Per un’organizzazione che cura – Letizia Espanoli

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In sintesi:

per una organizzazione che cura anziani

Violenza non è solo essere colpiti o derisi; violenza è la non qualità della Cura: è una tazza di tè a merenda; è vivere ammassati in ambienti troppo piccoli oppure sentirsi persi in cattedrali senza punti di riferimento; è sentirti urlare «apri quelle gambe» o «sta’ ferma»; e tanto, troppo, altro ancora.

Ti spacco la faccia con la mia indifferenza

Ai giorni nostri la violenza, lo sappiamo, non è solo fisica: complici i nuovi mezzi di comunicazione, essa è verbale, è emotiva, è psicologica.

In questo saggio ci si occupa di un particolare tipo di violenza, quella verso gli anziani indifesi che vengono affidati alle cure delle organizzazioni sociosanitarie.
I dati su queste organizzazioni sono infatti allarmanti: da gennaio 2017 ad agosto 2018 ben il 29% delle strutture sottoposte ai controlli dei Carabinieri è risultata non conforme.

Ripensare gli schemi

Constatando i problemi del settore, Letizia Espanoli, autrice di questo saggio, studia e mette a punto il Sente-mente, un nuovo modello organizzativo terapeutico che si propone di non escludere l’empatia, la bellezza e l’umanità nella cura degli anziani.

Per un’organizzazione che cura esamina dunque tutti i punti deboli delle organizzazioni sociosanitarie e propone per ciascuno di essi una soluzione. Soprattutto, si esorta il personale, spesso costretto a lavorare in condizioni indubbiamente stressanti e demotivanti, a non lasciarsi andare, a non arrendersi, e ad attuare dei cambiamenti a partire da piccoli gesti.

Il degrado è un lento scivolare etico, organizzativo, di perdita di interesse. Non lo vedi subito. Oggi non è grave smettere di fare qualcosa di importante, domani nemmeno; ma probabilmente tra un anno quell’abitudine sarà diventata «visibile» e racconterà la storia delle tue scelte. […] Il tuo futuro migliore inizia solo quando assumi la responsabilità delle scelte che hai o non hai fatto nel passato e inizi a compiere azioni nuove.

Parlando dell’Olocausto, Heinrich Böll diceva che “il segreto dell’orrore sta nel particolare”: la violenza, cioè, non si rivela solo in maltrattamenti evidenti a tutti, ma anche nell’assenza di gentilezza e cortesie, che conduce poi all’aperta aggressività.

Uno sforzo per il bene

Compito di chi si prende cura dell’anziano (o di qualsiasi altro individuo la cui salute gli è stata affidata) è quello di non abbandonarsi al climax di violenza, ma anzi di opporvisi con la forza di “piccoli” gesti e accortezze.

Un “piccolo” gesto consiste ad esempio nell’abolire la trascuratezza nelle relazioni con i propri assistiti: chiamarli con il loro nome, festeggiare il compleanno esattamente il giorno in cui sono nati, interessarsi ai loro gusti, ai loro bisogni, alle loro paure. Smettere, in conclusione, di considerarli delle persone finite, spacciate ed assenti, dei semplici “morituri”, o anche solo come meri “oggetti di lavoro”.

Rivelando un ottimismo energico e contagioso, l’autrice motiva i suoi lettori a non adeguarsi alla sciatteria con cui molti, troppi, eseguono il proprio lavoro, e invita ad impegnarsi nella missione di aiuto al prossimo, con determinazione e umanità.

Non è una lettura da ombrellone, ma…

Sebbene il saggio sia evidentemente rivolto a personale ed organizzazioni sociosanitari, penso possa interessare, in virtù della sua scorrevolezza e dell’importanza del suo messaggio, a un pubblico molto più vasto: imparare a guardare alla persona non come un cliente amorfo al quale prestiamo un servizio, ma come un essere umano, con il proprio vissuto, il proprio bagaglio di ricordi e di emozioni, è una lezione sempre utile e attuale, e che può solo migliorare il mondo in cui ci muoviamo.

Buona lettura!

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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9 risposte

  1. flavia ha detto:

    purtroppo anziani e bambini possono risultare facili obiettivi di violenza perchè più deboli e silenziosi. Mi manda in bestia e mi sa siffrire tantissimo. Giusto parlarne e pretendere che le cose cambino

  2. sheila ha detto:

    5 anni. per 5 anni ho accudito mia suocera che dopo un grave problema cerebrale non è più stata autosufficiente. Ero incinta di mia figlia all’epoca e ho preferito prenderla in casa per non rovinare i rapporti con il mio stretto nucleo famigliare. E’ stata una scelta difficilissima, pazzesca e dolorosissima la mia. Avere una persona in casa con gravi disabilità ti risucchia anima e corpo ma se si vuole bene a qualcuno si fa. Nel mio caso sono riuscita ad accudirla per cinque lunghissimi anni quando le previsioni di vita erano di uno o due al massimo. chiaramente non ero sola ma c’erano oss che la lavavano e imboccavano due volte al giorno e le infermiere dell’ospedale che in base ai problemi che aveva venivano a casa mia ogni due o tre giorni per medicazioni e cambi terapie. Ma la vita mia e della mia famiglia ha cominciato a ruotare intorno a mia suocera e non viceversa. L’organizzazione di queste situazioni è davvero fondamentale o si rischia di andare fuori di testa. molto utili questi consigli, io li ho imparati sulla mia pelle e nella mia testa man mano che i mesi passavano e le situazioni si stabilizzavano.

  3. M.Claudia ha detto:

    Non conoscevo questo libro che tratta un argomento purtroppo sempre molto attuale. Grazie per avermelo fatto scoprire

  4. mary pacileo ha detto:

    penso che tutti noi dovremmo cercare di non avere dei comportamenti violenti, questo libro ci può aiutare

  5. fiorella ha detto:

    questo è un argomento verso il quale provo rabbia e sofferenza allo stesso tempo..

  6. mara m ha detto:

    un argomento attuale la violenza e ancor di più il non rispetto che conduce alla sopraffazione e alla violenza..però non ho compreso il dire che “una tazza di t+ a merenda” è violenza…io amo il tè a merenda 🙂

  7. Amalia ha detto:

    Non sopporto nessun tipo di violenza, mi fa arrabbiare tanto quando sento notizie di maltrattamento e mi chiedo perché?
    Dobbiamo tutti imparare a gestire i nostri momenti di rabbia.

  8. Silvia ha detto:

    Credo possa essere un saggio molto interessante da leggere per tutti… Saper gestire queste tipologie di violenze non fisiche, non visibili sulla superficie, ma solo dentro, nel profondo dell’anima, è un obiettivo che dovremmo porci tutti per migliorare lo stato emotivo di chi ci circonda.

  9. Luna ha detto:

    E’ un argomento che mi manda non poco in bestia anche quando riguarda i maltrattamenti in struttura dei bambini. Fortunatamente c’è l’associazione La Via dei Colori che pensa proprio a tutto questo. E’ un saggio che merita di essere letto anche al di fuori degli addetti ai lavori.
    Buona serata
    Luna