L’innocente – Gabriele D’Annunzio

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In sintesi:

l'innocente romanzo di gabriele d'annunzio

Egli era la mia vittima ed io ero la sua. Ed io non potevo sfuggirgli, egli non poteva sfuggirmi. Eravamo ambedue chiusi in un cerchio d’acciaio.

Ispirazione eccellente

Al critico Giulio Ferroni pareva che D’Annunzio avesse sempre bisogno “di un’intonazione musicale datagli da un altro scrittore”, cioè che cercasse da altri autori l’ispirazione per creare nuove opere letterarie. Ed effettivamente è vero. Ad esempio, per Giovanni Episcopo e per L’innocente prese indubbiamente spunto dai romanzi psicologici francesi e dalla narrativa russa (da Dostoevskij in particolar modo) le quali, negli anni in cui questi romanzi furono stesi, erano per l’appunto studiate da D’Annunzio.

L’innocente fu pubblicato nel 1892, suscitando grande scalpore per la tematica trattata: l’infanticidio.
Il protagonista è Tullio Hermil, personaggio che ha molto da spartire con Andrea Sperelli, protagonista invece del più noto Il piacere, edito nel 1888.
Entrambi appartengono a una famiglia aristocratica; entrambi, grazie alla loro nobile stirpe, hanno sviluppato un’intensa passione per le cose raffinate, belle ed eleganti; entrambi celano un carattere debole dietro una coltre di edonismo, sono schiavi delle passioni e incapaci di dominarsi. Entrambi, dunque, sono delle figure a metà tra il superuomo e l’inetto.

Se, pur conoscendo il male che io faccio e pur condannandomi in me medesimo, io non posso fare altrimenti, segno è che obbedisco a una forza superiore ignota. Io sono la vittima di un Destino crudele, ironico ed invincibile.

Figlio di un tradimento

In questa storia, Tullio è sposato con Giuliana, pallidissima e cagionevole come ogni bellezza decadente che si rispetti. L’ho detto, Tullio è un debole: lunatico e mutevole, è spesso attraversato da emozioni tanto intense quanto brevi e passeggere. Così, dopo aver provato per Giuliana un fervido amore giovanile che li ha condotti all’altare, Tullio sente spegnersi la passione per lei, preferendole altre donne.
Nonostante ciò, Giuliana continua ad amare il marito, cedendo solo una volta, alle avances di uno spasimante, perché sconfortata dalla solitudine. Quella volta è tuttavia fatale: Giuliana rimane incinta.

Tullio, ormai stanco delle proprie amanti, decide di ritornare al talamo nuziale e di ricominciare daccapo con Giuliana, scoprendo così che ella attende il figlio di un altro. Inizialmente Tullio accetta il suo destino: sua moglie gli ha perdonato tanti tradimenti e ora è il suo turno. Però con il tempo la sua ostilità verso il bambino, l’Innocente, diventa sempre più violenta, fino a sfociare nella premeditazione di un atto criminale.

Sfida accettata

Non è difficile capire che cosa abbia sconvolto la morale pubblica dell’epoca: a prescindere da chi lo ha generato, il volto di un infante ispira nell’essere umano un immediato senso di protezione e tenerezza, perciò assassinare un bambino è un atto che da sempre suscita orrore. La sfida che D’Annunzio ha accettato è quindi molto impegnativa: come creare un personaggio infanticida con il quale il lettore possa comunque entrare in empatia?

Qui si rivela tutta la bellezza del romanzo, data dall’incredibile approfondimento psicologico del protagonista.
Tullio, dall’anima eccezionalmente ondivaga, ha diverse percezioni del bambino in arrivo: inizialmente innocua, poi man mano prende forma quella di un pericoloso nemico felino.

La figura del fanciullo era infinitamente variabile […]. Ora io me lo figuravo esile, pallido, taciturno, con una grossa testa pesante inchinata sul petto; ora tutto roseo, rotondo, gaio, loquace, pieno di vezzi e di blandizie, singolarmente amorevole verso di me, buono; ora invece tutto nervi, bilioso, un po’ felino, pieno d’intelligenza e d’istinti malvagi, duro con le sorelle, crudele verso gli animali […]

Trasfigurando l’immagine del bambino, D’Annunzio crea un nemico quasi reale, che induce il protagonista non tanto all’attacco, quanto alla difesa. È così che il bambino smette di essere (l’unica) vittima, ma diviene un inconsapevole parassita la cui sopravvivenza potrebbe compromettere quella dell’ospite.

Voci nella mia testa

Il processo mentale che conduce Tullio a pianificare l’infanticidio è reso con una prosa, seppur lussureggiante, più essenziale rispetto a Il piacere: qui lo sguardo del narratore è rivolto molto più alla psiche, ai moti d’animo, che al mondo esterno. E la voce del narratore, che è il protagonista, non è una sola: diverse voci si alternano, tutte ugualmente appartenenti a Tullio. Egli, dall’emotività instabile, si scinde in molte personalità: ora si sente magnanimo, ora furioso, ora vendicativo, ora affranto. I suoi pensieri sono talvolta interrotti da una voce primordiale, quella della coscienza, che lo incoraggia, lo rimprovera o addirittura lo schernisce.

Inventai un pretesto; e, mi ricordo bene, quasi per istinto lo scelsi tale che a lei non sembrasse troppo grave.
– Speri dunque che ella non curi il pretesto e t’imponga di partire? – chiese qualcuno dentro di me.

In questo modo, pur trattandosi di un romanzo psicologico con narratore in prima persona, la narrazione non è mai piatta, ma sempre vivace e avvincente, come quella di un acceso dibattito.

Poco noto, molto prezioso

Se è pur vero, come riportavo all’inizio, che D’Annunzio trae ispirazione da un’altrui “intonazione musicale”, è anche vero che riesce a creare poi da sé incantevoli sinfonie. Non cede mai alla mera imitazione, ma rielabora gli spunti creativi in qualcosa di originale, nuovo, bello. L’innocente è un romanzo poco conosciuto, ma ci rivela la straordinaria capacità dannunziana di scandagliare l’animo umano, forse più di quanto accada nelle altre opere più famose dell’autore. E questo, lettori, lo rende prezioso, imperdibile.

Buona lettura!

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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6 risposte

  1. Maria+Domenica ha detto:

    Non conoscevo quest’opera di D’Annunzio. Dura nella trama e nella descrizione della psicologia dei personaggi ingabbiati nel loro inferno personale, credo proprio che lo leggerò.
    Maria Domenica

  2. Amalia ha detto:

    Sembra davvero molto interessante. Da leggere

  3. mary pacileo ha detto:

    una scoperta per me questo libro, un autore che mi è sempre piaciuto

  4. fiorella ha detto:

    Il mio gabriele D’annunzio! Non ho mai letto questo libro, ma come al solito mi fai scoprire tesori nascosti, grazie!

  5. anna ha detto:

    purtroppo questo libro tocca un tema molto attuale…… lo voglio leggere prossimamente

  6. amalia+occhiati ha detto:

    Sai che non conoscevo proprio questo libro di D’Annunzio. Ho letto alcuni suoi libri e li ho troovati interessanti, dev vedere anch questo.