Haiku: quello che devi sapere

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haku poesia giappone

Un po’ di tecnica

L’haiku è un componimento poetico giapponese, costituito da sole diciassette more (l’unità di suono utilizzata nella fonologia, da non confondere con le sillabe) distribuite in tre versi, secondo lo schema (5-7-5). Eccone un esempio:

Natsu-gawa no
kosu ureshisa yo
te ni zōri

O qual gioia traversare
un fiume d’estate
coi sandali in mano!

(Yosa Buson)

Che una struttura poetica così breve sia stata tanto adoperata dai poeti, è un fenomeno senz’altro singolare: in così poco spazio la possibilità di esprimersi è molto limitata. L’autore è messo a dura prova, e deve scegliere con estrema cura le parole.

Un po’ di stile

Per questo negli haiku il poeta si avvale spesso di simboli, usa metafore non sempre di facile intuizione, i suoi sentimenti sono suggeriti, più che svelati, e il risultato finale è un’immagine epifanica o un’emozione tanto improvvisa quanto fugace.

Furu-ike ya
kawazu tobi-komu
mizu no oto

O vecchio stagno!
una rana salta dentro e…
un rumor d’acqua!

(Matsuo Bashō)

[Questa è una delle poesie più famose del maestro dell’haiku. Qui lo stagno, con la sua immobilità, rappresenta l’eterno, e il tuffo della rana, che in un momento brevissimo ne spezza il silenzio e subito svanisce, è metafora della vita.]

D’altra parte l’haiku è solo il punto di arrivo di una tendenza letteraria che nei secoli aveva sempre più ridotto il numero dei versi nelle poesie.

Un po’ di storia

Se nel Manyoshū, l’antologia poetica dell’epoca Nara (710-794), vi è ancora un cospicuo numero di poesie lunghe (chōka), nel Kokinshū, che raccoglie invece i componimenti dell’epoca Heian (795-1186), queste si riducono notevolmente, favorendo di gran lunga le poesie brevi (tanka).

La tanka si compone di trentuno more, e i suoi versi seguono lo schema 5-7-5-7-7. È stata considerata per molto tempo la poesia giapponese per eccellenza, tanto da guadagnarsi l’appellativo di “waka”, cioè semplicemente “poesia”.

Na mi medete
oreru bakari zo
ominaeshi
ware ochi-ni-ki to
hito ni kataru na.

Subivo il fascino del tuo nome;
sol per questo t’ho colto,
o fior di valeriana; ma deh,
ch’io sia caduto [in peccato],
non raccontarlo a nessuno!

(Sōjo Henjō)

[Qui il termine “ominaeshi” è ambiguo, in quanto indica una pianta, ma significa anche “fior di prostituta”. Dietro l’immagine di un uomo che raccoglie un fiore si cela il racconto di un religioso, quale fu Sōjo Henjō, che ha commesso un atto di lussuria. Questa tanka è la prova di come i poeti giapponesi amassero giocare con doppi sensi e metafore.]

La tanka iniziò a decadere durante l’epoca Muromachi (1337-1600), quando i giapponesi si dedicarono a un nuovo genere poetico, la renga. Si tratta di una poesia “a catena”, in cui a prendervi parte erano più poeti che, in una gara di ingegno, realizzavano un “botta e risposta” in versi.

Secondo alcuni critici, l’haiku era in origine la prima strofa della renga, che con il tempo si individualizzò e divenne un genere poetico a parte, affermandosi definitivamente a partire dall’epoca Tokugawa (1600-1868).

Perché è piaciuto?

I motivi del suo successo sono diversi, sicuramente ebbe rilevanza il fatto che nell’haiku i poeti potessero esprimersi in una lingua più vicina a quella parlata, che includeva anche parole sino-giapponesi, mentre la tanka usava un giapponese più arcaico e puro.

Ma pure, si apprezzava che l’haiku mettesse alla prova l’ingegno dei poeti, i quali, avendo a disposizione poche parole per toccare il lettore, trascuravano le frivolezze e il superfluo per mirare direttamente al cuore.

Natsu-gusa ya
tsuwamono-domo ga
yume no ato

Oh, erbe d’estate…
di guerrieri
reliquie di sogni!

(Matsuo Bashō)

È facile quindi comprendere il motivo per il quale, ancora oggi, l’haiku affascina i lettori e gli scrittori di tutto il mondo.

Le traduzioni delle poesie sono di Marcello Muccioli.

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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3 risposte

  1. Maria Domenica ha detto:

    Che meraviglia questo articolo che mi ha permesso di conoscere un po’ di più la letteratura giapponese ed in particolare la capacità di esprimere le profondità dell’animo anche con poche ma efficaci parole.
    Maria Domenica

  2. Tessy ha detto:

    Ne sento parlare moltissimo ma non le conoscevo granché, grazie delle info

  3. Proprio ieri ne parlavamo con mio marito dopo aver visto James May in Giappone (Amazon Prime). Sono dolci e significativi…