Piranesi – Susanna Clarke

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In sintesi:

piranesi romanzo di susanna clarke edito da fazi editore

Forse stare insieme agli altri è proprio così. Forse anche le persone che ti piacciono e ammiri immensamente possono farti vedere il Mondo in modi che preferiresti non vedere.

Architettura e oceano

Piranesi spicca fra gli altri fantasy per una suggestiva e originale ambientazione, che pare tratta da un quadro di Dalì.

Protagonista eponimo e voce narrante della storia è appunto Piranesi, un uomo che vive nel mondo assurdo creato da Susanna Clarke, un mondo, per intenderci, “dove oceani e architettura [sono] fusi insieme”. Avete capito bene, lettori, i paesaggi in cui si muove Piranesi non sono fatti di valli, di fiumi o di montagne, sono bensì costituiti di colonne, scale, corridoi e saloni, elementi che sembrano ripetersi all’infinito:

Sono deciso a esplorare tutto il Mondo che mi sarà possibile finché sono in vita. A questo scopo, ho viaggiato verso ovest fino al Novecentosessantesimo Salone, verso nord fino all’Ottocentonovantesimo Salone e verso sud fino al Settecentosessantottesimo Salone. Mi sono arrampicato fino ai Saloni Superiori dove le Nuvole si spostano in una lenta processione e le Statue appaiono all’improvviso dalla Nebbia.

All’interno di questo immenso universo a forma di edificio, l’oceano invade con le sue maree le stanze, gli uccelli volano per i saloni, le nuvole transitano per i corridoi: in un certo senso è un ambiente surreale e disturbante, in cui però Piranesi riesce a muoversi con la destrezza di Tarzan nella giungla.

Ma chi è davvero Piranesi, come è arrivato in questo luogo, da lui chiamato “la Casa”? Be’, nemmeno Piranesi lo sa, perché ha perso la memoria. Come un Robinson Crusoe affetto da amnesia, Piranesi vive in una sorta di stato brado ed esplora continuamente la Casa, si spinge in lungo e in largo per conoscerla completamente. Tutto ciò che scopre lo appunta sui suoi diari.

Ogni martedì e venerdì riferisce le sue ricerche. Oh, scusate, non ve l’avevo detto: Piranesi non è l’unico abitante della Casa. Oltre a lui c’è un uomo distinto e ben vestito, chiamato… “l’Altro” proprio da Piranesi, il quale sembra essere per natura molto pragmatico. E non è soltanto l’Altro a tener compagnia al nostro protagonista, sparse per la Casa ci sono tredici persone e Piranesi deve prendersi regolarmente cura di loro, offrendo cibo e acqua. Non che le attenzioni e gli scrupoli di Piranesi siano fondamentali: queste tredici persone sono in realtà scheletri spogli, appartenuti a chissà chi.

Forse state pensando che il tempo nella Casa sia scandito da compiti assurdi e in fin dei conti oziosi, però non tutti sono come la cura degli scheletri: anzi, la vita nella Casa è molto impegnativa, bisogna accumulare alghe secche da bruciare in inverno, calcolare bene i giorni di marea per evitare di essere sommersi… Ma su questo avete ragione, in fondo vige una certa noiosa monotonia.
A un certo punto, però, l’Altro annuncia l’imminente arrivo di una nuova persona nella casa, la sedicesima, e Piranesi, capite, non sta nella pelle dall’emozione. Prima ancora delle presentazioni, già ha pensato a un nome: “16”. Niente da fare, Piranesi ha la stessa fantasia del tenente Colombo, in fatto di nomi. Ecco un colpo di scena! L’Altro si premura di mettere in guardia l’ingenuo Piranesi: 16 non è innocuo, è malvagio, e tenterà di far impazzire Piranesi per poi fargli del male.

Ciononostante, il nostro protagonista non resiste alla tentazione di conoscere la sedicesima persona. Contravvenendo alle raccomandazioni dell’Altro, viene a contatto con 16, il quale dopotutto non sembra affatto un soggetto pericoloso.
L’Altro è in ogni caso riuscito a spaventare quanto basta Piranesi: quest’ultimo, per mitigare il rischio impazzire, inizia a leggere più attentamente i suoi diari, scoprendo così che qualcosa non torna. Non ricorda di aver scritto certi passi e inoltre alcune pagine sono state strappate a sua insaputa. La pazzia ha già fatto breccia?
Per Piranesi è davvero arrivato il momento di scoprire qualcosa di più sulla Casa, sull’Altro, su 16 e, soprattutto, sulle cause che l’hanno portato dove si trova.

Rovinismo 2.0

Benché Piranesi sia un romanzo originale, dovete notare che accoglie nelle sue pagine parecchie suggestioni letterarie e artistiche. Oggi più che mai siamo nani sulle spalle di giganti, e Susanna Clarke non fa eccezione.

Vi sarete sicuramente chiesti come mai la Clarke, inglese, utilizzi un nome italiano per il suo protagonista.
Ebbene, “Piranesi” non è un nome casuale. Fa infatti riferimento a Giovanni Battista Piranesi, un incisore veneto del Settecento, le cui opere si caratterizzano per un’architettura labirintica e impossibile, anticipando di un paio di secoli le visioni di Escher.
Non è finita qui. Il nome di Giovanni Battista Piranesi è legato alla corrente artistica del rovinismo: amava infatti rappresentare le rovine abbandonate di antiche civiltà.
Vi è già tutto chiaro, scommetto. La Casa contiene statue, vestiboli, absidi… insomma, tutti gli elementi tipici dello stile architettonico classico, ed è però sopraffatta dalla natura: le stanze sono soggette alle maree e le bellissime statue, ricoperte da guano, fungono da dimora per gli uccelli…

Mi sono guardato intorno. I nidi dei gabbiani erano abbarbicati sulle Spalle delle Statue e accalcati sui Plinti; ce n’era uno incastrato fra le Zampe della Statua di un Elefante e un altro in equilibrio sulla Corona di un Anziano Re.

Ecco perché l’Altro chiama “Piranesi” il protagonista: è una presa in giro, perché “Figlio della Casa”, Casa che appunto sembra essere uscita direttamente da un’incisione del vero Piranesi.

Di quale civiltà la Casa rappresenta la rovina? In realtà nella Casa non ci sono le vestigia di una civiltà specifica, essa, nella sua interezza, è piuttosto da considerarsi come metafora del passato dell’uomo.
Nel corso del romanzo, si scopre infatti che la Casa nasce in seguito all’allontanamento dell’uomo dalla natura, la quale converge poi le proprie energie in un’altra dimensione:

Infine, gli Antichi hanno smesso di parlare al Mondo e di ascoltarlo. Quando questo è accaduto, il Mondo non si è semplicemente chiuso nel silenzio, è cambiato. Quegli aspetti del mondo che erano stati in costante comunicazione con gli Uomini – che li si chiami energie, poteri, spiriti, angeli o demoni – non avevano più un luogo né un motivo per restare e, così, se ne sono andati.

Un buonissimo selvaggio

La Casa esercita la propria influenza su Piranesi, che dimentica il mondo da cui proviene e regredisce allo stato di “selvaggio”.
Emerge qui chiaramente un’altra suggestione, questa volta letteraria: il primitivismo, ovviamente con il mito del buon selvaggio.
Piranesi ha perso la memoria e in lui la “civiltà” è scomparsa. Ma il nostro protagonista non diventa per ciò un barbaro violento, istintivo e spietato, si rivela invece ingenuo, sinceramente buono e davvero incapace di fare del male. Non intende nuocere neppure a 16, che in teoria dovrebbe essere per lui un pericolo:

«Perché la minaccia è talmente terribile che l’unica opzione che abbiamo è quella di eliminare completamente 16».
«E come?».
Per tutta risposta, l’Altro si è puntato due dita alla testa imitando una pistola e ha prodotto il suono: Bum!
Sono rimasto di sasso. «Non credo che potrei uccidere una persona, per quanto possa essere malvagia», ho detto. «Anche i malvagi meritano la Vita. […]».

Aver dimenticato le strutture sociali, la burocrazia e l’economia non ha rovinato Piranesi, l’ha invece fatto tornare a uno stato di innocenza. Questa genuina bontà consente a Piranesi di comunicare con la Casa (cioè con la natura) e con le sue creature: aiuta per esempio una coppia di albatri a fare il nido e riesce a dedurre una profezia dal volo degli uccelli.

L’associazione fra selvaggio e bontà è tanto più evidente nel momento in cui Piranesi inizia a riacquistare la sua memoria. A questo punto il Piranesi “civilizzato” riaffiora dagli abissi dell’oblio, e, per la prima volta, il protagonista rivela il suo lato più violento e vendicativo:

Avrei potuto aspettare fino a giovedì, arrampicarmi su un Punto Alto, al sicuro dalle Acque, e avrei potuto vederlo Distrutto. Sì! È questo che voglio adesso! […] Lo legherò alle Statue del Secondo Salone Sud-Occidentale. Resterà legato per due giorni. E soffrirà le pene dell’inferno sapendo che sta per arrivare l’Inondazione.

Il punto di vista amnesico di Piranesi

A rendere interessante Piranesi non è solo l’originale rielaborazione di vecchi temi letterari e artistici, ma anche la decisione dell’autrice di raccontare la storia attraverso il punto di vista del protagonista.

Piranesi è di fatto un prigioniero che non è consapevole della sua condizione. E, quasi come fosse affetto da una specie di sindrome di Stoccolma, il suo sguardo indugia con affetto e ammirazione sugli elementi della Casa, mostrandone tutta l’onirica e surrealistica bellezza. Un esempio è dato dal brano in cui descrive i saloni invasi dai coralli:

Sebbene adesso i Saloni Corallo siano asciutti, sembra che una volta siano stati inondati per un lungo periodo dalle Acque del Mare. È cresciuto il corallo che ha cambiato in modi strani e inattesi l’aspetto delle Statue. È possibile vedere, per esempio, una Donna incoronata di coralli, le sue Mani trasformate in stelle o fiori. Ci sono Figure con corna di corallo, o crocifisse su rami di corallo o trafitte da frecce di corallo. C’è un Leone intrappolato in una gabbia di corallo e un Uomo che tiene in mano una Scatolina. Il corallo è cresciuto con tale abbondanza sul suo Lato Sinistro che una metà di lui sembra divorata da fiamme rosso-rosa, mentre l’altra metà è intatta.

Insomma, Piranesi ci parla con entusiasmo della Casa, senza però rendersi conto che è un luogo tanto affascinante, quanto disturbante. Il suo punto di vista amnesico e inconsapevole cala il lettore in un’atmosfera inquietante e claustrofobica, in cui la tensione psicologica si accompagna sempre di pari passo al sublime.

Nessun dubbio, Piranesi è, per tutto questo, un libro avvincente e totalizzante. E dunque, se avete voglia di vivere un sogno ad occhi aperti, è l’ideale.
Sono sicura che se vi lascerete sedurre dalle sue atmosfere, farete davvero una buona lettura!

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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