Opinioni di un clown – Heinrich Böll

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In sintesi:

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Quello che mi irritava particolarmente ai ricevimenti di mia madre era la spaventosa ingenuità degli emigranti rientrati in Germania. Erano così commossi da tutta quell’aria di pentimento e da quelle altisonanti dichiarazioni di democrazia che ogni incontro finiva sempre con grandi abbracci e proteste di fratellanza. Non capivano che il segreto dell’orrore sta nel particolare. È molto facile, un gioco da bambini, pentirsi di gravi colpe: errori politici, adulterio, assassinio, antisemitismo. Ma chi perdona un particolare, chi comprende i dettagli?

Pentiti

In questo stralcio è racchiusa tutta la polemica che l’autore, attraverso il suo personaggio, Hans Schnier, rivolge alla società della Germania del “miracolo economico”. Hans Schnier è una “barca nel bosco”, un ragazzo che già da giovane guarda con scetticismo e incredulità alla violenza del nazismo, e crescendo muterà lo scetticismo in aperta ironia.

Proprio di ironia è intriso l’intero romanzo: attraverso le memorie di Hans, talentuoso clown stroncato dalla critica e dal dolore, percorriamo la Germania dal nazismo fino al dopoguerra. Quelle stesse persone che avevano mostrato una ferocia inaudita verso gli ebrei, gli omosessuali, e le altre minoranze della popolazione, ora parlano di antirazzismo e di tutela, si pentono, e vanno avanti non solo come se nulla fosse accaduto, ma fingendo anche di non avervi mai partecipato.

Mi hanno detto che posso

Hans ci dice che “il segreto dell’orrore sta nel particolare”: non è tanto da biasimare il fatto di non essersi ribellati al nazismo (dopotutto non tutti sono nati impavidi eroi), quanto l’averne assimilato l’ideologia in ogni aspetto della propria vita quotidiana, non sottraendosi alla violenza e all’odio neppure per un attimo, quando questa era lecita. È impossibile non pensare a La banalità del male di Hannah Arendt, a quanto, dopotutto, l’uomo sia sempre un oggetto della storia, e raramente il soggetto: cambia il periodo storico e gli uomini, come bandiere al vento, ne seguono la direzione.

Oltre all’ipocrisia dei tedeschi della nuova Germania, viene analizzata e derisa anche quella dell’ambiente cattolico, al quale Maria, unico e vero amore di Hans, non ha saputo sottrarsi: emerge il bigottismo di una religione pronta ad infrangere un sentimento puro, a punire e fustigare in nome di rigide leggi. Il nome e la figura di Maria ricorrono continuamente nei ricordi del nostro protagonista, che ci mostra un tenero amore la cui bellezza sta tutta nei piccoli dettagli e nella quotidianità, e il presente dello sfortunato clown è tanto più crudo e drammatico quando si confronta con questi dolci ricordi.

Scegli il meglio, scegli la solitudine

In questo clima, dove Hans è emarginato socialmente e sentimentalmente, distante dalla possibilità di stabilire un’autentica amicizia, un vero rapporto di affetto da gente così dissimile a lui (un affetto che neppure i suoi genitori sono in grado di offrirgli), la solitudine non è più una conseguenza, ma una scelta di vita.

Buona lettura.

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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11 risposte

  1. Sabrina ha detto:

    Non lo conoscevo, grazie per la dritta sicuramente lo leggerò a breve!

  2. monicabruni ha detto:

    Ho sentito parlare di questo libro ma non l’ho mai letto. Forse è giunto il momento di farlo e oggi potrebbe assumere anche significati diversi.

  3. lucavivan ha detto:

    Ho letto questo libri tanti anni fa e mi ricordo una bellissima prosa, anche se in traduzione. Rileggerne la trama oggi mi riporta alla condizione presente, a quel male che si esprime davvero nei dettagli, non tanto nelle prese di posizione ideologica.

  4. Ho letto diversi libri di questa tematica, ma non conoscevo questo libro. Grazie per il tuo articolo perché con questa recensione mi hai proprio incuriosito.

  5. raffigarofalo ha detto:

    Ho letto questo libro la prima volta al liceo e la mia chiave di lettura ovviamente era molto diversa da quelle che avrei ora. L’ho riletto qualche anno dopo, e mi ha colpito per i messaggi che ero riuscita a leggere grazie all’età e all’esperienza. E’ un libro che consigli anch’io.

  6. claudiaemattia ha detto:

    Non ho mai letto questo libro. Mi piace l’ultima frase, la solitudine come scelta di vita!

  7. trentazero ha detto:

    Mi ero imbattuta in questo libro ed ero arrivata a considerazioni simili. Chissa’ dove e’ finito!

  8. Erika Scheggia ha detto:

    La figura del clown mi ha sempre affascinata moltissimo. Fin da piccola e le pochissime volte che mia mamma mi portava al circo, il clown è stata per me una figura ambigua. Ho poi conosciuto la figura del clown triste, che ho appreso guardando Pinocchio o i film di Fellini (che amo). Penso proprio che leggerò questo libro, anche perché la figura del clown è inserita in un periodo storico davvero terribile.

  9. Falupe ha detto:

    La memoria dell’Olocausto è un peso molto scomodo; spesso si cerca di rimuoverlo. Ma solo ricordando i tragici eventi è possibile che gli stessi non si verifichino più sulla Terra.

  10. Simona Genovali ha detto:

    Una mia amica trovò questo libro in biblioteca e lo lesse tutto d’un fiato. Me lo hai ricordato. Lo leggerò, grazie.

  11. anna di ha detto:

    Non conoscevo questo libro, con la tua recensione mi hai incuriosita. “La solitudine come scelta di vita” … corro a prendermelo in edicola, adoro leggere i libri “di carta” !