Gitanjali – Rabindranath Tagore

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In sintesi:

gitanjali raccolta di poesie di rabindranath tagore

Tu mi hai fatto infinito, così ti piace. Ripetutamente vuoti questo fragile vaso, e sempre lo riempi di nuova vita.

Figlio del Bengala

Rabindranath Tagore fu un poeta (ma anche commediografo, saggista e narratore) bengalese, vissuto a cavallo fra l’Ottocento e il Novecento.
Il periodo in cui visse fu per il suo paese piuttosto tumultuoso: nel 1905 il progetto di partizione del Bengala, messo a punto dall’allora viceré dell’India Lord Curzon, venne fortemente osteggiato dagli abitanti. In un tale clima di tensione politica, arroventato dal terrorismo e dalle conseguenti feroci misure repressive, si inserì sorprendentemente la pacifica e mite lirica di Tagore.

Rabindranath Tagore nacque in una famiglia dalla consolidata tradizione letteraria e poté quindi formarsi in un ambiente culturale arricchito dalle suggestioni filosofiche locali ed europee; oltre a ciò, compì numerosi viaggi nel Vecchio Continente.
Con la sua opera Gitanjali colpì profondamente il poeta e mistico irlandese William Butler Yeats, il quale volle scriverne un’introduzione alla pubblicazione del 1912. Nel 1913 l’opera valse a Tagore il premio Nobel per la letteratura, assegnato a un autore non occidentale per la prima volta nella storia.

Un’offerta di canti

Il Gitanjali, che significa “offerta di canti”, è una raccolta di poesie e canzoni in origine scritte in lingua bengalese, poi tradotte da Tagore stesso in inglese.
Ma a chi vengono “offerti” i canti? Le liriche raccolte nel Gitanjali si rivolgono sempre a un destinatario preciso, ora chiamato “maestro”, ora “signore”,  “re”, “sole” e perfino “amico”: il dio.
Il dio di Tagore, identificabile con il fanciullesco Krishna, è però ben diverso dal dio semitico che ci è familiare: questo Krishna è allegro, gioviale, perfino giocoso:

quando giocavo con te non mi sono mai chiesto chi tu fossi. Ignoravo la timidezza e la paura e la mia vita era esuberante.
All’alba come un compagno di giochi venivi a svegliarmi e correvamo insieme di radura in radura.

Con un dio così vicino all’uomo, il rapporto può essere davvero intimo e profondo. Dunque, Tagore si rivolge al divino con un tono confidenziale, tanto affettuoso da apparire simile a una relazione amorosa. Spesso infatti il poeta si immedesima nei panni di una donna che attende di vedere l’amante, vanamente ma sempre fiduciosamente: Tagore aspetta la comparsa del dio proprio come una ragazza aspetta stanca e speranzosa di veder finalmente comparire l’amato nel luogo in cui si sono dati appuntamento. Scrive:

siedo come una ragazza mendicante, mi copro il volto con la gonna e quando mi chiedono che cosa voglio, abbasso gli occhi e non rispondo.
Come potrei dir loro che aspetto te e che tu hai promesso di venire?

Il divino fraterno

Nonostante il divino giochi e si faccia “desiderare”, nelle audaci liriche del Gitanjali non è mai un’entità indifferente e distante: si avvicina all’uomo, alla creatura transitoria e imperfetta, per offrire il suo amore. Sorride al fianco del poeta, gli chiede di cantare, gli fa percepire la sua presenza e il rumore dei suoi passi. In questo modo, il rapporto fra l’uomo e il dio è in un certo senso rivoluzionato, non è solo diretto (come ad esempio quello fra Dio e Mosè) ma è amichevole, persino fraterno:

scendesti dal tuo trono e ti fermasti alla porta della mia casetta.
Io cantavo in un angolo tutto solo, e la melodia colpì il tuo orecchio. […] la semplice cantilena di questo novizio accese il tuo amore.

Ma le poesie del Gitanjali non si riducono al rapporto fra il dio e il poeta: la siccità della terra, le miserie della gente bengalese, l’arretratezza culturale del Bengala, tutti questi temi si rivestono di eufonia e trovano anch’essi spazio nella piccola raccolta. Dice infatti Tagore:

[…] dove la corrente limpida della ragione non si perde nelle squallide sabbie del deserto dell’abitudine;
dove tu conduci la mente verso pensieri e azioni sempre più vasti;
in quel cielo di libertà, Padre, fa che il mio paese si risvegli.

Quiete consolatrice

Ma forse le liriche più belle, e che tra tutte più toccano il cuore, sono quelle relative alla morte. Fra il 1902 e il 1907 Tagore fu infatti dilaniato da una serie di lutti: il padre, la moglie e due figli, di cui uno gli morì tra le braccia. È quindi inevitabile che nel Gitanjali ricorra con insistenza il tema della “fine del viaggio”: però il poeta non lo tratta con angoscia e nemmeno con rassegnazione, bensì con fiduciosa e quasi stoica tranquillità. La vita e la morte appaiono come sorelle, entrambe degne di amore:

e poiché amo questa vita, so che amerò anche la morte.
Il bambino piange quando la madre lo stacca dal seno destro, per trovare la sua consolazione un attimo dopo nel sinistro.

La vivacità espressiva e le immagini evocative del Gitanjali si accompagnano a un messaggio di pace, definita dalla profonda comunione ed intesa con il divino e con ogni sua manifestazione: gli uomini, le piante, l’acqua, il cielo. Di certo non è necessario credere in una qualche divinità per cogliere e apprezzare la quiete consolatrice che permea queste poesie: la loro soave musicalità è un balsamo per le anime di ogni latitudine. Per questo, non lo consiglio solo come piacevole lettura, ma anche come piccola terapia per i lettori in cerca di un po’ di conforto.

Se deciderete di cadere in questa quiete, buona lettura.

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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5 risposte

  1. Lucia ha detto:

    Credo che sia una lettura molto interessante visto che ha ricevuto anche il premio Nobel Mi ha incuriosito molto

  2. Anna ha detto:

    eì da tanto che non leggo un libro di poesie….. questa potrebbe essere la volta che lo faccio, mi è piaciuta la tua recensione e mi ha decisamente colpito

  3. M.Claudia ha detto:

    Non leggo spesso libri di poesie, ma la tua presentazione mi ha incuriosito e intrigato molto. Lo leggerò

  4. mary pacileo ha detto:

    un libro che non conoscevo, molto particolare la sua trama, adoro anche la copertina

  5. fra ha detto:

    davvero bello e profondo
    mi sono piaciute molto anche le tue definizioni e visioni relazione alla quiete