La vita è sogno – Pedro Calderón de la Barca

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In sintesi:

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Cos’è la vita? Delirio.
Cos’è la vita? Illusione,
appena chimera ed ombra,
e il massimo bene è un nulla,
ché tutta la vita è un sogno,
e i sogni, sogni sono.

Edipo spagnolo

Il libro oggetto di questa recensione, La vita è sogno di Calderón de la Barca, è un autentico gioiello del Barocco spagnolo, infatti proprio il sogno, con il labile confine che lo separa dalla realtà, è un tema tipico e ricorrente di quel periodo.
Il protagonista, Sigismondo, è una sorta di rivisitazione spagnola e barocca dell’Edipo classico greco: come lui viene allontanato dalla sua nobile famiglia di origine, perché grava sulla sua testa un terribile fato.
Viene cresciuto in catene in una torre, e soffre perché non riesce a capire quale peccato abbia commesso per meritarsi una così dura pena.

Che sventurato ed infelice son io!
Sapere, cieli, vi chiedo,
visto il male che mi è dato,
quali colpe ho mai commesso
contro di voi nel nascere,
se anche proprio nel nascere
so che stanno le mie colpe.

Tuttavia il destino ha in serbo per lui una sorpresa: il padre ritiene che, dopotutto, un uomo possa domare il suo destino, che sì, gli astri influiscano sugli uomini, ma non li determinino, e che quindi si possa dare a Sigismondo una possibilità. Qui l’autore prende posizione su un dibattito allora scottante tra domenicani, che attribuivano all’uomo poche possibilità di cambiare il proprio destino, e tra gesuiti, che invece tenevano in gran considerazione il libero arbitrio. Quindi è evidente che ci si distacca completamente dalla morale della tragedia di Edipo, e se ne propone una diametralmente opposta: l’uomo, per quanto si trovi in avverse situazioni, può sempre fare qualcosa per migliorare la propria posizione.

Ho elaborato un piano

Ma torniamo alla trama: si vuole dunque dare a Sigismondo una possibilità, nel caso in cui si dimostrasse un buon sovrano allora il regno sarà suo, altrimenti tornerà nella torre dove ha vissuto come prigioniero per l’intera sua esistenza. Ma come si potrebbe ricondurlo alla prigionia, se scoprisse le sue regali origini? Non si ribellerebbe forse con violenza? Ed ecco qui lo stratagemma: se dovesse comportarsi da tiranno, gli verrà somministrato un narcotico e gli si farà credere di aver vissuto in un sogno la vita fuori dalla torre.
Attraverso questo espediente Sigismondo uscirà dalla torre che l’ha imbarbarito e reso selvaggio, e verrà a contatto con il mondo: una peregrinatio vitae a tutti gli effetti, che richiama fortemente anche il platonico mito della caverna.

Matrix ante litteram?

Non mi dilungherò ancora sulla trama per non togliere la curiosità ai miei lettori, basterà dire che il nostro protagonista, in seguito all’esperimento, si farà molte domande sulla natura dei sogni e della vita reale.
Quante volte ci è capitato di destarci proprio nel momento più bello del sogno? E quante volte è successo nella vita reale di potersi godere le cose belle solo per poco tempo, prima che qualcosa le corrompa? La felicità e i bei momenti sono inafferrabili, non ci appartengono mai realmente, e possono svanire da un momento all’altro con la stessa indelicata e brusca velocità con cui ci si desta da un sogno. Dopotutto, davvero la vita è un sogno che termina con la morte.

Buona lettura!

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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