Siamo tutti bravi con i fidanzati degli altri – Tommaso Zorzi

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In sintesi:

siamo tutti bravi con i fidanzati degli altri romanzo di tommaso zorzi edito da mondadori

«Bea, ma la pianti o no di grattarti la figa?»
Ho aspettato almeno trenta secondi prima di dirglielo, trenta secondi di spettacolo puro, immortalati in una foto live che presto diventerà una gif animata utilizzabile a fini ricattatori. Trenta secondi durante i quali l’indice e il medio della sua mano destra hanno continuato a scavare insistentemente sul tessuto della tuta blu Tommy Jeans.

Tommaso Zozzi

Così inizia Siamo tutti bravi con i fidanzati degli altri, il romanzo di Tommaso Zorzi. Ehi, aspettate, chi è Tommaso Zorzi? Be’, Tommaso Zorzi è l’apostrofo rosa tra le parole “essere” e “inutile”. Come dite? Non c’è l’apostrofo? Ovvio, è inutile.

Tommaso Zorzi sarà anche pleonastico, ma ha di sicuro un naturale talento per la scrittura. Almeno, di questo talento è sicuro il guru dei gagà milanesi, lo ieratico e irreprensibile Alessandro D’Avenia. Grazie ai suoi poteri da professore stile Attimo fuggente, D’Avenia è riuscito a scovare nella nebbia padana il buon Zorzi e ad iscriverlo a un concorso letterario (secondo la testimonianza di Zorzi stesso), in modo che anche la plebaglia potesse godere una volta tanto della “RiBellezza”. In tutta sincerità avremmo fatto a meno del gesto d’amore di D’Avenia, ma ormai è fatta, quindi ecco l’aspetto della nuova cultura italiana:

Lui mi dice: «Che c’è?».
«Che c’è?!» ripeto, e mi accorgo di avere quasi urlato.
Ma come non urlare quando il ragazzo che siede di fronte a te, proprio mentre stanno arrivando i cocktail che avevate chiesto, ha un dito sporco di merda?
Sì, proprio merda. Non posso sbagliarmi. È il medio della mano destra ed è sporco di merda.

Il pensiero di bere Tavernello bianco caldo mi dà il voltastomaco, ma mai quanto il pensiero del dito sporco di cacca di Stefano “I 400 colpi”.
Seh, quattrocento colpi di dita nel culo prima di andare a dormire…

Lui mi risponde dopo pochi squilli e io vado dritto al punto: «Anche a te esce della merda verdastra dal cazzo?».

Che cosa ne dite, lettori? Dite pure quello che volete, è così: date tempo al tempo e sono sicura che troverete dei bellissimi aforismizorzi” (sì, credo valga la pena usarlo come aggettivo) nei Baci Perugina. Però non sono sicura che mangerete il cioccolatino a cuor leggero, senza porvi qualche domanda sui suoi ingredienti, diciamo.

Dovremmo leggerlo, prima di giudicarlo

No, in verità non dobbiamo essere dei lettori superficiali e un po’ bigotti: il turpiloquio, nella letteratura anche alta, può avere una sua precisa ragion d’essere, anzi è spesso necessario per caratterizzare un personaggio negativo, un ambiente degradato, oppure per stabilire una prospettiva neorealista. Ad esempio, Saba non guarda certo al galateo nei dialoghi di Ernesto, dialoghi in cui l’eponimo protagonista, con innocenza, parla apertamente di farselo mettere “in culo”. Ernesto può piacere o meno, però è difficile dire che sia privo di meriti artistici.
Perciò, credo che dovremmo leggere meglio la trama di Siamo tutti bravi con i fidanzati degli altri, prima di giudicarlo. Be’, lettori, devo almeno provare ad essere garantista!

Protagonista e voce narrante è il ventiquattrenne Filippo: fa il giornalista sportivo. Come il bombo che vola perché non sa di essere strutturalmente inadatto al volo, Filippo vive da VIP perché Tommaso Zorzi non sa che nella realtà gli articolisti ventiquattrenni spesso devono scegliere in quale discount fare la spesa, non in quale locale farsi la vodka soda.
Filippo convive con la sua vecchia amica Bea (sì, quella della grattatina) e con la sua cagnolina Gilda: tutti e tre insudiciano un locale a Porta Venezia, quartiere milanese descritto dal nostro autore come la patria degli omosessuali italiani. Eh già, Filippo stesso è omosessuale e, circondato da un’infinità di appetibili partner, si trastulla con un’energica vita amorosa. Vi risparmio i dettagli. Sì, io ve li risparmio, Tommaso Zorzi no:

Però mica posso portarla in una pensione per cani… lei [Gilda] li odia, gli altri cani. A malapena si fa annusare il sedere. [Rivolgendosi a Gilda] «In questo io e te non ci assomigliamo proprio, eh.»

Ho continuato a pensare e ripensare a quello che mi era successo: sentivo le mani di Diego di nuovo addosso a me, la sua lingua sul mio collo, il suo uccello nel… mmm.

Sì, perché in Puglia, da dove viene, Diego ha una ragazza. Una ragazza non molto in gamba coi pompini a giudicare da quanto mi ha detto mentre ero impegnato tra le sue gambe: «Porca troia, dovresti insegnare alla mia ragazza come si succhia davvero».

Cercando il mio “GigaChad”

A un certo punto, Filippo si prende una cotta per il dogsitter di Gilda. Sì, ma non è un colpo di fulmine casuale, una botta di… fortuna. Filippo in realtà sceglie il dogsitter dopo un’attenta selezione di candidati, tutti giudicati unicamente per il loro aspetto fisico:

Il ragazzo più brutto e sciatto che abbia mai visto.
«Come ha detto che si chiama?» gli chiedo mentre lo osservo slacciarsi il giubbotto nero, probabilmente scelto dalla madre al mercato, e poi sedersi.
«Piero» risponde con un sorriso.
I denti agli angoli sono giallastri.
Orrore
[…]
«Piuttosto, ha esperienza come dog sitter?»
[…]
«Sì » risponde lui con un sorriso, come se il mio atteggiamento non lo avesse scoraggiato neanche un po’. «E faccio anche il volontariato al canile di Trezzano sul Naviglio, ci vado una volta alla settimana.»
«Be’, questo è nobile da parte sua…» dico, ma non riesco a non guardare la fittissima costellazione di punti neri che gli ricopre il naso.

Dite un po’ lettori, questo brano vi ricorda qualcosa? Ma certo, questo è un topos letterario! È quel body shaming maligno e acidulo che abbiamo già trovato ne Il buongiorno si vede dal vicino. Come in molti chick-lit di bassa lega, il ragazzo un po’ bruttino, ma tanto gentile, è solo una perdita di tempo per la (il, nel nostro caso) protagonista, che smania invece per accoppiarsi con il “GigaChad” del quartiere. Il ragazzo bruttino, come logica ed etica conseguenza, è liquidato con il disprezzo e il distacco dovuti a chi non è bello come il sole, e Siamo tutti bravi con i fidanzati degli altri segue davvero diligentemente lo schema:

Mi alzo di scatto dal tavolo, con Gilda ben salda tra le mie braccia, e dico: «Bene, le farò sapere».
Lui sorride imbarazzato, riprende il suo giubbotto che sa di unto, ed esce dal bar.

Mi ricordo mutande verdi

In seguito, Filippo riesce ad abbordare il meritato belloccio, tale Diego: sì, sì, la trama, la scrittura… non c’è tempo da perdere a questo punto della storia, perciò Filippo offre a Diego il lavoro e se lo porta a letto. Tutto nella stessa sera.
Diego però è bisessuale, e non si accontenta di Filippo: si prende anche Bea. In verità si prende Bea perché Bea si offre: sì, la ragazza sembra vivere in modo semplificato, infatti incontra casualmente il belloccio sulla strada di casa e gli propone subito di visitare il suo letto.

Tutti e tre si prendono la gonorrea. Sì, perché per Filippo i denti giallastri e i punti neri sono delle schifezze da emarginare, ma lo scambio di fluidi corporei con sconosciuti (per dirla alla Veltroni) senza alcun tipo di protezione è fichissimo. Non temete lettori, la gonorrea non è una svolta tragica: nel mondo Zorzi è in pratica l’equivalente sexy di un banale raffreddore. Anzi, Filippo trova perfino esilarante che la sua amica Bea si sia comportata da untrice, infettando anche un altro ragazzo, stavolta un poveraccio squattrinato ovviamente messo alla berlina:

Ma più penso a quel tizio, che nella mia mente non ha neanche un volto, immaginandomelo nel momento in cui scoprirà lo slime verde sulle mutande, e più mi viene da ridere. […]
Io riesco soltanto a dire: «Sa… Sandro…!».
Nuova occhiata interrogativa.
«Ma Sandro chi?» fa Bea.
«Il… tipo del… kebab… ah, ah, ah!», e ora sto ridendo talmente tanto che mi picchio i pugni sulle ginocchia.

Filippo e Bea, dopo aver scoperto che Diego è un satiro, decidono di vendicarsi del belloccio facendogli uno scherzo. Non andrò oltre con la trama, perché sono davvero vostra amica, lettori. No, non perché non voglio rovinarvi la sorpresa, ma perché Siamo tutti bravi con i fidanzati degli altri continua con un intreccio persino più palloso delle storie di Forum. E poi avete già dati a sufficienza per trarre tutte le conclusioni del caso.

Sarah Jessica Zorzi

Ebbene, che cosa abbiamo imparato? Il linguaggio squallido di Siamo tutti bravi con i fidanzati degli altri si adegua effettivamente ai personaggi, altrettanto squallidi, solo che Zorzi non è evidentemente consapevole di tutto questo squallore. Sembra anzi che il nostro autore sia convinto di aver dato vita a un personaggio adorabile e impertinente, un esteta moderno, una Carrie Bradshaw col pomo d’Adamo. Come un bambino durante la freudiana fase anale, Zorzi guarda con orgoglio la sua creatura brutta e puzzolente, e la descrive con soddisfazione…

[Parlando di Instagram] Io sono più il tipo che posta paesaggi, e che di rado si mostra: se capita è perché sono venuto particolarmente bene in foto. […]
Per non parlare di quante stories fa Bea, manco fosse una influencer. A dir tanto arriva a ottocento follower. Ne ho più io che non posto praticamente niente.

Fino adesso hanno ascoltato tutto quanto col fiato sospeso. D’altronde io sono un giornalista, un affabulatore coi fiocchi, non poteva essere altrimenti.

Ogni volta che da Repubblica, dove si trova la redazione del mio giornale, torno a casa, mi tocca percorrere tutta via Castaldi. E questo significa arrivare nel fulcro della vita gay milanese […]
Vuoi allora che non incontri almeno una persona che conosco?
E vuoi che quella persona non mi inviti a prendere uno spritz?

Filippo è magnifico, superiore a tutti gli altri personaggi per grazia e per intelligenza. Proprio come Omero Romeo, non è vero? A ben guardare, infatti, anche Zorzi ha architettato una trama insulsa la cui vera natura è quella di essere un riflettore sempre puntato sulle meraviglie del protagonista, alter ego del suo creatore. In particolare, c’è un momento di Siamo tutti bravi con i fidanzati degli altri in cui il delirio di onnipotenza di Zorzi raggiunge l’orgasmo.

Tutti “froci” con il mmm degli altri

Filippo, nel corso del romanzo, precisa di odiare il “politically correct”, motivo per cui si sente libero di deridere chi gli pare e piace. E in modo davvero odioso. Questo però va bene finché è lui a denigrare gli altri, guardandoli dall’alto in basso.
Infatti, quando al colloquio per aspiranti dogsitter si presenta una donna che usa la parola “froci”, Filippo perde completamente la brocca:

[…] al nostro tavolo passa un ragazzo. […] ha al guinzaglio due barboncini […].
Mi lancia uno sguardo e già capisco la sua appartenenza all’affollato club dei “PPP”.
Evidentemente lo capisce anche Caterina, che si lascia scappare: «Ma com’è che questi froci hanno tutti quanti dei barboncini?»
Mi alzo in piedi.
[…]
Anche Caterina si alza.
«Quando me la porti, allora?» col sorriso di chi si sente il lavoro in tasca.
[…]
«È già tanto se non le porto una querela» dico a voce bassa, come trattenendomi dall’esplodere. «Se ne vada!»

Bene, possiamo giudicare

Tutto chiaro, lettori? Il nostro eroe è libero di prendere in giro chi vuole e come vuole, ma non è assolutamente ammissibile che qualcun altro prenda in giro cose che potrebbero associarsi al nome di Filippo. Appunto, lo spiacevole incidente si chiude con una pletora di omaccioni che vendicano prontamente Filippo, trascinando via l’omofoba ormai trasfigurata in un mostro con la “bava alla bocca”:

Ecco, ora chiamo davvero la polizia. Ma non ce n’è bisogno, perché siamo a Porta Venezia, il sultanato gay milanese, e attorno all’omofoba si crea una folla. Alcuni la afferrano per le spalle per trascinarla fuori dal locale, mentre lei, quasi con la bava alla bocca, sbraita […].

E questo è tutto, lettori. Bello, vero? Certo, dovete farvelo piacere, perché questo è ciò che passa l’editoria, dovete farvi piacere l’amarezza che si prova leggendo Siamo tutti bravi con i fidanzati degli altri. Io in ogni caso vi consiglio di leggere questo libro: non perché offra uno spaccato attendibile dell’amore omosessuale, sia chiaro, ma perché rende evidente che ormai il lettore è buono soltanto per farsi quattro risate. All’editoria (a una certa editoria, almeno) servono lettori perché in questo mondo qualcuno dovrà pur essere preso per il… mmm, no? E se scoprire questa verità è ciò che vi serve in questo momento, io vi auguro una buona lettura!

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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