La matematica è politica – Chiara Valerio

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In sintesi:

la matematica è politica saggio di chiara valerio edito da giulio einaudi editore

Mi considero un eccellente prodotto della scuola pubblica italiana […]

Specchietto per le allodole

La matematica e la letteratura hanno un legame più stretto di quanto si pensi. La matematica, però, non è molto fedele e intrattiene relazioni con praticamente tutte le materie di interesse per la vita: tra le altre, con la politica. Capite quindi, lettori, che un libro intitolato La matematica è politica è piuttosto allettante, un breve saggio, se non completo, almeno ricco di spunti interessanti su cui riflettere. Sì? Ci credete?
Be’, preparatevi a una cocente delusione, perché Chiara Valerio ha dato un titolo accattivante e impegnativo a un guazzabuglio di opinioni personali, patetiche banalità, astruserie incomprensibili e… scemenze logiche, matematiche. Nessuno scherzo, lettori, in effetti La matematica è politica non è propriamente definibile “saggio”, è più che altro un “clickbait”, che è il modo in cui su internet si dice “specchietto per le allodole”.

La matematica è un linguaggio

Cominciamo dallo stile. Le equazioni e le dimostrazioni dei teoremi possono avere una forma molto complicata a vedersi, ma una volta compresa la “grammatica” diventano facili (il difficile è proprio imparare la lingua). Non sono ammissibili deviazioni e licenze poetiche, la matematica insegna la chiarezza, insegna ad evitare le ambiguità, le complicazioni inutili. Evidentemente, quando la matematica spiegava queste cose, Chiara Valerio dormiva, non vista, seduta all’ultimo banco.
Lo stile della nostra autrice è tremendo, è la Teresa Ciabatti della saggistica (non a caso La matematica è politica ha un ringraziamento finale proprio alla Ciabatti). Il libro propone una valanga di incisi, di parentesi, di iperbati, di periodi segmentati e di brutture a volte così innovative che non hanno ancora ricevuto un nome ufficiale.
Riporto un esempio. Dopo aver raccontato l’orrenda storiella, stile Facebook, dello studente che ama la matematica, ma che dalla matematica non è ricambiato, la Valerio afferma che:

La matematica, in effetti, o questa è la versione comoda, non ricambia spesso.

Che cosa avrà voluto dire? Che la sua affermazione è la versione comoda di qualcosa? Che la matematica o è edulcorata, dunque “ricambia l’amore”, oppure non ricambia? Non so quale voto avrebbe dato Bertrand Russell (fra l’altro citato all’inizio del libro) alla suddetta frase, ma sono sicura che Baricco darebbe un bel dieci.
Ci sono altri esempi che illustrano molto bene l’idea di scrittura della Valerio. Spesso si ha l’impressione che la nostra autrice abbia imparato la lingua italiana da un Joe Bastianich o da un Luca Giurato strafatto:

La democrazia, come il linguaggio, e tra i linguaggi la matematica, non è naturale, non è un fiore che sboccia, […].

Ricordo, per esempio, quando mi sono trovata davanti – dopo essere cresciuta su atlanti dove il mondo era rappresentato, in proiezione di Mercatore, con l’Europa al centro e l’Italia al centro dell’Europa, e Scauri al centro dell’Italia e me al centro di Scauri – a un atlante giapponese dove nelle pagine centrali, il mondo era rappresentato, in proiezione di Mercatore, con il Giappone al centro e l’Italia, sul margine del foglio.

È evidente, Chiara Valerio non ha nessuna intenzione di renderci facile la lettura, così da farci comprendere senza troppo sforzo il suo messaggio: vuol dare al suo testo una parvenza artistica, vuole costruire una specie di flusso di coscienza. D’accordo, potrebbe essere un esperimento artistico interessante veicolare un messaggio scientifico servendosi di tecniche letterarie finora riservate ad altri temi. Però bisogna appunto padroneggiare la tecnica, perché essa stessa deve avere un senso! Non c’è tecnica né nell’introdurre a caso nel testo qualche trita immagine poetica né nell’imbastire un logorroico discorso senza un filo logico.
A dire il vero, la Valerio mostra talvolta un occhio di riguardo per il lettore. Come? Così:

Mi piace pensare alla geometria come a una granita vecchio stile.

[…] i logaritmi non servono, comandano e anche gli anelli comandano, non solo nella Terra di Mezzo di Tolkien.

Capito? Non “semplificare”, non “divulgare”, la parola è “volgarizzare”: non si possono evitare riferimenti a sciocchezze e a miti della cultura pop, perché altrimenti il lettore è perso. Perché il lettore è un idiota. In effetti, avrà pensato la Valerio, se il lettore casca nel clickbait è un vero idiota. Il bello è che nel corso del libro la nostra autrice si lamenta proprio della volgarizzazione con cui la scuola spera di rendere gradevoli le materie scientifiche.

Sillogismi a modo mio

Finora avete trovato tracce di matematica? Di sicuro non si trovano nella forma mentis della Valerio scrittrice, “artista”: non male, per un libro che si propone di mostrare quanto la matematica sia utile per la costruzione di una personalità sana e poliedrica. Però nel saggio la matematica c’è, tranquilli lettori. Si leggono definizioni, sono menzionati teoremi, risultati e teorie, sono proposti alcuni ragionamenti.
Volete una definizione rigorosa della matematica? Eccola:

La matematica è la ginnastica posturale del cervello.

Va bene, lasciamo perdere le definizioni. Volete qualche risultato matematico? Accontentati:

La geometria euclidea garantisce che Dio ha la forma dell’uomo, e viceversa. In altre geometrie, Dio potrebbe avere la forma di Barbapapà […].

Aspettate, aspettate… proviamo con un ragionamento originale dell’autrice:

[…] se una verità è assoluta, allora non può essere contestata […]. Se così è, delle ingiustizie, sociali per esempio, discendenti da quella verità, nessuno è responsabile. La verità assoluta si subisce. […] l’assoluto è una scelta, una responsabilità emotiva, sentimentale, culturale, giuridica, politica.

Mi dispiace, lettori, ho fatto del mio meglio. La matematica è politica è ripiena di stupidaggini incredibili, assurdità totalmente slegate e prive di giustificazione. Si può pensare che la Valerio ci stia prendendo in giro, però, almeno ai miei occhi, il libro non rivela un sottotesto sensato che in qualche modo giustifichi il suo contenuto palesemente strampalato. A me pare proprio che Chiara Valerio sia seria. E la nostra autrice sembra confermarlo, perché a sua difesa (non richiesta) dice:

Vorrei confessare che non sono più in grado di risolvere un’equazione differenziale, di svolgere un integrale e credo avrei anche difficoltà con i problemi classici di geometria piana […].

Ecco il perché dei Barbapapà. Dovremmo dunque essere clementi? No, perché non saper risolvere un’equazione differenziale non giustifica l’incapacità di ragionare correttamente: se la tesi del libro è che la matematica insegna, prima dei suoi risultati, uno stile di vita fatto di precisione, di correttezza e di scrupolosità, che cosa si deve dire di un contenuto che a ogni parola smentisce tale tesi?
Non soltanto la Valerio non si ricorda più degli integrali, ma è anche priva di senso critico nei confronti della sua stessa opera. Scrive e non riflette minimamente su ciò che scrive, come possiamo capire da questi esempi:

Della Grecia classica si ammirano le statue, la filosofia […] i sillogismi […] le Sirene, ma il ragionamento deduttivo, l’astrazione e la proporzione non vengono annoverati e valorizzati mai.

La scienza non avanza per certezze, ma per ipotesi: è verificabile.

[…] non si possono provare le teorie matematiche ma si può provarne la falsità […].

Si parla soltanto della filosofia greca e dei sillogismi, ma non si parla mai dell’astrazione e del ragionamento deduttivo: la filosofia non è astrazione e il sillogismo non è un ragionamento deduttivo, a quanto sembra. Ottimo. La scienza avanza per ipotesi, dunque è verificabile. Ah, sì è ovvio. Poiché la scienza è verificabile, ma la matematica è falsificabile, la matematica non è scienza. Non c’è che dire, la Valerio non ha mai incontrato i sillogismi (o li ha dimenticati) e deve aver sentito il nome di Popper soltanto a un rave party.
A questo punto, credo pure che Chiara Valerio non abbia mai sentito parlare di matematica, perché non mi pare che “non si possa provare” un teorema.

Ipotesi di politica

Lasciamo perdere del tutto la matematica, è meglio. Il titolo parla anche di politica: il saggio a questo punto non si può in ogni caso salvare, ma può darsi che, nelle parti dedicate al tema, si risollevi un po’.
No, a quanto pare La matematica è politica continua a scavarsi la fossa. Chiara Valerio ci tiene subito a informarci che lei è una “anarchica conservatrice” divenuta femminista, perché a un certo punto ha scoperto che:

[…] il mondo in cui mi muovevo era disegnato dai maschi e per i maschi.

Davvero interessante, i lettori si sentono sicuramente arricchiti da queste informazioni. Però ho il sospetto che alcuni avrebbero voluto leggere di più, magari una spiegazione approfondita del perché la Valerio sia giunta proprio a quelle conclusioni, ragionando sulla politica e sulla società.
Questo è il punto: in sostanza, il discorso sulla politica si riduce a una sequela di opinioni personali della Valerio, opinioni semplicemente introdotte, mai argomentate e mai discusse. Ad esempio, per tutto il libro non riusciremo a trovare una definizione intelligibile di “democrazia” e non sapremo mai perché…

La matematica è una disciplina che favorisce la diffusione della democrazia.

Non avremo una prova (il più possibile) rigorosa, nonostante questa sia… la tesi che il saggio dovrebbe dimostrare. Ancora, senza uno straccio di argomentazione, l’autrice afferma in modo granitico che:

[…] la democrazia, con tutti i difetti, [è] il miglior sistema di governo possibile […].

Ed è tragicamente ironico che Chiara Valerio non si dia da fare per giustificare simili dogmi (che di per sé possono anche essere veri), considerando che senza tregua ripete di non amare le verità assolute e di aver imparato dai suoi studi matematici a non prendere nulla per oro colato.

Teorema accusatorio

Devo essere sincera, in qualche caso, raro quanto una mosca bianca, la Valerio tenta di articolare l’opinione politica che presenta, come nel seguente brano:

[La scuola, grazie alla matematica, dovrebbe aiutare a] scoprire le ragioni della somiglianza, e dunque che le cose distanti possono essere simili e che le persone che ci paiono estranee (e non abbiamo lasciato attraccare sulle nostre coste, per esempio) invece ci assomigliano.

Cerchiamo di ricostruire il ragionamento, tritato dallo stile dell’autrice. Dopo molta fatica, traducendo in italiano per sani di mente, comprendiamo che Chiara Valerio vuol dirci questo: se scopriamo che alcune cose apparentemente diverse hanno delle somiglianze, allora dobbiamo dedurre che cose diverse possono essere simili e dobbiamo dedurre che le persone estranee assomigliano a noi. A parte il senso davvero elementare di questo ragionamento, notiamo qualcosa di molto strano. Deduciamo infatti che le cose apparentemente diverse “possono essere simili”: bene, ma dobbiamo dire lo stesso delle persone! Le persone che ci paiono estranee, e che “non abbiamo lasciato attraccare”, possono assomigliarci: possono, non “ci assomigliano”. E se possono assomigliarci può ben darsi che non ci assomiglino: chi lo sa? E se non ci assomigliano che cosa si dovrebbe fare? Ecco, il libro lascia perdere queste sottigliezze: tira dritto e lo scomodo “possono” è semplicemente muto. Alcune cose all’apparenza diverse si assomigliano: quindi cose all’apparenza diverse possono essere simili, quindi persone diverse da noi assomigliano a noi. Fine. Tanto Aristotele non si vede in giro da un pezzo, non è vero?

Niente, la Valerio proprio non ce la fa, con i ragionamenti si sente in alto mare. Un’altra prova? Secondo lei…

La nostra democrazia è rappresentativa. Vuol dire che i cittadini maggiorenni eleggono i loro rappresentanti.

Capito? Una democrazia è “rappresentativa” se i cittadini “maggiorenni” eleggono i rappresentanti. Qualora l’età minima dei votanti fosse abbassata a sedici anni, avremmo un altro tipo di democrazia? Dal quel che dice l’autrice pare di sì.
Ebbene, tutte queste insulsaggini sono evidenti per me che non ho una formazione matematica, figuriamoci per chi ha compiuto studi nel settore giusto un po’ più avanzati dei miei. La cosa è francamente imbarazzante.

Un bel saggio, dunque brutto

Credo che sarebbe utile adottare come testo universitario La matematica è politica. Meriterebbe un corso di studi dedicato, tanto è stupido e in malafede. Chiara Valerio non soltanto è stata incapace di comunicare informazioni nuove e utili, ma è anche riuscita nell’intento di sviare il lettore, insegnandogli ragionamenti del tutto sballati e nozioni prive di fondamento, inventate di sana pianta (ad esempio, secondo lei la matematica è impossibile in una società teocratica, forse perché non conosce l’origine del nome “algoritmo”).
Personalmente, del saggio condivido l’idea di fondo, intuibile purtroppo solo dal titolo: la matematica, o meglio una mentalità matematica, potrebbe essere molto utile per vivere meglio, per avere una politica più efficiente e, perché no, anche più “umana”. Ma proprio perché condivido l’idea, mi sento di mettere in guardia chi voglia leggere La matematica è politica: il libro non affinerà il pensiero matematico del lettore, renderà anzi quest’ultimo quasi incapace di pensare.
Io mi sto riprendendo dalla lettura e vi assicuro che è stata un’esperienza molto forte. Se voi siete amanti di queste cose, so già che poserete gli occhi su La matematica è politica. Che cosa posso farci? Nulla, solo augurarvi una buona lettura!

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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