Paure medievali – Chiara Frugoni

Ti piace? Condividilo!
In sintesi:

paure medievali saggio di chiara frugoni edito da il mulino

Oggi invece lo sguardo si è ampliato, la terra non è più il solo orizzonte e lo sguardo è puntato nell’universo ma le pulsioni irrazionali sono le medesime: molte persone hanno una fede cieca negli ufo e negli alieni. Non siamo più in quel Medioevo, ma gli esseri umani sono ancora gli stessi, nascono, amano, crescono, respirano, si spaventano.

Medioevo: 476 d. C. – 2020 d. C.

Paure medievali ha preso la sua definitiva forma nel corso dell’epidemia Covid-19, in un periodo di grandi timori e incertezze: paure profonde che la civiltà contemporanea, non affrontandole da anni, aveva quasi del tutto rimosso.
Chiara Frugoni ha colto la funesta occasione per ricordarci che mezzo millennio non segna poi una gran distanza fra noi e i medievali, anche se di passi in avanti, è vero, ne abbiamo fatti molti. Tutti in fondo, oggi come allora, temiamo i pericoli, li razionalizziamo, li osteggiamo e li rifuggiamo: ma ancora nel 2020 dobbiamo essere onesti nei nostri stessi confronti e ammettere che “teniamo strette al petto tutte le paure medievali”.
Già: e quali sono queste paure?

Guglie e cattivi raccolti
Giacomo Busca, Danza macabra, Clusone (Bergamo), Oratorio dei Disciplini, 1485 (dettaglio)

Giacomo Busca, Danza macabra, Clusone (Bergamo), Oratorio dei Disciplini, 1485 (dettaglio)

Ormai si sa che gli storici hanno avuto un bel daffare a scacciare i pregiudizi sul Medioevo: certa vecchia storiografia, soprattutto di stampo anglosassone, ha marchiato per lungo tempo con aggettivi screditanti un’età invece interessante e ricca di sorprese.

Rimane il fatto, però, che il Medioevo è stato davvero incredibilmente aspro e duro, e se Il trono di spade è ciò che di più estremo siamo riusciti a immaginare, evidentemente non riusciamo a immaginare bene l’Età di mezzo.
La vita dell’uomo medievale, lo stesso uomo capace di realizzare chiese dalle guglie che ancora oggi pungono il cielo, era fragile e costantemente appesa a un filo. Un cattivo raccolto, una semplice ferita non curata, un parto complicato, un osso rotto, un batterio… cose che a noi non fanno davvero tremare le vene, allora significavano morte certa, e incutevano perciò un timore dirompente:

Un’anomalia del clima produceva subito, come scrive Jacques Le Goff, un ciclo infernale: intemperie, carestia, impennata dei prezzi, epidemia.

Ma non si temeva solo ciò che poteva uccidere: dopo la morte, ad attendere i poveri medievali c’erano gli strazianti supplizi infernali. L’inferno era qualcosa di reale, di cui nessuno dubitava, di cui gli affreschi e i bassorilievi delle chiese davano un’inequivocabile testimonianza:

Oggi, se pensiamo all’inferno ci appare come un concetto astratto e davanti a un’immagine dell’inferno dipinta o scolpita non ci sentiamo messi in gioco. Nel Medioevo invece l’inferno era un luogo assai concreto dove sarebbero tornate al mittente le malefatte perpetrate in vita. A Conques lo scultore ha raffigurato i demoni nel loro aspetto più spaventoso, così come raccapriccianti sono le punizioni inflitte ai dannati, molte delle quali, che a noi sembrano ideate solo per fare paura, sono tratte invece dal repertorio della crudele giustizia del tempo.

I cinque capitoli del terrore

Chiara Frugoni ha deciso di dedicare ciascuno dei cinque capitoli che compongono il libro a una paura specifica: la paura della morte improvvisa e della fine del mondo, della fame e della carestia, dello straniero e del diverso, delle malattie, in particolar modo lebbra e peste.

L’autrice ci offre un quadro preciso e nitido del contesto sociale, economico e culturale del Medioevo, interrogando documenti, opere letterarie e cronache. Ma le fonti privilegiate sono le opere d’arte del tempo. L’arte infatti era nel Medioevo l’efficace linguaggio con cui si parlava alle masse (si pensi all’affresco di Lorenzetti) e solo essa ha la forza espressiva sufficiente a raccontarci anche oggi atrocità e dolori. Le parole, in simili casi, sono tremendamente deboli. Ecco cosa ci dice a tal proposito il cronista Agnolo di Tura riguardo riguardo la peste che colpì Siena nel 1348:

[…] non so da qual lato cominciare la crudeltà che era a modi dispiatati [spietati], che quasi ognuno pareva che di dolore a vedere si diventavano stupefatti; e non è possibile a lingua umana a contare la oribile cosa, che ben si può dire beato a chi tanta oribilità non vidde.

Il cannibalismo di Maria, una madre ebrea, Los Angeles, J. Paul Getty Museum, ms. 63, f.241r, 1413-15

Il cannibalismo di Maria, una madre ebrea, Los Angeles, J. Paul Getty Museum

Meglio di ogni discorso, appunto, il Giudizio Universale di Conques riesce a mostrare la terrificante idea che nel XII secolo i medievali avevano dell’Oltretomba, quando ancora non era stato “inventato” il confortante Purgatorio.
E le miniature del Libro del Biadaiolo Fiorentino, più che le parole scritte, raccontano attraverso crude immagini la drammatica carestia che si abbatté su Firenze nel 1329.

Parlando delle carestie, che ciclicamente tornavano ad affliggere le genti del Medioevo, sappiamo che causavano tanta disperazione da indurre talvolta gli uomini a praticare il cannibalismo.
E di cannibalismo erano spesso accusati i nemici per eccellenza della cristianità, gli assassini di Gesù, cioè gli ebrei.
Causa ultima di qualunque situazione, gli ebrei, al pari dei saraceni, divennero dalla prima crociata in poi gli obiettivi della frustrazione e della paura popolare. Fu proprio nel Medioevo d’altronde che i tratti semitici iniziarono ad essere oggetto di grottesche caricature: il naso adunco e i lineamenti marcati cari al Der Stürmer non sono novità dei creativi nazisti, ma prodotti medievali più vivi che mai quasi un millennio dopo la loro prima comparsa.

La Peste nera, il Covid-19, gli untori

E poi, ovviamente, la paura delle malattie e del contagio. Il Covid-19 ci ha reso più che mai sensibili a questo argomento, minando le nostre certezze fatte di anticorpi e medicine. Attraverso immagini fortemente espressive e tragiche testimonianze, Chiara Frugoni ricostruisce la storia di una spietata epidemia che separò i fratelli dalle sorelle, i mariti dalle mogli, le madri dai figli: la Peste nera. E così la racconta il cronista fiorentino Marchionne di Coppo Stefani:

Lo figliuolo abbandonava il padre, lo marito la moglie, la moglie il marito, l’uno fratello l’altro, l’una sirocchia l’altra. Tutta la città non avea a fare altro che a portare morti a seppellire; molti ne morirono, che non ebbono alla lor fine né confessione ed altri sacramenti; e moltissimi ne morirono che non fu chi li vedesse, e molti ne morirono di fame, imperocchè, come uno si ponea in sul letto malato, quegli di casa sbigottiti gli diceano: «Io vo per lo medico», e serravano pianamente l’uscio da via, e non vi tornavano più.

Tale era la facilità del contagio, che molti morirono senza il conforto di un parente: una sorte che solo ora possiamo immaginare nitidamente.
Tuttavia non si tratta dell’unico punto di contatto fra la peste medievale e il Covid-19. La ricerca disperata di un capro espiatorio, di un “colpevole”, è certamente un altro elemento in comune: se nel Trecento gli untori erano i soliti ebrei, oggi perlopiù si crede nella malvagità di fantomatici “poteri forti”, di misteriosi “signori del globalismo”. Ma, neanche a dirlo, per più d’uno i malvagi cospiratori alla radice del Covid-19 continuano a essere… degli ebrei.
E la riscoperta del Medioevo sopito in noi non si ferma soltanto alla pandemia: a causa della sovrappopolazione e del conseguente esaurimento delle risorse, anche la paura delle carestie e della fame sta silenziosamente germogliando, qui e ora, nel Terzo millennio. Forse anche il diavolo e la sua paura aspettano di rimettere il naso fuori dalla tomba di oblio in cui sembravano essere stati definitivamente relegati…

Viaggio magnifico e terribile

Paure medievali è dunque un viaggio magnifico e terribile tra le fragilità e gli incubi di uomini tanto lontani nel tempo quanto vicini a noi nel sentire più profondo. Chiara Frugoni guida come al solito con intelligenza il nostro sguardo, mostrando quanto le più recenti angosce siano in realtà antiche, anzi eterne. E le raffigurazioni di roghi, di cannibali, di violenze e di infanticidi, che il libro riporta alla nostra attenzione, permangono ad ammonirci di ciò che siamo stati e di ciò che saremmo, se abbracciassimo come padroni la paura e l’odio suo figlio, anziché la ragione.

Per tutto questo, sono certa che questa sarà per voi una buona lettura!

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

Potrebbero interessarti anche...

Rispondi a Corrado Occhipinti Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Una risposta

  1. Corrado Occhipinti ha detto:

    Complimenti per la tua recensione Sara: esaustiva e accattivante!