Il signore delle mosche – William Golding

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In sintesi:

signore mosche golding

In mezzo a loro, col corpo sudicio, i capelli sulla fronte e il naso da pulire, Ralph piangeva per la fine dell’innocenza, la durezza del cuore umano, e la caduta nel vuoto del vero amico […]

I bambini sono angeli

Nel 1993 l’Inghilterra e l’opinione pubblica vennero sconvolte da un terribile caso di cronaca nera: un bambino di appena due anni era stato trovato morto investito da un treno. Il piccolo, James Bulger, fu rapito in un centro commerciale da Robert Thompson e Jon Venables: due ragazzini di dieci anni. Dopo aver marinato la scuola, Robert e Jon decisero di rapire un bambino per causare un incidente in strada, ma dopo un tentativo fallito scelsero “semplicemente” di legarlo ai binari. Secondo l’autopsia, tuttavia il bambino era già morto prima che il treno gli passasse sopra, a causa delle violente percosse ricevute. Durante l’interrogatorio della polizia, Jon Venables saltò in braccio alla mamma e disse “Sono stato io ad uccidere James Bulger. Puoi dire a sua madre che mi dispiace?”.

Innocenza bestiale

Una storia orribile, certo, ma cosa ha a che fare con un blog di letteratura? Ecco, in questa recensione vi parlerò de Il signore delle mosche, di William Golding. Gli venne assegnato il premio Nobel nel 1983, con questa motivazione: “Per i suoi romanzi che, con la chiarezza della narrativa realistica e la diversità e l’universalità del mito, illuminano la condizione umana nel mondo di oggi”; e infatti Il signore delle mosche fa luce sulla reale natura dei bambini, non di oggi, ma di sempre. La concezione odierna dell’infanzia come periodo idilliaco proviene dal Rococò, mentre precedentemente i bambini venivano considerati uomini in miniatura fatti e finiti, e come tali venivano trattati: certamente non è giusto trattare i bambini da adulti, ma è altrettanto sbagliato pensare che possiedano un’innocenza primigenia, e che non provino le stesse pulsioni animalesche e aggressive dei grandi. Anzi, se le pulsioni degli adulti vengono mitigate e tenute in catene dalla cultura e dalle leggi, quelle dei bambini sono invece a “piede libero”: nei bambini la civiltà non ha ancora modellato la loro personalità, ed è più facile per loro, in condizioni favorevoli, rimettersi in contatto con il lato più selvaggio.

Il mondo della narrativa, letteraria e cinematografica, è ricca di storie di bambini cresciuti lontano dalla natura e diventati selvaggi, pensiamo a Tarzan, al romanzo e alle sue innumerevoli trasposizioni cinematografiche, o alle bambine protagoniste del film La madre di Guillermo del Toro. Insomma, i bambini possono essere capaci di atti di commovente altruismo e gentilezza, come di crudele violenza, poiché in loro le passioni umane non hanno alcun freno inibitorio. Golding aveva ben chiaro ciò, e volle averne conferma facendo un esperimento nella classe in cui lavorava come insegnante, lasciando i suoi piccoli alunni ad autogestirsi per del tempo; dopo averne studiato le dinamiche, ebbe l’ispirazione per scrivere il suo romanzo.

Una bella trama

Immagina alcuni bambini che, a causa di un incidente aereo, si trovano naufraghi su un’isola deserta: inizialmente questi eleggono un capo, si danno delle leggi e fanno assemblee, cercano di seguire i dettami della civiltà dalla quale provengono. Tuttavia già dall’inizio serpeggia tra tutti loro un’antipatia naturale nei confronti del membro più debole, ma anche più razionale, e che verrà immediatamente bullizzato perfino dai più piccoli. Piggy, il povero bambino preso di mira, è per la sua maturità e per la sua capacità di empatizzare il più adatto a guidare il gruppo, ma è asmatico e sovrappeso, e viene immediatamente visto come un peso per il branco. Man mano che la narrazione procede, i bambini dimenticheranno tutto ciò che li ha legati alla società, perfino il loro nome, presi come sono dall’impellente bisogno di nutrirsi, difendersi… e di uccidere.

Buona lettura.

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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