Interazioni – Margherita Fasano

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In sintesi:

interazioni raccolta di dialoghi di margherita fasano edito da edizioni dialoghi

Curioso: «Cioè, fammi capire: tu così, dal nulla, percepisci la necessità di scrivere roba, senza che nessuno te lo chieda?».
Poeta: «Sì, più o meno è così. Non te lo so spiegare meglio; è simile al mistero della vita. […]».

Interagire con un libro decente

Come ogni anno, e nonostante la pandemia, abbiamo avuto una bella serie di premi letterari. Il Premio Strega ha incoronato Emanuele Trevi, per Due vite; il Premio Bancarella ci ha segnalato Ema Stokholma e il suo Per il mio bene; il Premio Campiello ha decretato che vale la pena leggere L’acqua del lago non è mai dolce, di Giulia Caminito.
Bene, direte voi, ma… può avere un consiglio di lettura anche chi cerca un buon libro? Certo che può! Ne volete uno? Sapete di star navigando sul blog giusto. Sì, ho qualcosa che fa per voi, ed è pure un libriccino che non stancherà i vostri occhi già molto affaticati. Conosciamo Margherita Fasano e Interazioni.
La nostra autrice di certo non è famosa, e già questo fa stare tranquilli, perché almeno il market(t)ing non ha interferito troppo con la pubblicazione del libro. Io vi dico però che potete davvero dormire fra due guanciali: Margerita Fasano, a quanto pare, ha una laurea in Fisica e un dottorato in Astrofisica. Ah, dite voi, e chi se ne importa? Sì, normalmente non importa nulla, le cose belle possono nascere in qualunque suolo (anche se è più probabile che nascano in certi terreni). Ecco perché di solito non spendo molte parole a proposito della biografia degli autori. Ma questa volta importa: come vedremo, il curriculum di studi di Margherita Fasano, se non fondamentale, è stato quantomeno utile alla composizione del libro. Dai temi trattati allo stile, passando per la struttura formale, si può intuire che madre di Interazioni è una mente scientifica, addestrata nelle arti matematiche. E la cosa è assai gradita! In un triste momento storico, che costringe i nostri ragazzi a leggere le scemenze di D’Avenia, cioè le opere di un esperto di niente che parla del nulla, fa molto piacere constatare che i veri esperti, talvolta, decidono di parlare di qualcosa. Già, e che cos’è questo qualcosa?

Diciassette dialoghi

Va benissimo avere una vago ritratto di Margherita Fasano, ma a noi interessa soprattutto il libro in sé. Interazioni è molto breve, questo ve l’ho detto, neanche cento pagine. E questa brevità è riempita di dialoghi. Sì, dialoghi filosofici: credo proprio che questa volta l’aggettivo sia calzante. Diciassette dialoghi, per la precisione, un bel numero primo carico di significati. Significati non sempre positivi, a dire il vero: e, in effetti, vi avverto che Interazioni è pervaso da un senso di pessimismo neanche troppo nascosto. Ahi, ahi, un “mattone minimalista” da cui stare alla larga? No, non dovete fraintendermi. C’è del pessimismo, c’è della malinconia, c’è della tristezza, c’è del buio: si tratta, però, di quell’oscurità che intendeva comunicare Leopardi (e, con lui, molti altri nomi cari agli intelligenti). È quel “buio” cosmico che da un lato ci spaventa e dall’altro ci attira, a cui è associato, più intimamente che ad altri fenomeni, il senso innato del sublime. All’evidenza, forse perché ha un’accesso privilegiato, la nostra autrice sa bene come muoversi in quell’oscurità, e si deduce che l’ha visitata spesso: non c’è chissà quale pericolo di trovarsi annoiati, leggendo le sue pagine. D’accordo, Leopardi è Leopardi, e Margherita Fasano non è (al momento) nessuno; però devo confessare che un paragone con le Operette morali (paragone proposto per la presentazione del libro) non è assolutamente fuori luogo. Un po’ vi state incuriosendo, ammettetelo!

Voglio parlarvi di come inizia Interazioni. Manca una prefazione, manca un’introduzione, manca un commento dell’autrice. E quindi perché è interessante? Perché c’è in esergo una citazione tratta dal Teeteto di Platone. Ho letto molti libri che sfruttano l’espediente delle citazioni: tra gli autori, c’è chi lo usa garbatamente, e chi perde totalmente il controllo, come il buon Fusaro. Margherita Fasano è sicuramente un’autrice del primo tipo. Ma ciò che mi interessa è che finalmente l’esergo è davvero utile: sì, in sostanza presenta l’intero libro e ci fa capire qualcosa sulle intenzioni che hanno portato alla sua stesura. Vale la pena che lo riporti:

“Da parte mia, dunque, non sono affatto sapiente,
né di mio esiste qualche scoperta che sia tale e sia parto della mia anima;
quelli che mi frequentano, invece, da principio alcuni appaiono
anche del tutto ignoranti, ma proseguendo a frequentarmi,
tutti quelli a cui il dio lo conceda ne traggono un profitto straordinario,
com’è opinione loro e degli altri”.

È chiaro, direi. Che cosa troveremo sfogliando Interazioni? Non risposte già pronte, il libro non è divulgativo. Domande, intuiamo, dubbi, qualche stranezza che ci costringerà a “partorire” qualcosa: Interazioni si propone come nostra levatrice, proprio come Socrate. Che cosa poi ne verrà fuori, è un altro discorso, ma intanto capiamo che cosa ci aspetta. E a proposito di Margherita Fasano, che cosa riusciamo a intuire? Be’, anche in questo caso ci sono pochi dubbi: il libro è originato da una certa modestia, però anche da una sana dose di fiducia in sé. Insomma, la nostra autrice ci spiega di non possedere le chiavi di tutte le porte di tutti i forzieri, ma è sicuramente convinta di non essere una cattiva compagna di conversazione: ci assicura che non ce ne andremo indifferenti. Sarà vero? Si vedrà; intanto la pulce nell’orecchio ce l’abbiamo. E, dopotutto, fa già piacere non aver incontrare una padellata di captatio benevolentiae, di quella falsa modestia tanto in voga fra gli scrittori mediocri (navigati o meno). Mi pare giusto! Se uno scrive è perché crede di avere qualcosa di interessante da dire, negarlo a che cosa serve? A far fessi i lettori? Non è bello. Quindi, viva la sincerità della nostra autrice. La quale, in ogni caso, non manca di modestia, di là di tutto adeguata, per una “novellina”. Eh sì, da cosa capiamo che Margherita Fasano “non se la tira” (troppo)? Ma dalla citazione stessa! Evidentemente, avrà pensato la nostra autrice, le migliori parole per esprimere quel concetto già furono scritte in tempi remoti: tentare di “migliorare il meglio” sarebbe stata una buffonata. E allora, ecco Platone a spiegarci che cosa c’è dietro Interazioni: l’autrice sottoscrive, “ecco, lui l’ha detto bene, è proprio così”. Scelta interessante, non trovate? Esprimere il massimo con il minimo “spreco” di risorse: roba molto scientifica, molto matematica.

La ricreazione è una cosa seria

Eh sì, ve l’ho detto che Margherita Fasano bazzica ambienti scientifici, e capite perché mi sono soffermata così tanto ad analizzare l’esergo del libro. Avete ragione, avete ragione, non borbottate: quelle non erano parole dell’autrice. Stiamo parlando di Interazioni o di cosa? Tranquillizzatevi, adesso vediamo un po’ se la farina del sacco di Margherita Fasano è di prima scelta.
Continuiamo col tema della forma mentis matematica. Sì, perché la nostra autrice, devo dire, ha una particolare idea di scrittura, perfettamente in linea con quanto ho detto poco sopra. In effetti, leggere i dialoghi è un’esperienza quantomeno strana: sotto sotto, nelle loro ossa, sono delle specie di problemi scientifici, direi proprio matematici. Si possono trovare, con contorni molto sfumati, delle congetture, delle argomentazioni, dei lemmi, dei controesempi. Niente panico, vi dico, sono molto sfumati, non vi abbaglieranno! Il punto è che ci sono, e un occhio (un poco) esperto li nota. Ottimo, è una bella novità: di sicuro non è cosa di tutti i giorni leggere testi con una tale struttura profonda. Ed è anche una novità rispetto ai libri dichiaratamente “matematici”, che nella maggior parte dei casi propongono dei limiti netti: la matematica (o la scienza in generale) va bene per certe cose, per certi rebus, ma per il resto è fuori luogo. Interazioni, invece, ci suggerisce che la matematica non è “uno spazio delimitato”. No, essa è negli occhi di chi guarda: dopo un adeguato addestramento, è come se la retina divenisse sensibile a una nuova porzione dello spettro visibile. Leggendo Interazioni, siamo prima o poi portati a dire: “ehi, io l’ho sempre vista così, ma a quanto pare c’è un altro modo”…
E quest’altro modo è decisamente inusuale. Inusuale, eppure intrigante. La nostra autrice, ad esempio, riesce a fondere temi e personaggi tipicamente “patrimonio della cultura umanistica” con una prosa in certi punti squisitamente matematica. Leggiamo il nome di Archiloco, e al contempo troviamo condizioni “necessarie e non sufficienti”; Achille diventa improvvisamente molto meticoloso, per ciò che riguarda questioni puramente intellettuali, e non più militari…

«[…] tu [Ettore] che cosa intendi per eroe?»

Non male, Achille sa bene che prima dello “scontro” (di cervelli) bisogna accordarsi sulle definizioni, sui concetti primitivi, sugli assiomi…
Ecco, ditemi voi se vi sareste mai aspettati un Achille matematico! Come dite? Sì? Giusto, l’avete già visto alle prese con la tartaruga, nel classico testo di Lewis Carroll. Questo mi porta a considerare più nel dettaglio un altro tratto distintivo di Interazioni: il citazionismo. Ovvio, ho parlato prima dell’esergo; e poi viviamo nell’età postmoderna, figuriamoci se un libro può permettersi di non avere in sé una bella dose di citazionismo. Sì, ma ritorno a quanto ho detto: c’è un modo garbato di citare, e un modo fusariano. Margherita Fasano non tradisce sé stessa, continua a optare per il modo garbato. Abbiamo visto, in Interazioni troviamo casi di “citazioni amalgamate”, come quella di Achille, che rimanda non soltanto all’Iliade (com’è ovvio) ma anche a Carroll (ve l’ho detto) e a tutta una tradizione che si serve (chissà perché) dell’eroe omerico, mettendolo alla prova con avventure logicamente e filosoficamente impegnative. Ma i riferimenti che la nostra autrice si diverte a proporci non sono finiti.
Ce ne sono di palesi: incontriamo, oltre a Ettore e ad Achille, anche Beowulf e Grendel. Ce ne sono di un po’ più sofisticati, come un mostro bidimensionale che avrebbe fatto felice Edwin Abbott, o come una “modernità” che strizza l’occhio proprio a Leopardi (e, dunque, è davvero giustificato l’accostamento con le Operette morali). Ci sono persino delle metacitazioni:

«Suvvia!» rispose lui. «Ormai dovresti averlo imparato: non è un criterio di realtà riuscire a concepire o meno una cosa! E, tanto per essere puntigliosi, lo dice anche Edgar Allan Poe, in Eureka, citando non so quale persona colta».

In generale, poi, mi sembra che buona parte del testo sia un unico, grande riferimento ai classici (a dire il vero in Italia non molto diffusi) della cosiddetta “matematica ricreativa”. Di nuovo Carroll, sì, ma tra le righe della nostra autrice mi sembra di ritrovare anche Martin Gardner e, soprattutto, Raymond Smullyan. Situazioni surreali, problemi che fondono rigore logico e inventiva filosofica, personaggi spesso anonimi (“il Monello del Piano di Sotto”), capaci però di vincere la nostra simpatia.
Non so, a dire il vero, se questa mia supposizione abbia un fondamento: Margherita Fasano avrà modellato consciamente il suo scritto su quelli degli autori che ho citato, oppure si tratta di un caso? Difficile a dirsi (almeno per me, ma sospetto basti rivolgere la domanda alla Fasano), anche perché c’è una terza possibilità: forse una certa forma mentis, abituata a confrontarsi con le voragini matematiche, è spontaneamente incline a produrre un tipo preciso di prosa, quando si cimenta con un testo “ricreativo”. E, lettori, sia bene inteso: “ricreativo” non dovete intenderlo come “futile”. La ricreazione è una cosa molto seria.

Hide your pain, Achille

Ebbene, vediamola così: Interazioni è come un dolcetto casalingo dopo un’abbuffata al fastfood. Toglie senza fatica il saporaccio di fritto che le schifezze maistream, trangugiate a forza, ci hanno lasciato sul palato (Sembrava bellezza, dove sei? Parlo di te…). Pur essendo un dolcetto, e non una torta, è un po’ calorico, vero: ma in questo caso sono calorie buone, difficili da assumere se si vira su altri prodotti, privi di nutrimento. E poi la pesantezza, vi dirò, non si sente affatto.
Margherita Fasano, a un’evidente inclinazione alla malinconia e al pessimismo, associa anche una vena ironica e giocosa niente male. Il libro, in effetti, è zeppo di spigolature, freddure, battute e strane gag. Oh, capiamoci, non sono le gag di Barbascura X: quelle della nostra autrice ci lasciano spesso divertiti, a volte interdetti, ma mai irritati. Ad esempio, il Dialogo Tra Ettore e Achille, secondo della raccolta, ha una chiusa che ricorda una specie di meme:

Achille: «Aspetta, Ettore! Devi prima rispondere alla mia domanda. Che cosa intendi per eroe?».
Ettore: «Tutto questo mi ha stufato. Me ne vado!».
Ettore gli volta le spalle e torna verso Troia, mentre Achille lo continua a guardare con aria interrogativa.

Quest’Achille disorientato, che sembra quasi dire “what the fu*k, Ettore?”, non sfigurerebbe su Reddit, accanto a “Doge” e a “Big Chungus”. Che dire, poi di un Grendel educato e pignolo, piccato per la mala creanza di Beowulf? Guardate un po’…

Beowulf: «Ah, giusto, dimenticavo! Allora, vigliacco di un mostro, perché non ti alzi e combatti?».
Grendel: «Grendel, se non ti dispiace. Mostro non è formalmente
scorretto, ma sai, stiamo parlando un po’ e mi piacerebbe essere chiamato per nome».

D’accordo, Grendel non è poi così pignolo, perché “mostro” è formalmente scorretto, essendo una sineddoche (quale formalizzazione ammetterebbe ambiguità retoriche?), però in sostanza non ha torto: Beowulf è un montato cafone.
Ma la vena giocosa di Margherita Fasano non si limita a ciò. Assume a volte delle forme davvero molto, molto bizzarre, come si può capire dopo la lettura del Dialogo tra un bambino e il suo rapitore, il sesto di Interazioni. Il tema, di per sé terribile, è sviluppato in modo assurdo: abbiamo un bambino filosofo (cioè, che parla proprio come un filosofo), un rapitore innamorato e “gentile”, uno scambio serrato di opinioni a proposito della giustizia, della moralità e del guadagno. E il finale, con un’ironia iperbolica, di nuovo ci strappa un sorriso:

[…] arrivò un uomo a bussare a casa sua. Era un venditore ambulante di aspirapolveri. Gli fece perdere circa un’ora del suo tempo per mostrargli tutti i vantaggi di quello strumento. Solo quando Giacomo [il bambino, ormai adulto, divenuto un filosofo di fama] lo accompagnò alla porta alquanto bruscamente i due si riconobbero. Il Rapitore gli confessò che non si perdeva nulla di ciò che diceva il novello filosofo e alla fine si era detto che doveva assolutamente trovarsi un lavoro. Se ne andò tutto soddisfatto. Giacomo si accorse che lo preferiva di gran lunga come Rapitore.

Abbiamo già dei trascorsi con storie di violenze su minori stemperate da sciocchezze mostruose. In questo caso, dobbiamo arrabbiarci di nuovo? No, continuiamo a riservare al maestro del thriller i nostri rimproveri. Nel libro della Fasano, la commistione fra elementi “dark” e cavolate funziona bene, perché già dopo le prime pagine capiamo che l’universo di senso di Interazioni è sui generis, “a testa in giù”. Le buone consuetudini, in questo caso, sono sospese, e dunque non ci sentiamo traditi, quando leggiamo certe stranezze. Sì, forse in alcuni casi ci sentiamo presi per i fondelli, ma va bene, lo accettiamo nel tacito accordo che abbiamo sottoscritto: siamo entrati in Interazioni proprio aspettandoci di tutto…

E di tutto troviamo. La nostra autrice non va per il sottile, lettori, l’abbiamo capito. Interazioni non teme di costruire un dialogo su un rapimento, non teme di parlare della morte, non teme di indurre il pubblico a trarre conclusioni deprimenti, o apertamente crude. Sotto questo aspetto, lettori, rinnovo per l’ennesima volta il parallelo con Carroll: chiunque abbia letto Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, o Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, non può dire di non aver sentito un senso di viva inquietudine, annidata in certe scene e in certi personaggi. Interazioni è perfettamente in linea, e perciò la mia domanda di prima si fa ancora più pressante: tutto questo è cliché storico, del genere, o è forse intrinseco alla mentalità dell’autore matematico? Via, non voglio porla più questa questione, che se ne occupi qualche dipartimento di letteratura, invece di oziare sempre sulle solite quattro balle trite e ritrite!

Up and down

Ebbene, mi sono impegnata con osservazioni lusinghiere, vogliamo trarre delle conclusioni? Ah, prima volete che commenti tutti i dialoghi. No, lettori, il libro è breve, ve l’ho detto, che senso avrebbe se riassumessi e discutessi tutte le sue parole? Vi posso anticipare che gli enigmi morali hanno un gran peso, ma che non sono mai del tutto scissi dai problemi metafisici. Sarà per deformazione professionale, fatto sta che Margherita Fasano non rinuncia a punzecchiarci a proposito della cosiddetta “filosofia perenne”: è meglio propendere per il materialismo, per l’idealismo, o per il monismo neutro? La verità è accessibile? Esistono fatti, o ci sono solo interpretazioni? Ecco alcuni dei quesiti con cui dovrete confrontarvi. E vi confronterete solo con essi, perché le risposte non ci sono. O meglio, non ci sono risposte definitive, e non ci sono tutte le risposte che piacciono alla nostra autrice. Già, in alcuni casi è intuibile quali siano le preferenze della Fasano (di sicuro non troppo preoccupata di uniformarsi alla sensibilità del pubblico), ma in molti altri casi ciò che ci accorgiamo di tenere stretto fra le dita è soltanto un grosso punto interrogativo. Vi dirò, il libro è metà dell’esperienza di lettura che la nostra autrice ha (presumibilmente) pianificato: l’altra metà sta a noi. Riflettere e mettersi alla prova con le difficoltà di Interazioni viene spontaneo; e nel caso (raro) in cui così non fosse, Margherita Fasano si è premurata di stuzzicarci ben bene: giusto per riportare l’esempio più evidente, alla fine del tredicesimo dialogo, Dialogo a proposito dell’esistenza dell’anima gemella, c’è una domanda diretta, lapidaria, a cui siamo invitati a rispondere. Insomma, un esercizio in piena regola, di quelli che chiudono i capitoli sulle forme normali o sugli anelli commutativi. E questo è quanto. Adesso è proprio l’ora delle conclusioni.

Interazioni è un capolavoro. No. È un libro gradevole e acuto, ma non è un capolavoro. Potrete vivere meglio, se lo leggerete, però vivrete bene, se lo lascerete dove sta. Devo essere sincera, è un lavoro che presenta ancora qualche ingenuità, del resto tipica degli scrittori non professionisti. Ad esempio, vi ho parlato della “gag” che chiude il Dialogo tra Ettore e Achille: ecco, incontrarla una volta fa sorridere, incontrarla due volte, uhm, ci fa sbuffare un po’. Ed è ciò che succede: anche il Dialogo con le nuvolette grigio-rosa, il quattordicesimo, si conclude pressappoco con la stessa trovata. Le nuvolette voltano le spalle alla povera protagonista del dialogo (Margherita Fasano stessa):

Io: «[…] Il mio compito è scrivere il libro. Non dovrei pensare a certe cose… Ehi, dove state andando? Non potete lasciarmi così!».

È meglio non sfruttare eccessivamente i propri marchi di fabbrica, soprattutto se si sta scrivendo un libro, e si ha dunque (almeno, supponiamo che si abbia) tutto il tempo di lavorare con la lima. Anche lo stile di Interazioni, in generale gradevole, ha qualche momento “down”, che compensa i molti momenti “up”. Giusto per parlar chiaro, va bene usare tinte giocose e comiche, tuttavia è opportuno non esagerare. In alcuni passi di Interazioni, Margherita Fasano si lascia un po’ andare, “parlando come mangia” e “masticando con la bocca aperta”. Nulla di grave, vi assicuro che non arriveremo mai a leggere direttamente un secchiello di bolo, come ci è accaduto con Barbascura X; nondimeno, nel giudizio complessivo, le piccole cadute di stile contano.

E contano anche gli (in qualche modo involontari, ne sono convinta) “sfoghi” privati. Vi ho spiegato che in Interazioni c’è parecchio pessimismo: bene, se lo spirito dell’autore permea necessariamente l’opera, è anche vero che uno scrittore esperto deve riuscire a contenersi, per far sì che il suo sguardo sul mondo possa “trasfigurarsi” in uno sguardo universale, e per evitare che il testo si trasformi in un semplice “sfogo pubblico”. La Fasano non cade con tutte le scarpe in questa trappola, e Interazioni non è una “lettera sconsolata”, però in alcuni punti la nostra autrice non riesce a contenersi. L’esempio principe, anche in questo caso, è Dialogo con le nuvolette grigio-rosa, che a questo punto dichiaro il meno riuscito. Dopo averlo letto, è difficile non interrogarsi sulla vita privata della Fasano, tentazione che ci discosta notevolmente dagli scopi del libro. Insomma, sarò sincera, quel dialogo sembra davvero troppo vicino a uno sfogo, complice non soltanto la sua struttura, ma anche lo stile, che a mio parere tocca nelle poche pagine del dialogo i punti più bassi dell’intero libro. Troviamo un’eccessiva affettazione, combinata con una certa vaghezza e con esternazioni che, in tale contesto, non sono più comiche, bensì volgari (le nuvolette sono apostrofate con un “brutte bastarde”): ebbene, l’effetto finale stona con il resto di Interazioni. Un peccato, anche se forse inevitabile: prima di veder scritto il proprio nome nel grande registro della letteratura, bisogna anche scivolare e farsi qualche livido, non credete anche voi?

Non credete, verificate!

Com’è, come non è, per tutto questo volete ora farmi causa: vi ho promesso di recensire un bel libro, e invece ciccia! Ma come, voi trovate brutto un libro perché ha qualche difetto? No, no, non è così che si giudica. Confermo quanto ho dichiarato nella premessa: Interazioni merita. È una novità, una margherita (l’autrice mi perdoni) cresciuta ai margini della palude mainstream; è sincero, e si propone un fine profondo, diverso dall’accumulo di fruscianti bigliettoni; è anche divertente a modo suo, via!
Quindi, per tutto questo, non fatemi causa: date una possibilità a Margherita Fasano e al suo libro. Se non avete nella vostra libreria le Operette morali, o Satana, Cantor e l’infinito, ah allora vi dico di lasciar perdere per il momento Interazioni e di procurarvi quanto prima i due classici. Però, se già siete ben forniti, sono sicura che troverete un posticino per Interazioni. E credetemi, non sarà occupato abusivamente.
Mi date fiducia? Oh, fate attenzione, Margherita Fasano vi assicura che “a volte la fiducia è solo una forma raffinata di pigrizia”. Allora, mettiamola così: non credete alle recensioni, ma verificatele (ciao Paolo Fox)! E se volete verificare anche questa, io vi auguro una buona lettura!

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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