Ritorno dall’India – Abraham B. Yehoshua

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In sintesi:

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Dunque era proprio così: ogni volta che la incontravo, dovevo ricominciare da capo? Dunque tutto ciò che c’era fra noi era tutto contro natura, incompatibile alla vita, visto che ogni volta spariva svaporando, come se non fosse abbastanza consistente per esistere?

Protagonista: il mistero

Abraham “Boolie” Yehoshua è uno degli autori israeliani più amati: alternando generi e variando stile, riesce ad offrire ai suoi lettori racconti ideologicamente impegnati e storie ordinarie dalla trama semplice, senza mai scadere nel banale, nel “già visto”.

Ritorno dall’India, edito nel 1997, è una storia piana, dall’intrigo semplice ma accattivante: il protagonista è Benji Rubin, giovane medico e aspirante chirurgo. Benji è costretto ad accompagnare il direttore dell’ospedale dove lavora e sua moglie in un rapido viaggio in India, per curare la loro figlia malata di epatite.
In un classico romanzo sarebbe scoccata la scintilla tra il giovane medico premuroso e l’affascinante figlia ribelle del direttore dell’ospedale; ma qui il vero protagonista non è il personaggio, ma il mistero, la casualità che domina la sua e le nostre vite. Così Benji rimane indifferente alla bella ragazza, e si innamora invece della di lei madre. “Non ha niente di bello”, dice Benji mentre pensa a questa donna molto più grande di lui, e anche quando riesce a sedurla, il suo sguardo si sofferma spesso sul suo ventre rotondo e un po’ flaccido. È un amore assolutamente irragionevole, e Benji, medico pragmatico, figlio obbediente, uomo ligio al dovere, cerca di darsi una spiegazione di questa passione stramba, tenta di analizzare, senza riuscire a darsi una risposta razionale.

Impossibile, dunque capire

Infatti Ritorno dall’India non è la storia tormentata di un amore impossibile, ma è la storia di chi cerca di sottrarsi all’amore impossibile, di spiegarlo e di capirlo. Per questo il romanzo è ampiamente descrittivo, ogni moto dell’animo viene analizzato, ogni mutamento riportato, ogni dettaglio presentato. Benji non si nasconde, la sua anima è nuda e sincera davanti a noi.

E tuttavia, la scrittura è fluida: nonostante il ritmo sia così lento e le descrizioni così minuziose, non si viene sopraffatti dalla noia e dall’insofferenza durante la lettura. Yehoshua riesce a farci empatizzare con Benji, al punto che finiamo per arrovellarci sulle sue stesse domande, e grazie alle sue tecniche stilistiche (come quella di iniziare le frasi con una congiunzione) riesce a rendere coeso e fluido l’intero testo, tanto che l’esperienza della lettura può essere comparata alla piacevole sensazione di chi naviga, lento ma deciso, sulle calme acque del Gange.

No, impossibile capire

Nonostante il romanzo sia, come detto, molto introspettivo e nonostante il protagonista si interroghi continuamente sull’amore e sull’anima, non si arriva mai a una risposta definitiva. Non solo Benji non riuscirà a spiegare i suoi sentimenti, ma scoprirà infine di non conoscere realmente la donna amata, i suoi bisogni e desideri più profondi. I personaggi si muovono in tondo, cercando di raggiungere un fine, per poi scoprire di aver imboccato la strada sbagliata, e “di dover ricominciare tutto da capo”, in un movimento ciclico e casuale, senza una conclusione e senza un inizio.
Ci si arrende allo scarto irriducibile del mistero, unica vera forza che muove i destini degli umani inconsci.

Ve lo consiglio senza riserve, buona lettura!

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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