Ossi di seppia: un romanzo di formazione

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Chi, cosa, come, quando

Eugenio Montale è fra i più grandi poeti del Novecento: pur accarezzando a fasi alterne l’Ermetismo, il Classicismo e il Neorealismo, non si identificò mai in nessuna corrente, conservando la propria voce, sempre originale.

Probabilmente la raccolta che più di tutte testimonia il suo percorso di maturazione poetica è l’opera di esordio, Ossi di seppia. È più che una semplice raccolta poetica: racconta infatti di un percorso di crescita, a tal punto che si potrebbe perfino definire un “romanzo di formazione”.

I simboli di Ossi di Seppia

In Ossi di seppia la dicotomia dominante è quella “mare-terra”. Nella dicotomia il mar Ligure è simbolo di giovinezza, di un rapporto armonioso fra l’io e il mondo, e della felicità che ne deriva. La terra invece rappresenta la scissione fra io e natura (l’influenza del pensiero leopardiano è certamente forte), l’estraneità, e la durezza della brulla vita adulta: la terra è quindi la rappresentazione dell’inettitudine del poeta, irrimediabilmente distaccato e lontano dalla sintonia della moltitudine, incapace di agire e di pensare come gli altri, vincenti e sicuri di sé.

Sigh!

Nella prima metà dell’opera il poeta vagheggia su paesaggi ed elementi della Liguria della sua infanzia, che gli ricordano la felicità primigenia ormai perduta. Talvolta i brani sembrano negare qualsiasi spiraglio di speranza, come accade in Non chiederci la parola in cui si sottolinea la differenza fra l’uomo comune, che vive beato di ingenue illusioni e non si pone domande sull’esistenza, e i poeti, i quali invece sono consapevoli della crudeltà e insensatezza dell’ordine delle cose.

Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

(Non chiederci la parola)

Altre volte invece si profila la possibilità miracolosa di godere ancora di piccoli piaceri. Un esempio è dato dalla celebre poesia I limoni, dove il profumo di questi agrumi addolcisce l’anima inquieta del poeta.

Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.

(I limoni)

Papà Mare

Ma il poeta ha con il mare un rapporto simile a quello del figlio nei confronti del padre: un rapporto di odio e amore, che giunge, nell’età adulta, al distacco e all’allontanamento. Così nel poemetto Mediterraneo, posto a metà dell’opera, l’autore si confronta con il mare-padre, accettando la sorte di estraneità e rivendicando la propria identità individuale.
Similmente alla Ginestra (tornano ancora le influenze leopardiane) Montale scorge in due elementi naturali – nell’agave ancorata allo scoglio che resiste alle sferzate del mare e nella zolla di terra che si spacca per far nascere una margherita – un messaggio di speranza: resistenza e spirito di sacrificio per il prossimo sono gli espedienti per non soccombere al male di vivere.

È dessa, ancora, questa pianta
che nasce dalla devastazione
e in faccia ha i colpi del mare ed è sospesa
fra erratiche forze dai venti.
Questo pezzo di suolo non erbato
s’è spaccato perché nascesse una margherita.

(Giunge a volte, repente…)

Così in una delle poesie finali, Incontro, il mare non ha più valore positivo, ma è ormai una minaccia per l’identità individuale: il parricidio è compiuto.
Al poeta non resta che raccogliere sufficiente coraggio per scendere verso il nulla “senza viltà”, concludendo il suo viaggio di crescita.

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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9 risposte

  1. Ciao un autore che amava e odiava allo stesso modo, ho letto alcuni suoi libri

  2. anna ha detto:

    io adoro i libri di poesia…. e Ossi di seppia rientra tra i miei preferiti……

  3. Zelda ha detto:

    Ossi di seppia l’ho letto spesso alle superiori e anche quest’anno lo stiamo trattando in facoltà. Confermo che sia un romanzo di formazione.

  4. Valentina ha detto:

    Ho studiato Montale al liceo e anche Ossi di Seppia. Poi in particolare La ginestra. A me piaceva molto (come mi piace anche Leopardi) sopratutto la sua idea del male di vivere. Che comunque non è un messaggio triste, anzi mostra una grande capacità di vivere, di resistere alle situazioni, di adattamento. Ciò che mostra se vogliamo anche la Liguria, terra che è sempre contesa tra terra e mare, vento e capacità di adattarsi. Sopratutto ora.

  5. Maria Domenica ha detto:

    Montale riesce a cogliere al meglio la dicotomia apparentemente insormontabile tra la propria interiorità e ciò che è all’esterno. Personalmente credo che Ossi di Seppia vada letto da tutti.
    Maria Domenica

  6. mary pacileo ha detto:

    proprio un bel libro, secondo me dovrebbe essere una piacevole lettura

  7. Isabella ha detto:

    Non compro mai libri di poesia, ma questo mi incuriosisce molto. Lo comprerò

  8. fra ha detto:

    ho letto due volte questo romanzo
    ha numerose sfaccettature di grande interesse

  9. Amalia ha detto:

    Un libro molto interessante, una vera crescita dell’autore che come tutti ha un rapporto di amore odio verso un qualcosa.