Il confine dei giorni – Alessandro Faino

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In sintesi:

il confine dei giorni romanzo di una famiglia italoamericana di alessandro faino

«Maledetto oceano, – imprecai fra i denti – i tuoi flutti sono più duri della pietra e le acque invalicabili più di un muro».
«Caro Luigi, gli oceani come le partenze dei migranti hanno due sponde, e c’è sempre un’amarezza di chi parte e una di chi resta».

Ritorno alle origini

Luigi Fogliano è un ex contabile, nato e cresciuto in America, figlio di due emigrati italiani. Dopo aver trascorso una vita intera lavorando a Filadelfia, il giorno del suo ottantesimo compleanno esprime il desiderio di recarsi per la prima volta in Italia; il viaggio non è quello di un semplice turista, perché Luigi intende finalmente conoscere, guardare negli occhi e abbracciare il cugino Vito e gli altri parenti di cui ha sempre e solo sentito parlare.

Tema de Il confine dei giorni di Alessandro Faino è dunque il ricongiungimento, la riscoperta delle proprie origini.
Infatti Elio, cognato di Luigi, sottolinea che gli italoamericani della loro generazione vivono in una condizione di perenne estraneità, privati di una specifica identità e incapaci di riconoscersi completamente in una lingua comune, in una cucina familiare e nelle tradizioni che sono state nonostante tutto ereditate:

«I nostri genitori furono emigranti italiani. Figli e nipoti sono americani. Ma nuje, oramaje addeventate viécchie, che simme state? Niente: né emigranti, né italiani, né americani»

Odissea nella memoria

In realtà quello di Luigi non si limita ad essere un mero viaggio fisico, ma è soprattutto un’odissea fra le stanze della memoria: attraverso i suoi ricordi prende vita il ritratto della famiglia Fogliano, la cui storia è sostanzialmente archetipica, simile per molti aspetti a quella di tante famiglie italoamericane; e proprio per questo è in sé affascinante.
In questo quadro, spiccano in particolare le figure femminili: tratteggiate come riservate e devote, taciturne e perfino enigmatiche, fredde e quasi ripiegate su se stesse, sono però sempre essenziali affinché la famiglia possa mantenersi in equilibrio e il loro ruolo non è mai di semplice contorno.

Tuttavia nessun membro è davvero enigmatico e avvolto nel mistero quanto Generoso Fogliano, il padre di Luigi, emigrato negli Stati Uniti con la propria fidanzata quando era ancora poco più che un ragazzino: in questo viaggio di ritorno al paese che diede i natali ai suoi antenati, Luigi scoprirà il vero motivo che spinse suo padre a imbarcarsi in un affollato piroscafo e ad affrontare l’Atlantico così giovane. Dunque, il viaggio in Italia si scopre essere non solo la ricerca di un’identità perduta, ma anche la candela per fare luce su un passato pesante ed oscuro.

Il sentimento dell’emigrazione

Ad Alessandro Faino va il merito di aver proposto, con uno stile armonioso e gentile, il dramma degli emigrati italiani e anche quello della loro prole, orfana di una terra natìa. Un dramma che però, a ben vedere, si colloca su un piano rigorosamente sentimentale e riflessivo. Luigi medita sul suo matrimonio, su quello dei figli e dei genitori, sullo strano senso di nostalgia innescato dalla lontananza di una terra madre che in realtà non ha mai calpestato, ma si sofferma poco sulle reali e concrete difficoltà affrontate da una famiglia di immigrati in America. Ad esempio, la criminalità esportata da certi emigrati e la ben nota discriminazione razziale attuata dal governo americano sono appena accennate, quasi a suggerire una certa marginalità.
Anche il linguaggio di Luigi, che in linea con lo stile generale è garbato e raffinato, sembra volersi allontanare dal realismo, sfociando a volte in un eloquio molto formale, anzi troppo, come appare da questo stralcio di un dialogo con il cugino Vito:

«Mariaccia è un termine che non conoscevo – gli spiegai – però lo svolgimento della partita mi suggerisce che i due nomi coincidono con l’identico gioco».

Questo dà un po’ di dispiacere, perché è evidente che l’autore si è lasciato sfuggire l’occasione di dar vita a uno sperimentalismo linguistico simile a quello attuato da Pascoli nel poemetto Italy; sarebbe stata una bella mossa caratterizzare minuziosamente la parlata di Luigi, cresciuto a metà fra il dialetto e l’inglese, un modo di rendere significante la pura forma, senza ricorrere a descrizioni e spiegazioni.

Archetipo senza confini

Molto probabilmente, Alessandro Faino ha deciso di rendere “ideale” l’alienazione vissuta da Luigi: ha proposto un’alienazione appunto archetipica in cui l’emigrato di ogni tempo e latitudine possa riconoscersi, non dovuta a situazioni contingenti, formanti il vissuto del protagonista e valide solo per lui, per la sua particolare storia, per il particolare romanzo di cui fa parte.
Il confine dei giorni è sì il libro di una famiglia italoamericana, ma è soprattutto una storia sulla lontananza e la nostalgia, in cui ci si preoccupa molto di più di far breccia nell’anima del lettore che di ricostruire una precisa e rigorosa ricostruzione storica. E, rispetto a questo obiettivo, non dubito che riesca a farsi voler bene.
Perciò, se la vostra anima abbisogna di un nuovo varco da cui possano entrare le emozioni del mondo, leggetelo.

E io vi auguro buona lettura!

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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