Il narratore: scopri chi ti racconta una storia

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La senti questa voce?

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti…”: chi è che ci sta parlando? Manzoni? Renzo? Don Abbondio? No, nessuno dei tre. È lui, il narratore.

Il narratore è una presenza invisibile che si cela fra le pagine, è la voce che si rivolge al lettore e gli racconta la storia. Nel corso dei secoli, gli scrittori si sono divertiti a giocare con questa voce, adoperandola in mille modi e creando effetti sempre diversi.

Proprio le basi

Un primo “gioco letterario” è quello tipico della tradizione novellistica, e riguarda il rapporto fra il narratore e il livello narrativo; prendiamo il Decameron come esempio: Boccaccio narra di dieci giovani fiorentini che si rifugiano in campagna per sfuggire alla peste e che per passare il tempo si raccontano storie. I dieci fiorentini sono quindi sì protagonisti di una storia, ma anche narratori di altre storie: sono narratori intradiegetici, mentre Boccaccio, che non fa parte di nessuna storia, è un narratore extradiegetico (da “extra” che, come è noto, vuol dire “fuori”, e “diegesi”, che vuol dire “racconto”).
Altri narratori intradiegetici li ritroviamo in opere come Le mille e una notte (Sherazade, la moglie dello scià) ma anche in raccolte più moderne, come Sette storie gotiche della scrittrice danese Karen Blixen.

Alcuni scrittori hanno poi portato all’estremo il gioco dei livelli narrativi: in un racconto di John Barth, Menelaide, se ne contano fino a sette!

Coinvolti, distratti, allucinati

I narratori si distinguono anche in base al loro coinvolgimento nella storia: il narratore dei Promessi Sposi non è uno dei personaggi della storia, ed è pertanto eterodiegetico, cioè racconta la storia di altri. Lo chiamiamo omodiegetico se invece racconta una storia di cui ha fatto parte.

Ma attenzione: non sempre il narratore omodiegetico è la voce narrante del protagonista. Vi ricordate di Adso de Il nome della rosa? È lui che narra, nonostante il protagonista sia Guglielmo. In questo caso il narratore si chiama allodiegetico, mentre invece è autodiegetico se narra una storia di cui è egli stesso protagonista, come Manuele in Aracoeli della Morante.

In genere il narratore eterodiegetico racconta in terza persona, mentre l’omodiegetico in prima. Quello onnisciente in terza persona è il narratore per eccellenza dei grandi romanzi ottocenteschi; nel Novecento invece gli è stato preferito il narratore in prima persona, per via della tendenza letteraria a ripiegarsi su sé stessi, sulla propria emotività e psiche, tipica del secolo.

Se ci inventiamo le categorie…

Negli ultimi anni stanno prendendo piede altre due tecniche narrative: il narratore comportamentista e il narratore in seconda persona.

Quella che sfrutta il narratore comportamentista, o “che si azzera”, è una tecnica che si chiama generalmente “show don’t tell” (“non parlare, mostra”): qui la voce narrante non commenta e non spiega, si limita a descrivere i fatti così come accadono, come una macchina da presa. Così, però, si rischia di creare una storia che non viene ben compresa dal lettore.

Per quanto riguarda il narratore in seconda persona, in realtà non esiste. È un’espressione errata per indicare l’abbattimento della quarta parete fra narratore e lettore: nello specifico, il narratore racconta la sua storia interpellando spesso il lettore, dandogli quindi del tu; ma il narratore rimane sempre il narratore, e il lettore non esce dal ruolo di lettore. Tutt’al più accade che il lettore diventi il protagonista, come in Se una notte d’inverno un viaggiatore, e anche questa affermazione andrebbe rivista e presa con le pinze.
Perciò, se sentite uno scrittore, un editor, o un insegnante di scrittura creativa che parla di narratore in seconda persona, probabilmente non sa bene di che cosa sta parlando.

Ma chi è che può credere a quelli lì?

Infine, un altro delizioso gioco letterario che grandi autori come Agatha Christie e Paul Auster hanno sfruttato, è quello di rendere la voce del narratore inattendibile. Nel momento in cui il lettore inizia a leggere un romanzo, si fida di quanto dice la voce narrante, non dubita delle sue informazioni: far coincidere la voce del narratore con quella di un personaggio mentalmente instabile o semplicemente bugiardo, dà vita a incredibili colpi di scena.

Ecco perché il narratore, seppur non visibile, ha un ruolo così importante nel rendere il romanzo affascinante e avvincente!

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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6 risposte

  1. mary pacileo ha detto:

    davvero utile questo tuo articolo, l’ho letto con piacere e ti ringrazio per questo approfondimento

  2. Amalia ha detto:

    Un articolo scritto davvero molto bene, è stato piacevole ed interessante leggerlo

  3. Erika Scheggia ha detto:

    Sapevo esistessero diversi tipi di narratore ma non conoscevo tutti i nomi. Quando si scrive una storia o un romanzo è molto difficile scegliere a chi farlo narrare. La scelta del narratore (o dei narratori) non è semplice, perché è quello che conduce il filo. Articolo interessante e utile per chi è appassionato di lettura e scrittura

  4. Federica Manoni ha detto:

    Molto interessante come Articolo Grazie per gli approfonfdimenti

  5. Un articolo che mi ha fatto riflettere molto, un pò è come scrivere sui blog, in prima e terza persona

  6. Valentina ha detto:

    Che articolo interessante e piacevole hai scritto. Sapevo che esistevano diversi tipi di narratori, ma non avevo mai approfondito l’argomento.