I cinque testi più brutti di Sanremo 2021

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sanremo 2021 le cinque canzoni più brutte

Un mezzo Bugo nell’acqua

Vi ricordate di Sanremo 2020? Ah, Bugo & Morgan, #fiorellostattezitto, La Gozadera a notte fonda, quel tizio che poi ha vinto… tutto merito del direttore artistico, il grande Amadeus. Questo Sanremo 2021, invece… non saprei, qualcosa è andato storto. Share altissimo, ovviamente, ma c’è stato un significativo e allarmante calo di ascolti, rispetto alla precedente edizione. Tutta colpa del direttore artistico, il non poi così grande Amadeus.

No, via, siamo seri: che cosa è successo? Come in tutti gli eventi complessi, le cause sono numerose e, fra queste, una non secondaria è stata l’assenza di un pubblico dal vivo, pubblico stavolta sostituito da Fiorello e da una folla di ammiccanti palloncini. Molto ammiccanti, in qualche caso.
Forse anche Achille Lauro (per non parlare di Ibra) ci ha messo del suo, però, a parte i disturbanti “elementi di scena”, credo che in questo Sanremo 2021 abbia avuto un peso negativo pure la natura dei testi delle canzoni in gara: sì, proprio il piatto forte è stato poco appetibile. Come in altre edizioni, certo, ma questa volta la mancanza di inventiva sembra si sia fatta sentire di più, deludendo il palato degli spettatori. Nonostante nei dodici mesi precedenti siano accadute parecchie cose, e parecchie più che difficili da sopportare, molte delle canzoni di Sanremo 2021 hanno deciso di fare spallucce davanti ai regalini del 2020, preferendo evitare una meticolosa esplorazione di lidi selvaggi. Meglio andare sul sicuro: ecco, più che altro ci si è ritrovati con amore di sé, ricordi d’amore e pene d’amore.

Siamo d’accordo, il Festival di Sanremo non è né Superquark né una tribuna politica, e non dovrebbe infondere ulteriori deprimenti pensieri nella testa dei suoi spettatori. Tuttavia, ciò non implica che il Festival debba ridursi a innocuo e vacuo passatempo: la musica, forse più di altre forme espressive, ha un pieno potere catartico, e per far sì che possa esercitarlo è necessario che possa parlare apertamente dei drammi, delle paure, delle incertezze realmente vissuti. Insomma, non servono altri guai, ma ci si aspetta tacitamente di poter rielaborare quelli incontrati. Niente da fare, Sanremo 2021, più che un senso di catarsi, ha trasmesso un senso di straniamento.

Questa dunque non è la lista dei testi più belli: sì, alcuni di quelli presentati a Sanremo 2021 sono davvero meritevoli e originali, lo ammetto, ma in generale non farei di nessuno di essi la colonna sonora dei tempi che stiamo vivendo.
Non è la lista dei testi più belli, ma è pur sempre una lista. Va bene, inutile dilungarsi, il titolo dell’articolo ha già rivelato tutto: concentriamoci ora sulle metafore più improbabili, sulle sgrammaticature più inaspettate e sulle… grattugie dei cinque testi più brutti del Festival di Sanremo 2021!

5 – Ti piace così, di Malika Ayane

[…]
Ti piace così
E ti piace com’è
È ora che ti vedi
Com’era non sarà
Ci pensi
E ti piace com’è
Lo senti che tremi
A che serve resistere
Ti desideri e vuoi scegliere
Cosa muovere, quando spingere
E ti piace sì
[…]

È indubbio, con la voce Malika Ayane sa coinvolgere, facendo dimenticare allo spettatore il suo spot dello spazzolino e… anche le parole di Ti piace così. Ma si sa che le canzoni hanno sempre una forza subliminale, perciò il testo di Ti piace così rimane incastrato fra i neuroni, causando i suoi effetti. Effetti in verità piuttosto blandi: del resto, più di tanto non possono fare dei versi brevi, alquanto sconnessi, ripetitivi, privi di un certo guizzo, perlopiù tronchi.
Il brano, in teoria, dovrebbe raccontare il coraggio di una donna che acquisisce autostima e inizia ad amarsi così com’è: sarà, ma di fatto i versi sono talmente generici e vaghi da non suggerire chissà quale storia. Anzi, potrebbe anche parlare del primo giorno di un operaio addetto al martello pneumatico, incoraggiato dal suo capoturno.

4 – Chiamami per nome, di Francesca Michielin & Fedez

[…]
Le mie scuse erano mille, mille
E nel cuore sento, spille spille
Prova a toglierle tu baby
Tu baby
[…]
Perché in fondo qui sull’erba siamo mille, mille
Sento tutto sulla pelle, pelle
Ma vedo solo te baby
Te baby
[…]

Francesca Michielin e Fedez sono fra gli artisti che hanno deciso di andare sul sicuro parlando d’amore. Chiamami per nome è un autentico duetto, ci sono fra le sue parole un lui e una lei: e, proprio col suo testo, sembra suggerirci che il nome di lui potrebbe essere “Johnny Bravo”. Già, chi mai potrebbe dire “baby” in modo serio? Apostrofare il proprio partner con “baby” è una cosa molto cringe già da un bel po’ di anni… anzi, credo che usare quella parola assicuri di non avere più un partner con cui dialogare.
Un’ulteriore sciccheria si trova nelle rime: care, derivative, siciliane. No, macché, scherzavo: abbiamo delle terribili rime baciate rubate da un cartellone appeso sul muro di un asilo e delle assonanze della stessa risma…
Però Chiamami per nome ci dà un vera, grande lezione: le parole chiave vanno ripetute almeno due volte, perché bisogna assicurarsi che il pubblico di palloncini capisca bene.

3 – La genesi del tuo colore, di Irama

[…]
Mai smetterai canterai
Perderai la voce
Andrai, piangerai, ballerai
Scoppierà il colore
Scorderai il dolore
Cambierai il tuo nome
Avessi finto sarebbe stato meglio
Hai poco tempo ormai
Per vivere una vita che non sentirai
Chiudo il sole un attimo
Anche se non dormirò oh
E i pensieri passano
Come eclissi resti qui
Io resto qui
E danzeremo come i brividi
Mentre la vita suonerà
Con le dita tra le vene
[…]

Irama sembra aver sperimentato delle strane visioni, prima della stesura di questo brano. Le similitudini de La genesi del tuo colore sono infatti un po’ forzate, per non dire bizzarre: in che senso si rimane in un luogo come un’eclissi? Cioè, si è come il sole durante un’eclissi, che c’è ma non si vede, nascosto dalla luna? Si è come la luna, di cui si vede solo il disco? Mah. E come danzano i brividi? Non so voi, ma a me preoccupano due personaggi che si muovono in modo simile ai brividi: potrebbero aver ingerito una tossina ed essere in preda alle convulsioni!
A parte per le discutibili immagini, La genesi del tuo colore soffre anche per l’incessante presenza di verbi al tempo futuro: è una cosa già sentita in Arriverà di Emma Marrone, bisogna dire. Quest’ultima non era male, mentre il brano di Irama dà l’impressione di costruire pian piano intorno a noi spettatori una minacciosa prigione temporale da cui non c’è scampo: ridefinisce il tempo rendendolo eterno, perché la terna “passato, presente e futuro” è stata soppressa dal solo futuro. In un certo senso è inquietante.

2 – Parlami, di Fasma

[…]
Vorrei darti la mia forza per vederti parlare
Non di ciò che ti succede ma parlare di te
Anche un granello di sabbia che si è perso nel mare può tornare roccia come
puoi farlo te
Non dire non dire
Che ti va bene questo mondo bastardo
[…]

È difficile dire qualcosa di Fasma. È difficile nel senso che la “grammatica Fasma” non è quella italiana. Insomma, quel “puoi farlo te” che diavolo è? Non ha alcun motivo di esistere, è una licenza poetica tirata fuori dal cilindro soltanto per riuscire a “rimare” con… il “te” del verso precedente! Ma non è così che ci si serve delle licenze poetiche, bisogna prima lambiccarsi per comporre, secondo le regole, dei versi che siano belli e che dicano quello che devono dire. Altrimenti è troppo facile.
Certo, certo, qualcuno può dire che questa è pedanteria inutile, che in realtà quella di Fasma non è una licenza poetica, è puro slang giovanile. È rabbia, come conferma il “bastardo” del testo. Che posso fare, dunque? Niente, se è così ne prendo atto: Parlami è un brano composto secondo le regole dello slang parlato nelle seconde medie, è una canzone che parla al ghetto raccontando, tra le altre cose, la formazione dell’arenaria.

1 – Fiamme negli occhi, di Coma_Cose

[…]
Galleggio in una vasca piena di risentimento
E tu sei il tostapane che ci cade dentro
Grattugio le tue lacrime
Ci salerò la pasta
Ti mangio la malinconia
Così magari poi ti passa
Mentre ondeggi come fa una foglia
Anzi come la California
[…]
Resta qui e bruciami piano
Come il basilico al sole
Sopra un balcone italiano
[…]

È ragionevole supporre che i Coma_Cose, anche considerato lo stato cerebrale suggerito dal loro nome d’arte, si siano rivolti al topo testimonial della ditta Parmareggio, per avere un argomento da mettere in musica. Di nuovo, amore, sentimenti, ingredienti evergreen con cui si va sul sicuro, ma… quel “grattugio le tue lacrime”? “Lecco”, “assaporo”, “bevo” (verbo che, pure se abusato, è sempre eufonico): no, “grattugio”.
Inspiegabile, ma del resto sono inspiegabili tutte le sinestesie e in generale le figure di Fiamme negli occhi. “Ti mangio la malinconia”, frase che potremmo dire ai bambini da zero a tre anni; “foglia/California”, assonanza che richiede davvero una certa collaborazione da parte di noi ascoltatori; “Come il basilico al sole/Sopra un balcone italiano”, giusto perché gli stereotipi non fanno mai male, ma proprio mai.

Ma Sanremo è Sanremo!

E questo è tutto, lettori/ascoltatori. Forse le vostre speranze per questo Sanremo 2021 erano belle piene (e vi confesso che le mie lo erano, considerato il divertimento che mi ha dato l’edizione precedente), ma a un certo punto si sono inevitabilmente sgonfiate. Eh sì. Però non abbattetevi e, soprattutto, non sentitevi strani, fuori posto o privi di senso artistico: quello che è successo a voi è successo anche al pubblico dell’Ariston
Ma c’è sempre l’anno prossimo!

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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