Un indovino mi disse – Tiziano Terzani

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In sintesi:

un indovino mi disse tiziano terzani

Un evento, una volta annunciato, esiste, è vero e, pur essendo ancora a venire, è più reale e più significativo di un fatto già avvenuto. Per questo in Asia il futuro è considerato tanto più importante del passato e per questo tante più energie vengono qui dedicate a occuparsi di profezie piuttosto che di storia.

Emoticon arrabbiata

Nella citazione iniziale vi è riassunto tutto Un indovino mi disse: Terzani più che descrivere l’Asia, parla dei responsi degli indovini che consulta. Un modo di sviluppare la trama e di sfruttare l’occasione narrativa di un lungo viaggio che mi ha lasciata molto delusa.

Cominciamo dal principio: Tiziano Terzani, giornalista che lavora per il settimanale tedesco Der Spiegel, mentre è a Hong Kong conosce un indovino che gli sconsiglia di prendere aerei nell’anno 1993, onde evitare di perdere la vita. Terzani coglie l’occasione per movimentare un po’ la sua esistenza, e decide quindi di spostarsi per l’Asia, per tutta la durata del 1993, solo con treni, navi e automobili.

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In questo viaggio atipico ci si aspetterebbe una totale immersione nella cultura asiatica, nella sua cucina, nei suoi paesaggi, nella sua gente. Ma non è così. L’autore sfiora solo superficialmente l’Asia, non addentrandosi nel suo cuore: le persone con le quali si rapporta sono perlopiù contatti altolocati, ministri e avvocati. Interagisce poche volte con persone comuni, raramente descrive i paesaggi, i piatti, gli abiti, difficilmente riesce a far sognare il lettore. A cosa serve dopotutto la letteratura di viaggio, se non a garantire all’uomo, al prezzo di un libro, un’avventura senza muoversi di casa?

Un indovino mi disse non è quindi il libro ideale per chi vorrebbe perdersi fra i profumi, i sapori e le spiagge del Sud-est asiatico.
È invece interessante per chi vorrebbe farsi un’idea della realtà asiatica dopo il miracolo economico: il pragmatismo cinese, i traffici di eroina thailandese, l’AIDS dilagante, i bordelli pieni di ragazzine, l’Islam malese che si rafforza per opporsi all’egemonia economica della Cina. Tutti aspetti che le generazioni più giovani, che non hanno vissuto gli anni Settanta e a scuola non vanno oltre la Guerra Fredda, non conoscono e non sospettano nemmeno.

Una nota positiva… e altre negative

Se nel reportage vi è il più grande pregio di Un indovino mi disse – come d’altra parte è legittimo aspettarsi da un libro scritto da un giornalista – i difetti sono in ogni caso abbastanza da rovinare l’impressione generale dell’opera.

In primo luogo, l’ipocrisia. Terzani spende un fiume di parole per sostenere, ad ogni occasione, che l’Asia si stia sempre più adeguando all’Europa, e che in questo processo di emulazione stia perdendo la propria magia.

Quello del conflitto tra progresso e tutela delle tradizioni è un tema che dà da pensare agli intellettuali di ogni latitudine, dai tempi degli antichi greci; tuttavia Terzani, nato a Firenze, studente in un college americano, giornalista per un settimanale tedesco per il quale scrive reportage sull’Asia e prossimo a trasferirsi in India, dunque figlio del progresso, della globalizzazione e della rapidità moderna, non è la persona più adatta a demonizzare “il nuovo”. Eppure nel suo libro leggiamo:

“Che brutta invenzione il turismo! Una delle industrie più malefiche! Ha ridotto il mondo a un enorme giardino d’infanzia, a una Disneyland senza confini. Presto anche nella vecchia, remota capitale reale del Laos sbarcheranno a migliaia questi nuovi invasori, soldati dell’impero dei consumi e, con le loro macchine fotografiche, le loro implacabili videocamere, gratteranno via quell’ultima naturale magia che lì è ancora dovunque.”

Parole curiose per un giornalista che è sempre in giro per il mondo, armato di fotocamere e videocamere…

“Mi aveva colpito, da quando ero arrivato in Europa, come questo continente portava bene la sua età, come non era affannato a darsi un’altra faccia, anzi com’era a volte fiero di quella che aveva e di come si sforzava di conservarla. Dopo la bramosia autodistruttrice dell’Asia, era un grande sollievo.”

Ma come? Proprio l’Europa, che ha estirpato le superstizioni pagane con il cristianesimo secoli fa, e poi ha eliminato il cristianesimo, l’Europa che ha ucciso Dio, l’Europa che ha costruito case e supermercati sulla natura selvaggia?

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Proprio da quest’ultimo punto si può giungere a una conclusione: l’Europa, e più in generale l’Occidente, ha spodestato e ridimensionato il divino, lasciando così insoddisfatto il bisogno di spiritualità dell’uomo. L’uomo occidentale, circondato dal solo materialismo, ricerca quindi la sua spiritualità altrove: non stupisce che negli anni più recenti ci siano stati una crescita impressionante di conversioni al buddhismo, di corsi di yoga e di studi sulla meditazione.
Scrive lo stesso Terzani:

“L’altra faccia della stessa verità è che i «guru tibetani», venuti miticamente dalle vette dell’Himalaya, rappresentanti di un popolo vittima, portatori di spirito, sono l’alibi perfetto per la gente tutta protesa al materialismo, e che proprio per questo ha bisogno di riscattarsi, sentendosi in contatto con «le forze cosmiche», osservando le proprie «vibrazioni extraterritoriali» ed entrando in relazione con l’occulto.”

I popoli occidentali insomma hanno fame di spirito, e si rifugiano nell’Asia per saziarsi. Quando l’Asia, però, inizia a scrollarsi del torpore che l’ha ammorbidita per secoli e insegue l’Europa e l’America nella strada verso la modernità, i bisognosi di spirito, come in fondo lo stesso Terzani, si sentono persi. Da qui le invettive quasi puerili contro i turisti che contaminano con la loro presenza un territorio che quegli stessi bisognosi avevano “scoperto” per primi, da qui la nostalgia delle tradizioni esclusivamente altrui (vedere uno stregone asiatico che “guarisce” un pazzo è magia e folklore, vedere un esorcista europeo che pretende di curare un epilettico è, invece, ignoranza e follia), da qui le filippiche contro il capitalismo asiatico.

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Trovo dunque che il libro si faccia portatore di ideali in un certo senso superficiali, che hanno poi aperto la strada al ridicolo “spiritualismo” di Gramellini.

Per questo, per le numerosissime e ridondanti visite ad indovini che leggono all’autore sempre lo stesso oroscopo, e per le approssimative descrizioni dei luoghi visitati – che dovrebbero invece essere il punto di forza della letteratura di viaggio – non si può essere entusiasti di Un indovino mi disse, anche se è uno dei libri più amati dagli italiani.

Qualora voleste leggerlo, vi do il mio consueto augurio di buona lettura.

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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8 risposte

  1. M.Claudia ha detto:

    Non conoscevo questo libro, ma lo trovo molto interessante. Sarà la mia prossima lettura.

  2. mary pacileo ha detto:

    il suo titolo mi ispira tanto, un libro che mi piacerebbe leggere

  3. Fra ha detto:

    Amo particolarmente Tiziano
    Davvero di grands valore tutto quello che scrive

  4. Katrin Poe Mg ha detto:

    Ecco un titolo da aggiungere alla lista molto intrigante.

  5. Isabella ha detto:

    Adoro Terzani. Dopo aver letto anni fa “Un altro giro di giostra” e “la fine è il mio inizio”, ho acquistato e letto questo. Che dire? Tiziano ti porta con sé, con la sua curiosità, attraverso un fantastico viaggio via terra. La predizione di un indovino è l’occasione di riscoprire territori via terra. Ma è soprattutto un modo di riscoprire il viaggio lento, incontrando persone e scambiando con queste un pezzo del Viaggio.

  6. Amalia ha detto:

    Un libro che non conoscevo ma che trovo interessante. Il futuro si è più interessante del passato, forse perché non lo conosciamo e quindi sogniamo su come sarà

  7. Ciao molto interessante il tuo articolo, non conoscevo il libro nè la tematica che mi piace molto

  8. Anna ha detto:

    Ho trovato questa tua recensione davvero completa e molto dettagliata….prenderò in considerazione questo libro per le mie prossime letture