La buona terra – Pearl S. Buck

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In sintesi:

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Wang Lung capì allora che cosa fosse veramente uno straniero, e conobbe che la gente cinese dagli occhi e dai capelli neri, si diversificava da quella dagli occhi e dai capelli chiari. Egli apparteneva alla prima gente; e non si sentì più totalmente straniero nella grande città.

Sud > Nord

Wang Lung, protagonista del romanzo La buona terra, capisce di appartenere a uno specifico popolo solo da adulto, quando è già padre ed è costretto dalla carestia ad abbandonare le sue proprietà terriere per mescolarsi ai cittadini del florido Sud. Lontano dalla sua terra, si sente inferiore ai raffinati abitanti della Cina meridionale, a causa della sua quasi inesistente istruzione e assenza di “buone maniere”, ma venendo a contatto con insolite persone “dagli occhi e dai capelli chiari” comprende finalmente che nel suo Paese esistono stranieri più “estranei” di lui: gli occidentali.

Testimone nostalgica

Del resto, Pearl Buck (1892-1973), autrice del romanzo in questione, era figlia di quegli stessi occidentali insediatisi in Cina che dovettero mettersi al riparo dalla rivolta dei Boxer, prima, e dalla xenofobia delle truppe nazionaliste cinesi poi.

Nonostante la travagliata permanenza in Cina, Pearl Buck riversò sulle terre orientali che l’avevano vista crescere un infinito amore, al punto da rievocare spesso nei suoi romanzi paesaggi e suggestive ambientazioni cinesi.

La buona terra prende spunto da uno specifico periodo dell’autrice, ovvero dal suo soggiorno nella Cina settentrionale, trascorso in compagnia del marito missionario.
La Cina settentrionale, rurale e povera, flagellata continuamente dalle carestie e dal banditismo, era una terra tutt’altro che ospitale. Proprio qui è ambientata la storia di Wang Lung, un umile contadino che conosce fin da giovane la fame, il duro lavoro e la miseria, e sarà ben presto ossessionato dal desiderio di arricchirsi, di accumulare beni per sottrarsi una volta per tutte agli stenti.

Ricco di terre, povero di tutto

Wang Lung riuscirà nel suo intento, accumulando terre che gli porteranno ricchezza e prestigio; ma questo, nel secolo spietatamente veloce che è il Novecento, non basta più: i cambiamenti che si susseguono l’uno dopo l’altro minano lentamente l’immobilismo della millenaria Cina, mettendo in discussione le priorità e gli ideali che avevano accompagnato i suoi abitanti per intere generazioni. Wang Lung, che si è affidato alla sua amata terra per possedere certezze, le vedrà cadere una alla volta, spettatore impotente di fronte a una Cina che si risveglia da un lungo sonno.

La trama de La buona terra, nel suo mettere a confronto un semplice contadino e l’indomabilità di un intero secolo, è senza dubbio affascinante, ma il reale motivo per il quale vi consiglio questo romanzo risiede nello stile e nella sensibilità dell’autrice.
Pearl Buck rende protagonisti delle sue storie gli oppressi e gli umili, coloro che portano avanti la propria esistenza stringendo i denti, e ne racconta la difficile vita. Lo fa con uno stile scarno ma diretto, senza appellarsi mai a facili sentimenti di pietà, e conferendo anzi ai suoi personaggi incommensurabile dignità, e perfino eroismo.

Nonostante tutto, solo ammirazione

La prospettiva dell’autrice non è la solita eurocentrica, piena di distaccata commiserazione nei confronti di altre popolazioni (prospettiva che traspare invece in tanti altri romanzi ambientati nell’Estremo Oriente, come il bestseller Fiore di neve e il ventaglio segreto), e si distingue invece nel panorama letterario europeo per l’affetto e la sincera ammirazione per la Cina e il suo popolo, nonostante l’enorme disparità sociale e le primitive condizioni di vita che caratterizzavano alcune regioni.

Questo amore è trasmesso interamente al lettore, che segue con apprensione e curiosità le vicende della famiglia Wang, e al contempo, leggendo, vive la Cina, imparando a conoscerne la bellezza rude ma maestosa che resiste nel tempo. Se non avete ancora letto nulla di Pearl Buck, non perseverate nell’errore di ignorarla.

Buona lettura.

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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