Lux – Eleonora Marangoni

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In sintesi:

lux marangoni

Il giorno in cui gli comunicarono che aveva ereditato una sorgente d’acqua minerale, un vulcano inattivo e una pensione scalcinata in un’isola del Sud dell’Europa, Thomas G. Edwards amava ancora perdutamente Sophie Selwood.

Vecchio stile

Lux è uno dei candidati al Premio Strega dell’anno 2019, e forse quello che ha ricevuto più lodi: stile armonioso e alla vecchia maniera, storia delicata improntata sulla nostalgia e sul legame con il passato, incipit indimenticabile. Nonostante abbia certamente dei pregi, a fine lettura ciò non è bastato a convincermi.

Quello che va

Cominciamo con il parlare delle sue virtù: ciò che salta all’occhio anche del lettore più inesperto è lo stile rispettoso dei canoni classici – qualcuno lo definirebbe “antiquato”, ma l’eleganza non passa mai di moda – che ricorda molto i romanzi inglesi.

Eleonora Marangoni ha inoltre una brillante capacità di descrivere le cose: senza cadere mai nel pedante e nel ripetitivo, riesce a formulare similitudini e metafore capaci di mostrare gli oggetti della banale vita quotidiana sotto una nuova, calda e più affettuosa luce. Questo per me è un buon motivo per consigliare ai miei lettori Lux, considerando che la letteratura corrente ci offre non molto di buono sotto questo aspetto.

Quello che non va

Ma grattando la patina dorata dello stile che ricopre il romanzo, ci si rende conto che il contenuto ha qualcosa che non va.
Innanzitutto, c’è da dire che i canoni classici non sono la soluzione perfetta ad ogni cosa: la Marangoni ha adottato per il suo romanzo il classico narratore ottocentesco, onnisciente, distaccato, che talvolta si rivolge apertamente ai propri lettori. Questo è un narratore che ben si adatta a raccontare le innumerevoli peripezie di Oliver Twist, di Barry Lyndon, di Renzo e Lucia.
Non si adatta invece a un romanzo dalla trama piatta, che si concentra non tanto sugli eventi ma sull’interiorità dei personaggi. In questo modo la ripresa di un narratore in vecchio stile cozza con una trama dal profilo palesemente contemporaneo.

In prima pagina si può leggere “[…] il telefono squillò, dando inizio alla serie di eventi che queste pagine cercheranno di raccontare”, lasciando intendere appunto una sequela di avventure, che in realtà non avvengono.
In breve, l’impressione che si ha della narrazione di Lux è quella di un amico che entra a casa nostra trafelato ed entusiasta, ci aspettiamo che abbia delle grandi novità da raccontarci, e poi scopriamo invece che è tanto eccitato per delle minuzie.

Cala un po’

Se in Fedeltà il tono era costantemente monocorde, qui invece si potrebbe dire che è troppo “alto” rispetto al silenzioso viaggio interiore dei personaggi.
Ciò ci porta al punto successivo: proprio questo fantomatico viaggio nel proprio passato, alla ricerca di sé stessi.

Il protagonista che si reca su un’isola sconosciuta, poco popolata, in compagnia di persone mai viste prima, è un tòpos che preannuncia il distacco dalla personalità che si è costretti a sfoggiare nella vita quotidiana.
E naturalmente, il protagonista di Lux, Thomas Edwards, non fa eccezione.
Tuttavia qui l’autrice inciampa: si profonde in frasi un po’ stereotipate; quello che doveva essere uno scavo nel proprio Io, diventa una chiacchierata fra personaggi, dalla adolescenziale banalità.

Così la forza della voce del narratore-aedo si smorza seguendo le tracce di una storia longilinea, senza riuscire mai a rendere i personaggi delle figure a tutto tondo, per via della distaccata ironia che lo contraddistingue; e il dilemma esistenziale dei personaggi si esaurisce in un susseguirsi di frasi fatte, ad uso e consumo del lettore medio che le utilizzerà come didascalia per le foto sui social. Lo stile unanimemente acclamato della Marangoni, finisce per comportarsi come il profumo sulla pelle non lavata: stride, e cerca di salvare quel che può.

Ma in fondo, perché no?

E tuttavia non lo sconsiglio. Se si guarda a Lux per ciò che è, senza volere a tutti i costi attribuirgli dei meriti intellettuali, ci si accorge di avere tra le mani un romanzo gradevole, leggero, dalla lettura scorrevole e dalla voce narrativa accattivante, che fa sprigionare ambientazioni e immagini a volte davvero incantevoli; e che ci fa sentire anche un po’ compresi.

È un capolavoro destinato a diventare un classico? No.
È stato giudicato obiettivamente dalla critica? No.
È un romanzo che lascia profondamente il segno? No.
Lo consiglio? Per dei momenti di leggerezza, sì.

Buona lettura!

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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