Il genio non esiste (e a volte è un idiota) – Barbascura X

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In sintesi:

il genio non esiste (e a volte è un idiota) saggio di barbascura x edito da tlon

Non fa nulla se non ci stai capendo un cazzo, tanto son tutte stronzate.

“Non è di questo mondo”

Lettori, quando vi va di raffreddare il cervello che cosa fate? Immagino abbiate molti diversivi adatti allo scopo; io talvolta guardo i documentari che propone il canale DMAX, proprietà Discovery. Documentari, com’è possibile? So che vi state grattando il capo perplessi. Avete ragione, detto così suona strano: è che ho dimenticato l’aggettivo “americani”. Sì, lettori, sono “documentari” solo per modo di dire, più che altro perché propongono spezzoni di filmati naturalistici, o di cronaca: in realtà, sono degli stupidissimi show per intrattenere ed eccitare l’americano medio. Le immagini sono tagliuzzate, rimescolate, ripetute all’infinito, commentate in modo approssimativo e sensazionalistico. Ci sono delle storie che coinvolgono gli animali: bene, questi ultimi sono umanizzati, si attribuiscono loro strategie, vendette e una moralità a volte nobile, a volte discutibile. Hanno dei nomi e dei ruoli: ad esempio c’è Thor, lo “sceriffo” di una mandria di bufali, oppure Fang il “vecchio re” del branco di leoni. Poco importa se gli spezzoni mostrano animali chiaramente diversi: Thor è sempre Thor, punto. E se lasciamo perdere gli animali, i risultati non cambiano: mi è capitato di guardare una specie di inchiesta sugli ultimi documenti desecretati dal governo statunitense, ovviamente documenti a tema UFO. Be’, lettori, in dieci minuti di programma avrò udito la stessa “prova audio” una trentina di volte, e il responso di un esperto tecnico del suono, chiamato ad analizzarla è stato semplicemente un “potrebbe essere il vento”. Ecco, il resto del documentario, ben sapendo di rivolgersi ad americani, mi ha invece spiegato che il tecnico del suono in tutta la sua carriera non aveva mai analizzato una cosa simile, una cosa dichiarata “non di questo mondo”. Non hanno nemmeno fatto la fatica di rimuovere le parole dell’esperto: le hanno semplicemente interpretate, da “potrebbe essere il vento” a “il suono non è di questo mondo”.
Eh sì, lettori, non basta il tema a fare di qualcosa un documentario, o più in generale un’opera divulgativa. Divulgazione non è semplicemente parlare di “cose scientifiche”, è parlarne in un certo modo. Un’opera divulgativa, di qualsiasi genere, per definizione si rivolge a un pubblico di non specialisti: bene, il divulgatore deve tenere in conto i limiti del suo pubblico, sforzandosi di connettere ciò che il pubblico già sa con ciò che ancora non sa. L’obiettivo è preciso, dunque: dare nuove informazioni vere (nel senso scientifico del termine), spesso quasi incomprensibili, se non si è stati “iniziati”. E se l’obiettivo è questo, non snaturare l’informazione è la prima regola che un divulgatore deve rispettare.

Capite già da questo che i documentari di DMAX non sono opere divulgative, perché se in natura non è lo stesso leone a compiere una certa impresa, l’informazione data dal filmato naturalistico è falsa. E noi invece vorremmo che fosse vera. Stesso discorso: se invece di riprendere ciò che ha sentenziato il tecnico, cioè “potrebbe essere il vento”, il documentario parafrasa con “il suono non è di questo mondo”, be’ il nostro documentario sta semplicemente distorcendo l’informazione. Ah, ma voi volete dirmi che si tratta di licenze poetiche, di artifici retorici, di un modo per aiutare il pubblico a comprendere. No, lettori, sbagliate. Metafore, similitudini, immagini ardite persino, sono molto utili al divulgatore, perché effettivamente fanno da ponte fra le informazioni semplici che il pubblico conosce e quelle più complesse che ancora ignora: proprio ciò che abbiamo detto si vuole ottenere, giusto? E allora fin qui niente di male; o meglio, un po’ di male c’è, perché metafore e analogie varie hanno molte volte dei limiti, e la somiglianza con il concetto scientifico che vorrebbero veicolare può essere lontana. Ma il bravo divulgatore lo sa, per questo si premura di dire al pubblico che la sua opera al più può dare “una vaga idea” dell’argomento, argomento che richiede ulteriori studi e ulteriore fatica per essere apprezzato come merita. Se ci pensate, Piero Angela di rado ha dimenticato di invitare il pubblico allo studio delle parole effettivamente dette dagli scienziati, parole di cui lui si limita a proporre una superficiale parafrasi: per questo possiamo dire che è un bravo divulgatore. Vorrei ora notaste che ho parlato di artifici retorici, non di “docere delectando”. Sì, imparare divertendosi è una bella cosa, ma bisogna ricordarsi che l’importante è imparare, non divertirsi: e, spiace dirlo, alcune cose sono belle da imparare, ma non sono divertenti e non c’è verso di renderle tali. Gli animali, ad esempio: piacciono di per sé, certo, ma le loro vite sono spesso piatte, senza storie. E se vogliamo parlare di loro, in maniera divulgativa, be’ non possiamo inventarci storielle che non esistono: perché queste non aiutano affatto a capire nuove verità scientifiche, fanno divertire e basta, senz’altro scopo. Similmente, lo studio degli UFO è interessante, però è noioso perché non si parla mai di alieni, solo di anomalie riconducibili con buona probabilità a esperimenti militari segreti o a insoliti fenomeni geologici e atmosferici: già, aggiungere gli alieni è proprio divertente, però… però finisce tutto lì, si tratta di balle che non aiutano affatto la nostra comprensione delle cose. Ecco, capite perché il docere delectando non è segno di una buona divulgazione? Si fa in fretta a elidere il “docere”, rimanendo col semplice “delectando”: anche perché il “delectando” paga di più. Credete a me, lettori, dovete stare attenti: so che voi amate i doveri della razionalità tanto quanto amate divertimento, perciò dovete fare attenzione e non lasciarvi ingannare da quelli che (a vantaggio loro) vorrebbero vi divertiste ogni momento delle vostre giornate, dimenticando di pensare e di ragionare.

Barbascusa ma come cavolo ti chiami?

Bene, ma… perché questa lunga predica? No, lettori, non è una predica, non mi permetterei mai di annoiarvi così. Il fatto è che mi è capitato per le mani un libro, pubblicizzato… molto, molto, molto pubblicizzato… come libro “divulgativo”. Sì, un miracoletto capace di farci conoscere meglio (e amare di più) la scienza e i suoi protagonisti. Ah, però. Allora, che cosa ne dite, vogliamo esplorare un po’ questo libro, tenendo a mente ciò che abbiamo stabilito debba essere una buona divulgazione?
Comincio col dirvi che l’autore non è un Pinco Pallino qualsiasi, è un Pinco Pallino famoso: si chiama… non si sa come si chiama davvero, ha una dignità segreta che potrebbe essere minacciata dalle sue performance pubbliche. Per il mondo è Barbascura X (è la lettera, non il numero). Influencer, ricercatore chimico, circense, musicista, satiro, stand-up comedian, autore di video interessanti e divulgatore scientifico: se lo seguite su Youtube sapete che non ci sono prove che sia davvero qualcosa del genere. I suoi video sono intrugli pressoché tutti uguali, che contengono sempre i soliti ingredienti: presentatore belloccio, curiosità vecchie come il cucco sugli animali, anglicismi vari, sgraziate espressioni da “ciovane”, parolacce (ma soft, come “cacca”, “culo” e altre così). Ah, partiamo male. Ma ehi, calma: dopotutto, qui stiamo parlando di un libro, perciò bando ai pregiudizi, magari è un bravo scrittore, anche se come youtuber fa pena.

Il titolo, lettori, è Il genio non esiste (e a volte è un idiota). Indovinato! C’è del docere delectando: l’insegnamento dovrebbe riguardare le vite di alcuni famosi uomini di ingegno (non dico “scienziati”, perché a rigore alcuni dei geni considerati non lo erano) e il divertimento… be’ dovrebbe consistere non soltanto nello stile “frizzante” di Barbascura X, ma anche nell’apprendere che i suddetti geni erano degli idioti. Già. C’è qualcuno, su altri blog, che ha giudicato meritevole questa impostazione, perché demitizza gli scienziati e perché consente al grande pubblico di sentirsi più vicino ai nomi famosi di cui tratta il libro. Io non sono d’accordo: innanzitutto perché non mi pare ci sia chissà quale mito intorno ai cosiddetti “geni”, e poi perché non credo affatto che il pubblico sia in questo modo indotto a ben disporsi nei loro confronti. Di Von Neumann, ad esempio, direste che ci sia un mito? Qualora sentiste parlare di lui, non finireste col credere che spostasse le montagne col pensiero: semplicemente, scoprireste che era capace di complicatissimi calcoli a mente, che ha contribuito in modo fondamentale alla matematica, alla fisica, all’intelligenza artificiale, perfino alla biologia. Scoprireste che ben pochi, nella Storia, sono stati simili a lui: eh, questo è forse un mito? È un fatto, e accettarlo è bello, dopotutto.
Vi sentite minacciati da Von Neumann? Io no, sono contenta per lui (anche se aveva una moralità molto discutibile) e immagino che lo siate anche voi. E capite perché ritengo che l’impostazione di Barbascura X non sia d’aiuto per il pubblico: se si provano già sentimenti positivi, o neutri, nei confronti di Von Neumann (e di Galileo e degli altri geni), a che cosa serve una “operazione simpatia”? A niente, soprattutto se non è un’operazione simpatia. Ridurre qualcuno al rango di idiota non fa certo crescere l’amore nei suoi confronti, tutt’altro: l’umiliazione e la presa in giro (immotivata) scatenano l’aggressività. Nessuno ha rispetto per un idiota, è un debole: e i deboli sono utili “punching ball”, contro cui si può mostrare al resto del branco la propria forza e la propria ferocia, le solite qualità che permettono di raggiungere il successo sociale. Insomma, io mi domando: ma coloro che lodano (almeno) le intenzioni di Barbascura X, perché non lodano anche il comportamento di certi bulli, che deridono e danno dell’imbecille al secchione di turno? Dopotutto, quei bulli demitizzano il secchione, lo avvicinano al resto della classe!

Il Christian De Sica della divulgazione

Va bene, lasciamo perdere. Il titolo già ci indispone, ma bisogna continuare. Vi dirò, lettori, questo è uno di quei pochi libri che concentrano il loro contenuto più prezioso nell’introduzione, e non nel corpo centrale: perciò, è il caso di esaminare proprio le parole che presentano l’intero libro.
Considerando che si tratta di una raccolta di biografie di geni (in realtà idioti), Barbascura X non tradisce il tema e comincia il suo discorso parlando di sé stesso. Lo troviamo a una conferenza per chimici cervelloni, così descritta:

[…] era una palla mortale, visto l’inaudito numero di persone che aveva deciso di dedicare la propria esistenza allo studio di supercapacitatori in carbonio, e aveva deciso di condividere la propria passione in quella sede […] avevano deciso di fare una conferenza “internazionale” […] tenendola per qualche ragione tutta in francese. E che cazz’ di conferenza internazionale è?! Ci stava un tedesco che non aveva neanche capito dove si lasciasse il cappotto […].

Accidenti, che cosa capiamo da tutto ciò? Barbascura X è dentro grosse situazioni, cioè roba che riguarda i supercapacitatori in carbonio (che cosa sono non si sa, il nostro autore non lo divulga); Barbascura X può guardare con superiorità i francesi; Barbascura X è capace di usare bene le espressioni dialettali; Barbascura X sa che il turpiloquio fa ridere e fa ancora più ridere se gli si dà una sfumatura “meridionale”. È tutto bello, però so che vi state domandando dove il nostro autore vuole andare a parare. Questa storiella, sì… insomma… deve essere un pretesto di qualche tipo, un antefatto che poi ci introdurrà dolcemente alle biografie che ci interessano. Continuiamo e…

Mi ritirai in un bar a leggere, non accorgendomi di essere seduto sulle mie palle.

Ah, mi sa che non siamo ancora arrivati al punto. Ma ehi, avete notato? Se fosse capace di strappare un mezzo sorriso, Barbascura X sarebbe il Christian De Sica della divulgazione. Il “bar”, le “palle”… ha così tante sfumature! Lo so, lo so, scandalizzarsi per le parolacce è stupido. Avete ragione, infatti io non mi scandalizzo per il turpiloquio. Non sono nemmeno scandalizzata, in verità: sono arrabbiata, perché la rabbia è l’unico sentimento che mi può suscitare questa monnezza trita, moscia e inconcludente. Lasciamo stare, anche perché la storiella della conferenza finalmente si chiude e… e niente, era un mezzo per portare il discorso non sulle biografie dei geni, bensì su un altro pezzo della vita di Barbascura X. Udite, udite, il nostro autore ci racconta la genesi de Il genio non esiste (e a volte è un idiota). Un racconto edificante, di abnegazione, di sacrificio, di perseveranza (e vedrete poi quanta ironia c’è in queste mie parole)?
Ma non fatemi ridere, che a non farmi ridere ci pensa già Barbascura X! No, è la solita innocente confessione alla Saverio Tommasi, la stessa che ci ha proposto anche Galiano. Praticamente, il nostro eroe ci confida che…

[a]vevo semplicemente pensato che quella conferenza a Strasburgo faceva schifo, e che iniziavo a trovare intollerabile l’ambiente accademico.

Quindi chiama un suo amico, uno che è…

[…] un personaggio “grosso” sul web, e ogni tanto fa conferenze e spettacoli […]

… proponendogli di fare lui stesso una conferenza. Tranquilli, il “personaggio grosso” sentenzia:

«Ho visto i tuoi video in cui parli di scienza. Sono belli. Hai già idea di cosa parlare nella conferenza?» […].

E via, siccome Barbascura X fa dei video “belli” (cioè è già famoso su Youtube), la conferenza si fa ed è un successo. Sì, perché il nostro divulgatore, nonostante continui e pressanti impegni nel “mondo accademico”, riesce a trovare il tempo di sceneggiare uno spettacolo che “fa ridere”. E da uno ne nascono cento, così…

Da quel giorno ho viaggiato per i teatri di tutt’Italia raccontando la storia della scienza come a me piaceva fare: male.

Su questo siamo d’accordo, Barbascura X ciò che fa lo fa male. Però lo fa e continua a farlo; e poiché Youtube va bene, il teatro va bene, ma è solo con i libri che un intellettuale wannabe raggiunge veramente il suo traguardo… be’, niente di che, dopo il teatro gli pubblicano il libro. Sì, l’apologo in fin dei conti era riassumibile così: Barbascura X racimola follower tra gli adolescenti, poi “tizi nel giro” lo aiutano a organizzare spettacoli teatrali a cui si spera assisteranno almeno quei follower, poi gli pubblicano il libro. Ve l’avevo detto, è un viaggio dell’eroe in cui l’eroe è Saverio Tommasi, perciò le conclusioni sono obbligate. Barbascura X ha provato a condirne la gestazione, ma Il genio non esiste (e a volte e un idiota)

[…] è iniziato così, con una chiamata, con una casa editrice che mi asseconda, con incoscienza.

È la classica storia all’italiana: prima trovi dei follower, poi ti fai aiutare dall’amico “grosso”, poi ti imponi sul mercato, poi fai la grana. Tutto regolare.

Con la precisión de Picasso

Sì, sì, non arrabbiatevi, arriviamo al tema del libro. Dopo tutte le interessanti parole spese per sé stesso, Barbascura X comincia a parlare del genio, tentando di definire proprio la parola “genio”. Non è affatto chiaro che cosa voglia dire il nostro autore, e forse anche per questo si aiuta discutendo un esempio concreto: ci parla di Pablo Picasso. Ora, io ho già da ribattere: perché Picasso, se il libro tratta principalmente di uomini di scienza? Perché il genio ha molte forme, direte voi facendo eco a Barbascura X. Forse: dipende dalla definizione che si dà, non è vero? In ogni caso, anche se il genio avesse molte forme, non è più opportuno considerare quella propria degli scienziati? No, continuiamo con Picasso.
Barbascura X ci regala una piccola biografia, che inizia ricordandoci che il nome completo di Picasso è:

Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno María de los Remedios Cipriano de la Santísima Trinidad Martyr Patricio Clito Ruiz y Picasso…

Uhm va bene, non trattandosi di una monografia sull’artista, avremmo anche potuto andare dritti al sodo…

[…] certo che sua madre era proprio stronza. Inutile dirvi che Picasso non aveva il citofono a casa, Amazon gli perdeva i pacchi e non poteva manco ordinare una pizza d’asporto.

Ah, no, ecco perché c’era bisogno di riportare il nome per intero. Via con le risate preregistrate! Cioè, su Picasso ne ho sentite di migliori (il suo nome era “Ron”, “Ron Picasso”, ad esempio) e facevano tutte schifo, ma tant’è, Barbascura X ha trovato una genialata prendere in giro Picasso solo perché ha un nome lungo. A proposito, perché ha un nome così lungo? Un mediocre divulgatore, credo, avrebbe fatto almeno un accenno ai costumi tradizionalmente (di sicuro ai tempi di Picasso) in voga nell’onomastica spagnola, così, tanto per far capire anche alla parte di pubblico che ancora non la conosce perché l’artista e tanti altri personaggi famosi (o luoghi, come Los Angeles) hanno nomi “completi” interminabili. Un divulgatore coi fiocchi, invece, lascia perdere la sostanza dando sfoggio delle proprie capacità di stand-up comedian, confezionando una gag sul nome di Picasso che non contiene nemmeno quei giochi di parole raffinatissimi dello spezzone dedicato a Zorro (Zoppo) nel film di Ezio Greggio, Box Office 3D. Risate preregistrate, ancora, forza!

Dopo un po’… dopo un altro po’… ancora un po’… be’, insomma a un certo punto le prese in giro da bulletto moderato del secondo dopoguerra stufano, quindi Il genio non esiste (e a volte è un idiota) prosegue il suo discorso “scientifico”. Continuando con l’esposizione della vita di Picasso, Barbascura X ci spiega che la straordinaria abilità di “disegnare le signorine con le zizze a punta” è frutto di tentativi e di errori, di molti tentativi e di molti errori. Ah, lettori, in effetti questa è una verità, se non evidente, almeno molto facile da comprendere. Barbascura X non la dimostra, però ci assicura che:

Se però studiassimo la storia di Pablo un po’ più in dettaglio scopriremmo che non s’è svegliato un bel giorno dicendo «adesso dipingo le signorine con le zizze a punta». La verità è che Picasso s’è fatto un mazzo tanto per arrivare a quello stile.

Capite, lettori? Se voi lasciate perdere Il genio non esiste (e a volte è un idiota), potreste informarvi sul “mazzo tanto” che si è fatto Picasso, cioè sulle basi teoriche e tecniche che l’hanno portato a sviluppare (non da solo, vale la pena di ricordare almeno Braque) il movimento cubista. Sì, per istruirvi su Picasso dovete proprio abbandonare il libro di Barbascura X, perché quest’ultimo, a parte cenni wikipediani sui “periodi” (“Blu”, “Rosa”), non dice proprio niente sui tentativi e gli errori dell’artista. Non importa, supponiamo che vi rivolgiate ad altre fonti: bene, scoprite tutta la storia che c’è da scoprire e poi concludete che… ehi, aspettate un momento, ma Barbascura X arriverà mai al dunque? Tranquilli, ci arriva, generalizzando in modo (poco) rigoroso il caso particolare di Picasso.
Il nostro divulgatore si esprime con chiarezza:

La verità è che se ognuno di noi avesse investito la stessa quantità di tempo di quei “geni” nell’affinare la propria arte, commettendo gli stessi errori e nello stesso numero, scoprendo che qualche errore ci piaceva pure, provando, fallendo, mischiando, sperimentando, trovando il nostro personalissimo stile, forse oggi potremmo tranquillamente competere con loro ad armi pari.

Interessante, se fosse vero. Lo so, lo so, se cercate nel web, troverete che perfino alcuni detrattori del nostro Barbascura X sono concordi nel giudicare la suddetta affermazione un “messaggio positivo”, a favore dello studio e dell’impegno. Ebbene, torniamo alla mia premessa: un messaggio positivo, a favore dello studio, giustifica una scemenza colossale? Io direi di no, perché le informazioni false hanno conseguenze imprevedibili: in questo caso, che cosa succederà quando qualcuno studierà come un matto e non riuscirà a vedere il suo nome scritto sui libri di storia? D’accordo, probabilmente non succederà nulla, però mi spiegate il senso di illudere il pubblico dicendo che con il giusto impegno si può “competere ad armi pari” con Von Neumann o con Andrew Wiles?

Questione di geni

Lettori, vorrei qui parafrasare un genio che non compare nel libro di Barbascura X, forse perché ignoto all’autore: se il mondo brulica di potenziali geni, dove sono tutti quanti? Eh sì, impegnarsi non basta: è necessario per dare il nostro massimo, ma il nostro massimo può sempre rivelarsi al di sotto del minimo di qualcun altro. Al pari delle abilità sportive, che sono condizionate non solo dall’allenamento, ma anche dalla genetica (su, vorrei proprio che Barbascura X incitasse un cardiopatico congenito ad allenarsi, rassicurandolo che potrà vincere una maratona… arrivando vivo al traguardo), le abilità cognitive sono almeno in parte innate. Volete una prova? Non posso darvene una definitiva, rigorosa, anche perché ricerche sono tutt’ora in corso; però posso darvi qualche indizio. Ad esempio, conoscete Srinivasa Ramanujan? Uno dei più influenti matematici del secolo scorso… va bene, il punto è che ben prima di collaborare con un altro matematico di fama, Godfrey Hardy, Ramanujan era già capace di produrre risultati incredibilmente profondi e innovativi, pur avendo studiato poco e da autodidatta. Certo, certo, commetteva anche alcuni errori: ma veramente molti dei suoi teoremi erano straordinari, ed erano straordinari anche per matematici, come Hardy, che avevano passato decenni ad “allenarsi”. Posso anche dirvi che allo stato attuale delle ricerche, psicologi e psichiatri concordano nel dire che il quoziente intellettivo non è sufficiente per fare di un uomo un genio, però è fondamentale: da esami specifici e dall’analisi di dati statistici è estremamente improbabile che persone con un quoziente intellettivo inferiore a 120 si dimostrino dei geni, per quanto impegno ci mettano e per quanto l’ambiente in cui vivono sia “stimolante” e favorevole. Ah già, oltre al quoziente intellettivo, che è innato, bisogna considerare anche le circostanze della vita, che sono in sostanza una questione di fortuna. E poi, ovvio, ci si dovrebbe domandare se non sia innata anche la forza di volontà che porta a impegnarsi… lasciamo stare, non voglio mettere troppa carne sul fuoco.

Ebbene, Barbascura X che cosa ha da dire a riguardo? La questione della fortuna è liquidata così, in un modo, di nuovo, molto scientifico:

[…] a ben guardare, forse anche la fortuna è una questione di studio. Come diceva Coleman Cox:
«Credo moltissimo nella fortuna, e ho scoperto che più io lavoro e più ne ho».

E abbiamo messo a tacere un’obiezione. Per le altre… be’, niente, Il genio non esiste (e a volte è un idiota) non ha neanche idea di chi sia Ramanujan, si concentra solo su quei pochi “geni mainstream” e continua imperterrito a supporre che in ognuno di noi si trovino abilità superlative dormienti (mi ricorda molto certi discorsi New Age sulle capacità divine che devono essere risvegliate). Anzi, forse non suppone proprio nulla e si accontenta di dire ciò che il pubblico vuole sentirsi dire. E ciò che il pubblico vuole può non essere un bene. Sì, perché oltre a essere stupida e infondata, io trovo che la tesi di Barbascura X sia anche pericolosa, in un certo senso. Sempre al contrario di ciò che pensano altri blog, l’idea che il genio si riduca a una questione di forza di volontà può spronare non tanto a dare il massimo, quando a sentirsi autorizzati a dare addosso a coloro che geni non sono. Certo, se basta “investire la stessa quantità di tempo” che i geni hanno impiegato per affinare la loro arte, allora chi non è un genio è un pigro. Se l’è cercata. E farglielo notare non è una vessazione, è dirgli come stanno le cose.
Ma è davvero inutile continuare, simili preoccupazioni non toccano neanche per sbaglio Barbascura X. Il nostro autore è sicuro della sua posizione, quindi avanti! La tesi che ognuno di noi può impegnarsi per scrivere il suo nome nel libro della scienza sarà divulgata alle masse con questo rivoluzionario mezzo:

Ho deciso di sputtanare alcuni dei più famosi geni mai esistiti, coloro che in epoche diverse hanno rivoluzionato la storia del sapere scientifico con le loro scoperte.

Eh sì, ho avuto la stessa impressione. In che senso “sputtanare” qualcuno può far venir voglia a qualcun altro di “farsi il mazzo”? Cioè, non verrete mica a dirmi di essere diventati stacanovisti giusto per aver letto questa recensione su Barbascura X, vero?!

Truffa intellettuale

Lettori, ora vi aspettate un lungo commento su ciascuna biografia contenuta ne Il genio non esiste (e a volte è un idiota). Ah no, mi rifiuto. Avete capito bene. Perché? Perché in tutta sincerità non meritano un commento. Le pseudobiografie di Democrito, di Newton, di Darwin, di Tesla, di Marconi e di Einstein (inquinate da cenni maldestri ad altri nomi famosi) sono talmente sciocche e superficiali che mi irritano al solo ricordo. Barbascura X “divulga” le conquiste scientifiche dei personaggi in un modo imbarazzante, a metà fra un articolo di Wikipedia e un saggio di Carofiglio (che poi, forse, sono la stessa cosa): le sue trovate per spiegare concetti e teorie sono, nel migliore dei casi, semplificazioni già presenti “sul mercato” da decenni. Ad esempio, non si vergogna affatto di proporre una fotografia che ritrae il classico modello con un pallone al centro di un panno elastico e una biglia che ruota fino a cadere nella voragine in cui si trova il pallone: molto bene, così abbiamo una mezza idea dello spazio curvo, ma non era necessario acquistare Il genio non esiste (e a volte è un idiota), era sufficiente chiedere alle Teche Rai di poter vedere una puntata di SuperQuark degli anni Novanta. E poi, be’, possiamo rivolgerci a Flatlandia, se vogliamo cogliere in maniera abbastanza intuitiva l’idea di uno spazio quadridimensionale non percepito da esseri tridimensionali che vivono in esso: sì, Abbott parla con maggiore eleganza di poligoni senzienti, Barbascura X ci racconta invece che…

[…] lo step mentale successivo [è] […] complesso: esattamente come l’uomo-piadina [cioè un uomo bidimensionale] non si accorge di trovarsi in un universo a tre dimensioni, noi non ci accorgiamo di trovarcene in uno a quattro dimensioni […]

… ma la “semplificazione a scopo divulgativo” è sempre quella.

Quando poi Barbascura X non riesce a trovare modelli preconfezionati cui ispirarsi, i risultati sono una sorta di fai da te sconclusionato e caciarone, che in molti casi confonde le acque e rende ostiche anche informazioni pienamente comprensibili. Di nuovo un esempio: forse perché incapace di consultare l’enciclopedia, Barbascura X riesce a scrivere un’affermazione incredibile, che potrebbe valergli il Razzie Award per la divulgazione…

Democrito non casca in piedi manco con Dante, che nell’Inferno (Canto iv) lo definisce: «Democrito, che ’l mondo a caso pone». Che caso. Insomma, Democrito che dice cose a caso […].
Quella di Democrito potrebbe essere la storia della più grande truffa intellettuale involontaria mai realizzata.

Avete capito bene, il nostro autore interpreta il verso dantesco nel modo più sbagliato: Dante non sostiene che “Democrito dice cose a caso”, ma che “fa derivare il mondo dal caso”. Cioè, Dante ci spiega che secondo Democrito non c’è una Causa prima di cui il mondo è effetto. Eh sì, voi lo sapete perché vi ricordate ancora di quella lezioncina imparata al liceo, o perché sapete leggere le note al testo della Commedia. Invece Barbascura X non si ricorda e non sa leggere, temo: ecco perché ci spiega, falsamente, che Dante dà del truffatore al povero Democrito. Il quale, dal canto suo, non avrà magari fatto le scoperte di Gödel (avrebbe potuto, anche impegnandosi?) ma di sicuro era sincero e preciso nella sua filosofia. Ed era ben consapevole di quel che diceva.
Appunto, Il genio non esiste (e a volte è un idiota) meriterebbe un Razzie, se non avesse già vinto il Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica (ehi, avete visto? Ci stiamo adeguando, con le maiuscole). Cose molto italiane…

Pene lumacoso

Ebbene, non voglio parlarvi nel dettaglio delle biografie perché il loro contenuto è inesistente, sì, ma voglio evitare anche perché fa schifo persino lo stile con cui questo nulla è divulgato. Avete già notato l’uso che Barbascura X fa delle parolacce, però non è questo a indispettire. Ve l’ho detto, le parolacce non hanno nulla di male. Veicolano dei significati e francamente sono sovente necessarie per costruire un discorso molto, molto divertente. Tuttavia, il nostro autore si conferma (non solo nell’introduzione, lungo l’intero libro) incapace di far ridere usando le parolacce. Semplicemente, il suo non è un uso, è un abuso: compaiono di continuo, ovunque, ed è perciò naturale che irritino… dopo aver letto il primo paragrafo. Con buona probabilità, Barbascura X è uno di quegli autori che scrivono innanzitutto per il proprio piacere, convinti che l’opera finale sarà apprezzata almeno da quelli come loro: mah, non so, ho qualche dubbio che davvero i ragazzini in età prepuberale amino Il genio non esiste (e a volte è un’idiota). Cioè, i ragazzini già per conto loro sanno ridere delle parolacce che cercano sul vocabolario.
Ad ogni modo, il nostro autore ha fatto una scommessa, e può darsi che non soltanto alla giuria del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica piacciano brani come questo:

«Sì, le particelle sono attratte e respinte da forze, e la forza che attrae le particelle si chiama… amore!».
Proprio come quando durante un orgasmo il pensiero vola a Bettino Craxi: il membro, prima turgido come una roccia, voluttuoso e in preda all’eccitazione più spasmodica, si smoscia in una poltiglia di carne lumacosa, per poi ritirarsi completamente dalla vista della sbigottita signorina che inizia a singhiozzare. Così s’afflosciava anche la felicità di quelli che avevano ascoltato delle così flosce parole. La forza dell’ammore… mio dio, lo ha detto sul serio. Sembra un film di serie z, quando non si sa come risolvere la situazione e qualcuno urla: «Vinceremo con la forza dell’amore!».

Accidenti, le sentite di nuovo le risate preregistrate? Questa era una spassosissima esposizione della dottrina di Empedocle sull’amore: non l’amore carnale, o in ogni caso emotivo (come fa intendere Barbascura X), bensì la forza attrattiva (da Empedocle supposta essere una cosa estesa, al pari dei quattro elementi) che secondo il filosofo era responsabile dell’aggregazione degli elementi primordiali. Bella e soprattutto divertente, vero? Il pene lumacoso, troppo forte… per non parlare di quella meravigliosa chicca di stile ricercato, quel “proprio come quando durante”! Ma aspettate, non è finita! Cioè, una trovata del genere non può mica essere un usa e getta! E infatti, Barbascura X scrive immediatamente (immediatamente!) dopo:

[…] inconsapevole della tragedia indignitosa che le sue parole avevano scatenato, Empedocle sorridente continuava urlando: «E la forza che respinge le particelle… si chiama discordia».
Qui, come un flaccido membro in cancrena che s’è ormai staccato dalla carne per lasciar spazio a un silenzio pregno di lacrime e speranze infrante, così i presenti scoprirono la magia dell’autocombustione e se ne andavano in un soffio drammatico di cenere.

Ah ah, lettori, basta, ho le lacrime agli occhi… il membro, i tempi verbali messi a cacchio di cane! Devo essere sincera, era da tanto che un autore non mi faceva ridere così. Oh, scusate, il “così” è di troppo. Seriamente, ci vuole coraggio a definire il libro di Barbascura X un’opera “di puro intrattenimento”, pur negando ad essa qualsiasi merito didattico. Insomma, dov’è mai il punto in cui il libro intrattiene?

Idioti fancazzisti (e dove comprare i loro libri)

Lasciamo stare, tanto avete capito qual è il genoma de Il genio non esiste (e a volte è un idiota). Avviamoci alle conclusioni, via. Barbascura X chiude il suo capolavoro riassumendo ciò che ci ha fatto scoprire sui geni di cui ha esposto le vite, e cioè che:

Democrito […] si fa venire idee astruse e non verificabili in un periodo in cui tutti dicevano cose astruse e non verificabili, ma per qualche ragione gli credono per più di duemila anni.

[…] il santo vergine Newton che sta fuori come una pigna, gioca al piccolo alchimista e ogni tanto s’assaggia i metalli pesanti. Olè.

Darwin non c’aveva voglia di fare una mazza, ma gli è capitata una serie di botte di culo […]

Marconi era un idiota, […] era ignorante come una capra, […] pur avendo sbagliato tutto ha potuto buttare soldi per provare… e gli è pure andata bene.

Tesla, d’altro canto, era un sociopatico che godeva nel regalare le proprie idee agli altri e, impegnandosi, è riuscito nell’impossibile: morire povero.

Einstein era un disadattato […]. Ha avuto torto su un sacco di cose, ma alla fine in qualche modo perverso s’è scoperto che aveva comunque ragione su alcune di quelle. Su tantissime altre continua ad aver torto marcio. Mind blowing.

Ora, alla luce di tutto ciò, voglio rivolgere a Barbascura X l’ultima domanda della recensione: se in definitiva questi geni del passato, riveriti, stimati e capaci di raggiungere i loro obiettivi, sono degli idioti fancazzisti che hanno avuto solo un’incomprensibile fortuna, in che senso io dovrei darmi da fare per poter “competere ad armi pari con loro”? No, non pretendo che il nostro autore mi risponda, anche perché l’ha già fatto nel suo libro. Dopo aver esposto la miseria dei suddetti geni, infatti, Barbascura X ci assicura che:

Provare ammirazione per questi personaggi è più che giusto, crederli inarrivabili è assolutamente sbagliato. L’unico vero anello di congiunzione tra loro è che tutti avevano seguito le proprie passioni, avevano studiato e indagato esattamente il tipo di campo che a loro affascinava.

Ah. Be’, lettori, a questo punto non avete capito niente né sul genio né sui geni, ma almeno sapete quali straordinari poteri da egomaniaci potete raggiungere. No, non “se vi impegnerete”: se smetterete di preoccuparvi per le contraddizioni. Pensate, non avendo il cruccio di elaborare cose vere e coerenti potrete scrivere libri fantastici come Il genio non esiste (e a volte è un idiota), e aggiudicarvi prestigiosi premi assegnati da giurie competenti e assolutamente imparziali. Se tanto mi dà tanto, Barbascura X può seriamente credere di riuscire nell’impresa: da semplice “candidato Premio Nobel” (chi conosce i suoi video sa di che cosa parlo) a vincitore. Aspettiamo anche noi quel momento con fiducia.
E mentre aspettiamo, vi invito a sfogliare Il genio non esiste (e a volte è un idiota). Come, siete sorpresi? Sì, io ve lo consiglio: così avrete la conferma di essere più intelligenti di qualcuno. Magari non di Democrito, o di Einstein, ma di qualcun altro sì. E se la cosa vi garba, vi fa già sentire su di morale, io vi auguro buona lettura!

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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