Il pendolo di Foucault – Umberto Eco

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In sintesi:

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Ora penso invece che il mondo sia un enigma benigno, che la nostra follia rende terribile perché pretende di interpretarlo secondo la propria verità.

Un primato

Il pendolo di Foucault ha un record molto particolare: è uno dei libri italiani più comprati ma meno letti, vuol dire cioè che in tantissimi l’hanno comprato sull’onda del successo ottenuto da Il nome della rosa, aspettandosi probabilmente qualcosa di simile, ma sempre in tantissimi, dopo un po’ di pagine, sono rimasti delusi dal suo contenuto e l’hanno abbandonato, lasciandolo a prendere polvere nell’angolo più buio e polveroso della propria libreria.

Il motivo? Eco in questo libro è tanto prolisso, sembra quasi voler sfoggiare tutto il suo sapere riguardo i templari, i Rosa Croce, Molay, e questo luogo e quell’altro, e quella data e quest’evento, snocciolando un’infinità di informazioni che mettono a dura prova l’attenzione del lettore. Noioso, per chi avrebbe voluto rivivere un’avventura come quella di Guglielmo e Adso.

Un’abilità non evidente

In realtà, Eco non fa quasi nulla per caso. Egli sfrutta lo stile e gli infiniti elenchi di date e luoghi per rivolgere una critica a uno specifico ramo della semiotica – di cui era insegnante ed esperto – definita “cancerosa” (i lettori attenti, quando leggeranno il libro, si renderanno conto che il termine “cancro” e la relativa area semantica ricorrono spesso nel romanzo), ovvero una disciplina per la quale qualunque cosa può essere collegata con qualunque altra cosa per analogia, rompendo ogni ordine esistente nell’universo: ma l’ordine nell’universo c’è, e questi collegamenti senza regola ci fanno vedere cose che non esistono, ci creano allucinazioni, sembrano portarci in un’oasi quando invece ci fanno addentrare nel deserto più rovente e pericoloso.

Se non sai, evita

Questo tipo di semiotica porta a dei ragionamenti illogici che proprio come un cancro si propagano e si autoalimentano, corrompendo la salute della persona nella quale riescono ad attecchire. Naturalmente la critica non è rivolta solo alla semiotica cancerosa, ma più in generale a qualsiasi processo mentale che esclude la concretezza e il raziocinio: nell’era delle fake news e delle teorie complottistiche è più importante che mai non credere a qualunque cosa ci venga proposta, ma dubitare, ragionare, approfondire, studiare. Riflettere, anziché limitarsi a prestare fede, è la via per sopravvivere alla follia dei nostri tempi: un messaggio tutt’altro che scontato.

In conclusione, vi consiglio di riprendere in mano quel povero libro abbandonato in mezzo alla polvere, dategli una seconda possibilità… non sarà forse il libro della vostra vita, ma, per l’assoluta originalità dei temi trattati, se la merita.

Buona lettura!

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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2 risposte

  1. Anonimo ha detto:

    Bella recensione!

  2. Lia Bucci ha detto:

    Hai toccato lo spinoso tasto dei libri comprati e accantonati dopo qualche pagina. Ogni libro merita di essere letto fino alla fine, soprattutto se è stato scritto da Umberto Eco, che non scriveva a caso. Anche io dovrei avere “Il pendolo di Foucault” da qualche parte. Chissà se questa estate, sotto l’ombrellone…