Il primo vestito rosso – Irene Malfatti

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In sintesi:

il primo vestito rosso romanzo di irene malfatti

Credevo allora di capire cosa avesse tanto tormentato Ottavia: non l’ostilità verso la gravidanza, ma la paura di non riuscire a essere più intravista, dietro la sua pancia, il timor panico di trovarsi a essere soltanto incinta, depredata delle “altre cose”.

Archetipo materno

Il primo vestito rosso tratta di un argomento tabù: il disagio della donna che, durante la gravidanza, si vede privata della propria individualità, per divenire semplicemente “madre”.

Bisogna dire che tutta la cultura occidentale, perfino la religione cristiana, si fonda sulla venerazione della maternità: da Iside alla Madonna, quella della madre è una figura che nel corso della storia è sempre stata adorata e talvolta deificata.

In tempi moderni, però, la donna si è allontanata dal focolare, abbracciando la carriera, l’indipendenza, la realizzazione personale. Oggi più che mai vi è un divario fra i nuovi e i vecchi ruoli femminili, e di ciò ci viene dato un assaggio in questo romanzo.

Incomprensioni

Zeno è un professore, un tipo esuberante e gioviale che conosce Ottavia, raffinata ed elegante, di cui si innamora. Ricambiato, iniziano una felice relazione. Ottavia è all’apice della sua felicità e soddisfazione personale: ama ed è amata, è una brava acrobata, ha in città una libreria tutta sua. Quando si rende conto di aspettare un bambino, crede che questo possa essere il dettaglio che sublimerà la sua vita. Non si aspetta, invece, l’insofferenza nei confronti di quella pancia che la rende meno aggraziata e agile, non si aspetta di sentire critiche sui tacchi che indossa, non si aspetta di giustificare a persone che non conosce ciò che fa, perché lo fa, perché non vuole smettere di farle. Soprattutto, non si aspetta tanta incomprensione da parte di Zeno, che invece vive la gravidanza con radiosità raggiante e anche un po’ di egoismo.

Proprio l’incomprensione fra i due compagni è il fulcro del romanzo. L’autrice, intelligentemente, dà voce ad entrambi, conducendo una narrazione in doppia prima persona. Comprendiamo così il punto di vista di Zeno, che vive il periodo della gravidanza con gioia e non capisce l’incupirsi di Ottavia proprio in un momento così lieto; e comprendiamo quello della futura madre, che si sente annullata come individuo, con le sue aspirazioni e caratteristiche.

Appunti sullo stile

Qui è necessario fare degli appunti. Lo stile dell’autrice è meraviglioso: è evidente la ricerca delle parole più adatte, che, accostate, danno origine a immagini raffinate e vivide. Penso, ad esempio, alle espressioni “luce di burro” per definire la luminosità delle perle, o “vino di velluto”, per indicare un vino corposo, dal sapore e colore pieno. È uno stile straordinariamente espressivo, che rappresenta per me il maggior punto di forza del romanzo.

Tuttavia, poiché gli eventi ci vengono narrati da due punti di vista diversi, sarebbe stato opportuno diversificare maggiormente i linguaggi di Zeno e Ottavia, troppo somiglianti fra loro. Se Zeno è un tipo verace, e un po’ di turpiloquio è adatto a caratterizzare il suo linguaggio, parole simili dette da Ottavia, più raffinata, posata e perfino aristocratica, lasciano perplessi. Un vocabolario un po’ diverso, dei periodi differenti, forse più ampi, un altro sistema di pause, avrebbero fatto una notevole differenza, e mi avrebbero fatto applaudire al capolavoro.

Tragedia a tutti i costi?

Un altro punto che non mi ha convinta è l’introduzione, sul finale, di un fatto non particolarmente tragico che si risolve infatti in poco tempo. Senza entrare troppo nei dettagli per non anticiparvi nulla, verso la conclusione Zeno e Ottavia hanno un diverbio per futili motivi, a cui segue un breve allontanamento. Rispetto alla soluzione scelta dall’autrice, forse sarebbe stato più adatto introdurre un evento che davvero rompesse gli equilibri della coppia, per poi considerare i conseguenti effetti psicologici sui due compagni: un allontanamento affettivo di Zeno per esempio, o l’insorgere di problemi nella gestazione. Qualcosa, insomma, che inducesse davvero il lettore a preoccuparsi, a stare sulle spine. Questo, nel caso in cui si avesse voluto a tutti i costi arricchire la trama di un evento sconvolgente, ma considerando il taglio deliziosamente introspettivo del romanzo, sono dell’idea che non fosse affatto necessario introdurre nessuna fatalità, più o meno grave.

Tutto ciò non toglie che Irene Malfatti sappia ben governare la penna: con le parole fa magie, e l’argomento di questo suo romanzo è non solo interessante, ma anche originale e ricchissimo di spunti di riflessione. Perderselo sarebbe un vero peccato.

Perciò, mi resta solo di augurarvi buona lettura!

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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7 risposte

  1. Anna ha detto:

    Un tema interessante, mi segno molto volentieri questo libro da leggere prossimamente

  2. eva paris ha detto:

    fa sempre piacere scoprire nuovi libri, deve essere una piacevole lettura

  3. fiorella ha detto:

    sembra veramente bello e poi, per me, non è possibile evitare di leggere un libro che si intitola il primo vestito rosso!

  4. Maria Domenica ha detto:

    Non conosco ancora questa autrice ma mi piace l’idea che in “Il primo vestito rosso” venga analizzata la condizione della donna che vive la gravidanza come causa di un oscuramento della sua individualità.
    Maria Domenica

  5. Lucia sempre ha detto:

    Deve essere un libro molto interessante visto che parla di un argomento sempre attuale

  6. flavia ha detto:

    sembra proprio un bel libro,ben scritto (cosa non così scontata) anche se mi lascia un po’ perplessa questa visione cosi negativa della gravidanza da parte della protagonista..

  7. mary pacileo ha detto:

    un libro che suscita tutto il mio interesse, mi piacerebbe tanto leggerlo