Quel che stavamo cercando – Alessandro Baricco

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In sintesi:

quel che stavamo cercando libro privato di alessandro baricco edito da feltrinelli

Adesso possiamo anche scegliere di considerarla, per opportunismo, come una semplice emergenza sanitaria. Ma come non capire, invece, che è un urlo?

Cercavamo Baricco?

Karl Jaspers sosteneva che molti grandi filosofi, profeti e santi dell’antichità fossero vissuti in un periodo straordinario, da lui chiamato “Periodo assiale”, un momento decisivo nella storia intellettuale dell’uomo. Il Periodo assiale, sei secoli in tutto, vanta figure come Confucio, Buddha, Elia, Parmenide, Zoroastro. Noi viviamo nel Ventunesimo secolo dopo Cristo. Il Ventunesimo secolo vanta Alessandro Baricco.
Ci siamo accorti tutti della pandemia Covid-19, ma Alessandro Baricco ha deciso di rincorrerci e di spiegarci che cos’è questo evento nefasto. Come? Ha portato una lieta novella, trentatré frammenti che insieme formano un libro intitolato Quel che stavamo cercando.

Sensi unici alternati

Questi “frammenti” filosofeggianti sono proprio dei frammenti, ma lo sono al modo delle squame di pelle che compongono la polvere delle case: Alessandro Baricco si è dato da fare per raccogliere un po’ di residui morti di pensiero, caduti e depositatisi sui pavimenti dei salotti che frequenta e, con tali residui, ha fatto un impiastro trattenuto da una copertina.
Anche se il testo è unitario, in teoria ciascun frammento è indipendente dall’altro: un senso dovrebbe sempre emergere. Tuttavia, la maggior parte dei frammenti è così ermetica che le interpretazioni sono troppe e il senso semplicemente evapora; inoltre, la forma del testo è simile a una strada su cui siano stati posti segnali a casaccio, col risultato che il povero automobilista deve temere, a ogni metro percorso, una multa salata.
Consideriamo un esempio.
Il frammento 0 dice, separando coraggiosamente il soggetto dal verbo:

[…] Ciò che un epidemiologo decide di chiamare pandemia, è una pandemia.

Il successivo frammento 1 sembra riferirsi a quanto appena riportato:

ma in realtà bisognerebbe provare a comprendere la Pandemia come creatura mitica. […]

Troviamo un’avversativa che dovrebbe chiarire un po’ il frammento 0: bene, l’avversativa che cosa avversa? La decisione di chiamare qualcosa “pandemia”? Il fatto che la cosa chiamata “pandemia” sia una pandemia? La minuscola delle due occorrenze di “pandemia” nel frammento 0? Non si sa. Possiamo però stare tranquilli, perché l’incipit del frammento 1 ricompare nel frammento 14, stavolta con un prepotente “dunque” uscito dal nulla per intimidire il lettore:

bisognerebbe dunque provare a pensare la Pandemia come a una creatura mitica. […]

Un’alternativa al nulla

C’è però un trucco. Il percorso lineare da 0 a 33 non è l’unico: il saggio non è inedito, è stato pubblicato inizialmente su un sito interamente dedicato ad esso e, su tale sito, cliccando alcuni suggerimenti si possono scoprire delle concatenazioni alternative approvate da Alessandro Baricco. Certo, il testo da sé non dà modo di trovare esattamente queste vie traverse, o si usa il sito o niente. Ma va bene, proviamo a vedere che cosa dice la combinazione dei frammenti 7, 13 e 27, può darsi che sia intelligente:

la resa senza condizioni al metodo scientifico ci ha resi incapaci di leggere il mito, di capire la sua produzione e perfino di dare valore alla sua presenza nella vita degli umani. […] Con gli occhi della scienza si legge un testo privo di vocali. Erano così certe scritture arcaiche, poi rivelatesi insufficienti a dire il mondo.

la Storia è quanto riusciamo a pronunciare delle nostre premonizioni. […] La Storia è un urlo. Chi non sente l’urlo, non può ascoltare, e quindi si limita a guardare. Quel che appare a quella sordità è un detrito muto: i nomi sanciti dalle scienze. I nomi della scienza sono le conchiglie che rimangono nella sabbia quando l’onda del Mito si ritrae attratta dai campi magnetici delle maree.
Virus: molluschi.

E naturalmente montava ormai da tempo la necessità di sottoporre l’intelligenza novecentesca a un definitivo stress test, che ne scoperchiasse l’obsolescenza. […]

Be’… è tutto ciò che posso dire. Non ho riportato integralmente i frammenti in questione, ma credetemi, il significato complessivo non perde nulla (non essendoci). Ci tengo anche a far notare che le minuscole dopo i punti fermi non sono una mia idea: sono così nel testo e probabilmente comunicano qualcosa, qualcosa che moltiplica il nulla del significato totale. Bella anche la deduzione “chi non sente l’urlo, non può ascoltare”, impeccabile.

Polmonite: contro il logorio della vita moderna

Avrete capito a questo punto che ci vuole coraggio a dire sensato Quel che stavamo cercando.
Il pesciolino d’argento è coraggioso, in effetti, e con un certo sforzo è riuscito a trovare per voi lettori ciò che sembra essere il messaggio principale del libro.
Alessandro Baricco crede che la pandemia sia una creatura mitica, cioè uno dei “prodotti artificiali con cui gli umani pronunciano a se stessi qualcosa di urgente e vitale”. Traduzione: la pandemia è una cosa fatta dall’uomo per soddisfare esigenze dell’uomo. Non avete ancora capito? Fatevene una ragione, tanto non troverete alcun argomento a sostegno di questa “tesi”: il frammento 1 semplicemente la introduce e altri frammenti la ripetono. Tutto ciò è possibile perché Alessandro Baricco, per questo libro classificato come “saggio”, ha inventato un nuovo modo di argomentare: si limita a sminuire alcune possibili obiezioni, ribadendo poi la sua posizione con la sacra tecnica chiamata “congiunzioni e avverbi messi a mentula canis”. Una prova? Questo brano è tratto dal frammento 9:

L’inconscio è una creatura mitica di questo tipo. Non è evidentemente un fatto […]. Tuttavia, chiedersi se esiste davvero è una domanda infantile, e comunque mal posta. Poiché è un mito, fa parte del nostro sistema di realtà.

Capito? È così, punto. Voi lettori dovete semplicemente abbeverarvi alla fonte e non pretendere niente.
La teoria della pandemia è quindi “sviluppata” in altri passi del libro e qui cerco di presentarvela nel modo più intelligibile:

Poiché la Pandemia è una produzione mitica, sappiamo con certezza […] che una quantità enorme di decisioni molto reali prima l’ha resa possibile, poi quasi invocata, poi generata definitivamente. […] è quasi leggibile una sorta di volontà maggioritaria, di corrente dominante, che da tempo stava defluendo in una direzione molto chiara.

[…] tra le correnti di desiderio che hanno spinto quella figura mitica fino alla superficie […] una delle più forti è stata proprio questa: il bisogno spasmodico di fermarsi.

Dai frammenti 16 e 23 capiamo che la pandemia è la manifestazione fisica di un inconscio desiderio collettivo: voglia di prendersi una vacanza, insomma. Questo, però, non è l’unico motivo scatenante della pandemia. Il frammento 28 è, per così dire, “illuminante”:

[…] la Pandemia ha versato fuori dal creato gli anziani per primi […]. Per quanto possa sembrare atroce, è lecito pensare che nella costruzione di una simile immane figura mitica abbia inciso una diffusa e inconsapevole convinzione che si vive troppo a lungo. O un astio diffuso per generazioni che non lasciano il passo a nessuno.

Causa profonda, vera, dell’emergenza Covid-19 è il desiderio dei giovani che inconsapevolmente odiano i vecchi, in poche parole. Che dire? Sono convinta che per qualcuno, soprattutto fra gli scrittori sessantaduenni, può essere una spiegazione più convincente di quella che tira in ballo mutazioni genetiche e discutibili abitudini igieniche e alimentari.

Abbecedario Baricco

Grossomodo, questo è ciò che intende comunicare il libro. Tanto dovrebbe bastare perché anche l’editore, e non solo il lettore, provi imbarazzo, ma teniamo conto che oltre a ciò che si comunica c’è anche il modo in cui si comunica.
Già vi ho dato qualche anticipazione: Quel che stavamo cercando ha una grammatica sua e precetti di stile suoi. È un oggetto che sta al di fuori della letteratura di un popolo civile, ed effettivamente è stato pensato come il prodotto di un “nuovo format”, inscindibile dal sito internet di cui ho già parlato. Ciò perché anche la sua forma puramente virtuale, nelle intenzioni leggibile solo da smartphone, è parte del senso del libro: secondo Alessandro Baricco, questo saggio è un superamento del saggio, dell’idea tradizionale di libro fatto di carta, di pagine, di capitoli. Bene, anche nelle versioni ebook e cartacea, coerentemente pubblicate un paio di mesi dopo l’uscita ufficiale su internet, troviamo tutte le dritte per comporre noi stessi un libro che sia una gran rottura… di schemi.
Abbiamo già capito che la legge 898/70 vale anche per i soggetti, i quali possono tranquillamente divorziare dai verbi; dobbiamo poi ricordarci che le frasi telegrafiche sono belle e che abusarne è giusto, come ci insegna il frammento 24:

[…] La verità è che è sempre tutto come prima, solo un po’ più pulito.
Bisognava riuscire a pronunciare quanto questo sia intollerabile, alla lunga.
Trovare una figura mitica dove scriverlo.
A qualsiasi costo.

Che cosa credete fare? Non vorrete mica rendere chiari i soggetti, usare adeguati tempi verbali ed evitare espressioni ingarbugliate? È vecchiume, il trend del “Game” è la fusion, prendete nuovamente il frammento 14 e studiatelo bene:

[…] È [la pandemia] la deflagrazione di una figura mitica, a una velocità e con una potenza che ha lasciato tutti sconcertati. A molti, non a caso, ha ricordato l’esperienza della guerra: le circostanze pratiche erano completamente differenti, non si sparava un solo colpo, non c’erano nemici, eppure quel che la gente ha registrato è che, nella memoria, l’unico altro evento che avesse avuto quella inarrestabile efficacia pandemica era la Guerra. Stava allineando istintivamente la Pandemia alle altre grandi creature mitiche […]

Un chilo di poesia appena pescata

Poi c’è la questione della poesia. Be’ la poesia non si può insegnare, bisogna sentirla, bisogna avere il gene della poesia: Alessandro Baricco sicuramente ce l’ha il gene, e se non potrete mai arrivare al suo livello, forse vi è concesso di provare a imitarlo, lettori. Ad esempio, potete provare a farcire le vostre composizioni con sinestesie e antitesi atroci o banalissime, come “sordo vortice” o “pensare l’impensabile”. Ma per capire più trucchetti, ecco l’intero frammento 8, il più lirico del saggio:

i nomi della scienza sono le conchiglie che rimangono nella sabbia quando l’onda del Mito si ritrae attratta dai campi magnetici delle maree.
Virus: molluschi.

Appuntatevi: fare orribili esperimenti genetici sulla poetica del correlativo oggettivo; termini scientifici, perché sono sempre una sciccheria, anche se la scienza è cattiva e incapace; maiuscole, perché sottolineano l’immensità e il misticismo (quindi non “ieri mi sono fatto un panino”, ma “ieri mi sono fatto un Panino”); il mare; metafore ardite e immaginifiche, piacevoli per gli occhi e per le orecchie (virus: molluschi non potete usarla, ma se volete vi regalo “muffe: lanugine dell’ombelico”).
Bello questo frammento 8, vero? È così cacofonico e sgraziato che meritava sicuramente di essere riproposto nel già citato frammento 13.

Questo è tutto, lettori. È tutto nel senso che non ho più parole, Quel che stavamo cercando mi lascia di stucco, per il (non)senso, per lo stile e per l’inesauribile capacità di autosabotaggio che dimostra l’attuale panorama editoriale italiano.
Ve lo consiglio, però, perché nel nostro Paese il peyote è ancora illegale: se volete provarne gli effetti senza rischiare la galera, meditate sui frammenti di Quel che stavamo cercando
Se lo farete, magari in compagnia della ragazzina/elfo del frammento 26, io vi auguro una buona lettura!

 

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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Una risposta

  1. Paolo Giovanni D'Amato ha detto:

    Saggi come questo sono il migliore incentivo per continuare a leggere i miei classici, e se questo significa essere demodé, viva il demodé.