruzioni grafiche di Elena Pagani: la metà sinistra è la ricostruzione, la metà destra è la fotografia dello stupratore.

Ci presenta un mestiere davvero particolare, in cui la maestria grafica è condizione necessaria ma non sufficiente per svolgere con perizia il lavoro: Elena Pagani mostra che un disegnatore anatomico non deve solo saper realizzare un perfetto “color pelle”, ma deve anche avere la capacità di entrare in empatia con la vittima di un crimine e deve essere capace di smascherare in fretta i bugiardi, prima che la loro “testimonianza” inquini le ricerche.
A completamento di ciò, un breve ma niente affatto superficiale excursus sulle abilità mnemoniche del nostro cervello, il quale al termine di questo saggio conferma la sua affascinante e imprevedibile complessità.

Se vorrete anche voi esplorare questo mondo poco noto, buona lettura!

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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4 risposte

  1. Ciao non conoscevo questi mestieri, disegnatore d’arte ma sono davvero affascinanti. Ottimo suggerimento di lettura

  2. Tessy ha detto:

    Questo libro mi incuriosisce davvero. Io sono una frana nel descrivere le persone, davvero pessima. Mi ci vorrebbe una lettura cosi

  3. mary pacileo ha detto:

    sembra una lettura molto coinvolgente, mi piacerebbe cercare questo libro

  4. Maria+Domenica ha detto:

    La mia tesi di laurea verteva proprio sulla memoria. Quindi non posso non essere interessata a questo saggio che pone l’accento sulla figura del disegnatore che lavora nell’ambito della giustizia e sulla necessità di riuscire a coniugare l’ars mnemonica con la necessità di rappresentare chi è coinvolto in un crimine.
    Maria Domenica