I dieci testi più belli di Sanremo 2020

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sanremo 2020

Diciamo la nostra

Poesia e musica sono sorelle che si tengono per mano fin dai tempi antichi. Molte poesie greche, che oggi ci limitiamo a leggere, erano originariamente studiate per essere non solo recitate ad alta voce, ma cantate: la poesia è parola musicale, ha ritmi, accenti e vibrazioni che spesso la prosa ignora. Non può stupire allora che su un sito letterario vi sia una lista dei testi più belli dell’ultimo Sanremo!

Ricordiamo però che poesia e musica, pur essendo affini, restano due creature distinte. Nelle canzoni infatti è più importante la musicalità delle parole che non il loro significato, e spesso ritmi irresistibili si accompagnano a testi poveri, o del tutto privi di senso, come accade per la geniale Prisencolinensinainciusol di Celentano. Per questo “bel testo” non equivale automaticamente a “bella canzone”: fatta questa lunga ma doverosa premessa, cominciamo!

Bassa classifica

10. Fai rumore, Diodato: troviamo subito un’applicazione di quanto ho affermato a inizio articolo. La canzone di Diodato ha conquistato critici e pubblico a casa, ma il suo testo, tra i tanti in gara, è uno dei meno incisivi. La scelta di parole tronche e monosillabiche per la rima rende il testo molto elementare (“Che mi porta da te” “Senza un ombrello anche se” “Torno sempre a te”), e il ritmo banale, già sentito. Oltretutto il testo, che dovrebbe raccontare la nostalgia di un amore da poco finito, non evoca immagini particolarmente dolorose, ma si limita a ripetere frasi e costrutti fra loro simili (“Sai che cosa penso, Che non dovrei pensare, Che se poi penso sono un animale”, “Che fai rumore qui, E non lo so se mi fa bene, Se il tuo rumore mi conviene, Ma fai rumore sì”, e così via).                                                                                                                                                                                                        Insomma, il risultato è un pezzo orecchiabile ma molto lontano dalla poesia; per questi motivi lo inserisco in fondo alla classifica.

E forse le mie scarpe
Sanno bene dove andare
Che mi ritrovo negli stessi posti
Proprio quei posti che dovevo evitare
E faccio finta di non ricordare
E faccio finta di dimenticare
Ma capisco che
Per quanto io fugga
Torno sempre a te

9. Vai bene così, Leo Gassman: facente parte delle nuove proposte, il giovane cantante si presenta con un tema che verrà poi trattato in maniera più giocosa anche dai Pinguini Tattici Nucleari, ovvero il senso di inadeguatezza. Una sensazione particolarmente diffusa fra le nuove generazioni, che devono fare i conti con standard e modelli proposti da internet sempre più rigidi e inarrivabili. Così, per chi si sente “Ringo Starr in un mondo di John e Paul”, ecco la rassicurante canzone di Leo Gassman, che invita a farsi meno problemi, a non preoccuparsi di fare figuracce, a crucciarsi di meno, e a non essere i nemici di noi stessi. Il testo è lineare e semplice, l’intonazione è rassicurante e carezzevole: senza lode né infamia.

Che la vita è là fuori
non è sempre a colori
ma una cosa è certa
non le importa dei tuoi errori
e crollare fa male
ma ritorna a sognare

8. Eden, Rancore: il rapper si lancia in una criptica critica sociale, percorrendo attraverso l’immagine della mela la storia dell’umanità, dal peccato originale all’evoluzione tecnologica, dalla libertà nel Giardino, alla schiavitù nei confronti dei social e dei moderni gadget. Rancore è probabilmente il cantante che con il proprio testo ha voluto fare il salto più alto: sebbene il pezzo risulti in troppi punti ermetico ed enigmatico in maniera eccessiva, possiamo tuttavia riscontrare accostamenti di parole ed espressioni che danno vita a immagini molto originali e incisive (“stacchiamo la coscienza e mordiamo la terra”, tra le mie preferite), le quali ben testimoniano l’impegno nel perseguire un intento satirico, avulso alla superficialità e alla leggerezza. Ottimo l’intento, ma una satira più sfacciata e un più breve sfoggio di fatti storici e mitologici avrebbe dato più contenuto a un testo che aveva un buon potenziale.

E se potessi parlare con lei da solo cosa le direi
Di dimenticare quel frastuono
Tra gli errori suoi
E gli errori miei
E guardare avanti senza l’ansia di una gara
Camminare insieme sotto questa luce chiara
Mentre gridano
Guarda, stacca, mordi, spacca, separa
Amati, copriti, carica, spara

7. Il confronto, Marco Masini:  il tema è simile a quello cantato da Leo Gassman, l’accettazione di sé stessi. Il “confronto” avviene infatti fra noi e il nostro riflesso allo specchio, e si compone di accuse e insulti, ma anche di incoraggiamenti e consigli, come in ogni rapporto di autentico affetto. In questo sdoppiamento dell’io impariamo a volerci bene, ad accettare i nostri difetti come si accettano quelli degli amici più cari, e facciamo finalmente pace con noi stessi. Un testo carino, ma già sentito, nulla di nuovo.

Forse adesso ti è chiaro mi son dato il permesso
Di parlarti davvero e accettare me stesso.

Un po’ così, nella media

6. Voglio parlarti adesso è la dolcissima canzone che Paolo Jannacci dedica alla figlia dodicenne, che sta per affacciarsi al mondo degli adulti e smettere di essere una bimba. L’affetto che gronda dalle parole semplici di cui è composta la canzone è commovente: si percepisce il grande amore di un padre, ma anche la sua ansia nel rendersi conto di non poter più difendere la propria bambina da ogni ostacolo, e allo stesso tempo la consapevolezza di dover lasciare che le cose facciano il proprio corso. Un testo incantevole, dai periodi lunghi e dal ritmo lento tipico delle ninne nanne, tra i più sottovalutati del Festival.

Ora è sempre il mio miglior momento
Voglio parlarti adesso
Solo per dirti che
Nessuno può da questo cielo in giù volerti bene più di me

5. Sincero, Bugo e Morgan: i due cantanti hanno regalato ore di puro intrattenimento al pubblico a casa, grazie alle loro baruffe, ripicche e frecciatine, ma tutto ciò ci ha distolto dalla bellezza del testo originale (prima che Morgan ci mettesse mano). Il tema di Sincero è il disagio di doversi sempre adeguare e moderare, di non fare e non dire né troppo né troppo poco, di trovare il giusto equilibrio che, finalmente, possa farci conquistare il favore della gente. Bugo smaschera l’ipocrisia, e rivendica la libertà di essere sé stessi, finalmente sinceri. Il testo si caratterizza da un’alternanza fra versi lunghi, che suonano proprio come una noiosa lista di cose da fare, e versi più brevi, che paiono un moto di ribellione del cantante nei confronti degli ordini che gli vengono impartiti. Un testo che, anche nella forma scritta, si presenta a più voci, mettendo in contrasto la voce dell’omologazione e quella, più ribelle, interiore.

Scegli il vestito migliore per il matrimonio
Del tuo amico con gli occhi tristi
Vai in palestra a sudare la colpa
Chiedi un parere anonimo e alcolista
Trovati un bar che sarà la tua chiesa
Odia qualcuno per stare un po’ meglio
Odia qualcuno che sembra stia meglio
E un figlio di puttana chiamalo fratello
Ma sono solo io
Non so chi mi credevo

4. Il gigante d’acciaio della nuova proposta Gabriella Martinelli è un testo audace che si distacca dai soliti temi sentimentali, e utilizza l’arte per denunciare un inferno troppo spesso taciuto: quello dell’inquinamento. Le radici di Gabriella Martinelli affondano in un paese in provincia di Taranto, nota ormai, più che per la sua bellezza, per l’inquinamento causato dalle emissioni dell’ILVA, che mietono giornalmente vittime, fra operai, donne e bambini. La canzone non si limita a denunciare questa tragedia davanti alla quale ci si ostina a chiudere gli occhi, ma si spinge a raccontare la tristezza di chi è costretto a scegliere fra la propria terra e la sopravvivenza. Ciò che più ho apprezzato del testo è la sua “forma orale”: più che un testo musicale, sembra uno sfogo personale, in cui la realtà dei fatti non è affievolita dall’uso di metafore, ma raccontata in modo schietto e colloquiale, con tono esasperato e disilluso. È un argomento notevole, che avrebbe meritato molta più attenzione all’Ariston.

Macchiami il cuore con un pugno dentro al petto
cambia il finale di una storia che ho già letto
tutti lo sanno ma nessuno parla
tanto funziona così
spesso mi dicono “vattene da qui”
ma signori io ho famiglia
e davanti un muro, sulle spalle un mutuo
son già marcio dentro
ormai fa lo stesso
non lo disco spesso
ti confesso non ho più un futuro

Qui si vola alto

3. Nel bene e nel male, Matteo Faustini: con questo testo torniamo a uno dei temi che più hanno riscosso successo fra i cantanti di quest’anno, ovvero l’amore e le sue pene. Nel bene e nel male è una canzone squisita, il cui punto forte non risiede nell’argomento un po’ banale, ma nella scelta originale delle parole e delle immagini evocate: l’autore, insegnante in una scuola primaria, accosta alle pene amorose, tipiche degli adulti, immagini e simboli infantili, come quella del palloncino che racchiude in sé le paure, e che si cerca quindi di non far scoppiare, o del gioco del nascondino al quale partecipano gli amanti che non vogliono mettere da parte l’orgoglio. Queste scelte stilistiche danno un sapore dolce e delicato alla canzone, che ben rappresenta la vulnerabilità, e perfino la puerilità, dell’innamorato che apre il proprio cuore.

Hai mai fatto la guerra con gli occhi
io sì, e ho anche perso
perché se entrambi giochiamo a nascondino
ma nessuno vuol cercare
allora forse meritiamo quel dolore
che ci fa star così male

2. Ho amato tutto, Tosca: il testo più poetico presentato a Sanremo. L’argomento, ancora, è quello della nostalgia che si accompagna alla fine di un amore, ma questa volta il testo non è mitigato da immagini relative all’infanzia, ma viene anzi esasperato da immagini di oggetti e creature in procinto di crollare o morire. E tuttavia questo dolore viene vissuto e abbracciato dalla donna che lo canta, che non rimpiange nulla del suo amore e assapora quasi con compiacimento le emozioni vissute, accettando la sofferenza come una delle conseguenze di una passione intensa. È un testo dallo stile voluttuoso, straordinariamente coinvolgente, dal quale emerge una conturbante potenza erotica femminile.

E come un pesce che non può più respirare
Come un palazzo intero che sta per cadere
Tu sei l’unica messa a cui io sono andata
Un volo che è partito
Svanito in fondo al blu
E io adesso farei qualsiasi cosa
Per sfiorare le tue labbra
Per rivederti

Eccolo, eccolo!

1. Viceversa, Francesco Gabbani: il cantante, abbiamo ormai imparato, ama divertirsi. Niente è mai preso troppo sul serio; anche l’amore, da sempre argomento prediletto di scrittori, parolieri e poeti, viene sdrammatizzato e semplificato. Gabbani tenta di fare “il punto della situazione” spiegando che cosa rende bella una relazione e, cercando di analizzarla, elenca una serie di frasi e concetti, l’uno la contraddizione dell’altro, dando origine a una catena di ossimori cervellotici e spiritosi che finiscono per complicare il discorso. In realtà tutto è facilmente riassumibile con un banale “Ti amo e basta”. Viceversa è un testo di eccezionale virtuosismo stilistico, dove la parola non è impiegata per comunicare un significato, ma viene svuotata del suo senso e dei suoi fini morali, per diventare un semplice suono da far trotterellare con leggerezza. Proprio per questo modo originalissimo di giocare con le parole, il testo di Gabbani merita di essere primo in classifica.

Up con un po’ di down
Silenzio rotto per un grande sound
Semplici eppure complessi
Libri aperti in equilibrio tra segreti e compromessi
Facili occasioni per difficili concetti
Anime purissime in sporchissimi difetti
Fragili combinazioni tra ragione ed emozioni
Solitudini e condivisioni

E adesso, su le cuffie!

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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