Nerone – Dezső Kosztolányi

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In sintesi:

nerone romanzo ungheria

Soddisfatto, il filosofo abbracciò il discepolo, nonostante percepisse chiaramente che Nerone non era destinato ad essere né un regnante, né un artista. Nell’attesa era spietato e distaccato come un regnante, in politica troppo sensibile, come un poeta. Pessimo scrittore e pessimo sovrano, pensò Seneca.

Occidente

Dezső Kosztolányi (1885-1936) si forma nell’ambiente filoccidentale della rivista ungherese Nyugat (che in lingua originale significa appunto “Occidente”), dal cui programma trae linfa vitale: farà sua la visione esistenzialista europea, accentuando nei suoi scritti l’angoscia della morte.

L’uomo di Kosztolányi si muove nel mondo con smarrimento, e di tale uomo si colgono tutte le debolezze e i limiti.
Le ambientazioni italiane, ricorrenti non solo nella prosa ma anche nella poesia, possiedono dunque un preciso significato: al di là delle suggestioni romantiche, la Roma contemporanea dell’autore è il sepolcro della savia Roma repubblicana e della maestosa e purpurea Roma imperiale, in essa bellezza e morte giacciono insieme.

È così decadente… la amo!

Con queste premesse è più facile comprendere e apprezzare Nerone, noto anche come Il poeta sanguinario: Kosztolányi sceglie per il suo romanzo la Roma imperiale più decadente, quella che aveva dimenticato la gloria e il carisma di Cesare e Ottaviano, e un protagonista quanto mai inetto. Sfruttando da buon occidentalista la psicoanalisi di Freud, l’autore esplora, approfondisce, sviscera, la psiche di uno dei personaggi più controversi della storia romana.

Il ritratto di Nerone che troverete in queste pagine è assolutamente originale: viene messo in luce il suo lato più sensibile e debole.
Nerone sale al trono “svogliatamente”: semplice pedina nei piani dell’astuta madre Agrippina, è un sognatore poco interessato alla politica. Gli impegni e le riunioni gli causano malessere e disagio, e ben presto capisce che solo l’arte può salvarlo dal male e dalla tristezza che lo attanagliano.

Poverino, in fondo

Ma qui si profila la tragedia esistenziale dell’uomo: quello di Nerone per l’arte è di fatto un amore non corrisposto. Gli assassinii e le atrocità commesse da Nerone sono tutte conseguenze del dolore causato dall’impossibilità di possedere l’ars poetica, acuito poi dalla vicinanza del debole ed epilettico fratellastro Britannico, dotato al contrario di un naturale talento letterario. L’invidia, e al contempo l’ammirazione che Nerone nutre per Britannico, logoreranno la sua già fragile mente.

Emerge quindi il contrasto fra ciò che l’uomo ambisce e desidera, e ciò che l’uomo ha e può avere. Il romanzo ruota intorno a questo punto; non è infatti da attendersi un romanzo storico qualsiasi, con ambientazioni e ricostruzioni accurate, quanto un romanzo esistenziale con vena psicologica, dove il tema principale è la misera condizione dell’uomo e l’incapacità di questo di cambiarla.

Pensieri, non luoghi

Per questo il romanzo è poco descrittivo, e si concentra maggiormente su dialoghi e monologhi che danno diretto accesso ai pensieri dei personaggi, dal tragico Nerone al saggio e stoico Seneca. È proprio Seneca, d’altra parte, un personaggio interessante: filosofo e poeta molto apprezzato già dai suoi contemporanei, non riesce, nonostante la sua intelligenza, a modellare la personalità del suo allievo Nerone come vorrebbe. Il suo fallimento è la conferma dei limiti dell’uomo, invalicabili a prescindere dalle qualità che quest’ultimo possiede. A Seneca, personificazione letteraria dell’autore, non rimane che guardare con rassegnato stoicismo la tragedia storica che si consuma davanti ai suoi occhi, e trarne conclusioni valide per l’umanità di ogni tempo.

Nerone ha in sé, per citare Thomas Mann, “tutta la profondità e la malinconia, la tristezza e la comicità della vita”: è impossibile che deluda i suoi lettori, buona lettura!

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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