Giappone da paura

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Noi che viviamo in case sicure

L’uomo di oggi vive in case sicure, conosce la natura delle malattie e quella dei fulmini, può accendere la luce e scacciare le tenebre, quindi ha poco da temere. L’uomo di oggi chiama “superstizione” o “folklore” ciò che per l’uomo di ieri era la spiegazione dell’inspiegato, la razionalizzazione del mostruoso.

La tradizione di ogni cultura pullula di creature che si intromettono nella vita degli uomini, causando loro sventure, immense fortune, o semplici piccoli incidenti. C’è ad esempio quell’essere dispettoso che siede sul petto delle persone addormentate, per molti secoli ritenuto il colpevole delle paralisi notturne: è chiamato “Munachieddu” in Calabria, “Uqumangirniq” presso gli Inuit, “Kanashibari” in Giappone.

Nel corso dei secoli in Occidente queste credenze pagane sono state eliminate o inglobate dal cristianesimo, con risultati a volte insospettabili, come mostra Arnaldo Casali.
Proprio in Giappone, invece, tali credenze hanno resistito anche all’introduzione del Buddhismo, tant’è che un giapponese può dichiararsi shintoista e contemporaneamente buddhista, senza cadere in contraddizione.

Yōkai!

La mitologia giapponese è dunque viva, rispettabile e affollatissima: i kami, le divinità, sono innumerevoli sì, ma altrettanto numerosi sono gli yōkai, i demoni che vivono sulla terra insieme agli uomini.

Gli yōkai, nome che significa “manifestazione inquietante”, possono assomigliare a un animale o avere fattezze umane, possono mutare forma o perfino essere oggetti; e il loro incontro può essere propizio o fatale.

Avere un baku vicino, ad esempio, è un gran colpo di fortuna: si tratta di un simpatico yōkai a forma di tapiro, dotato del potere di scacciare gli incubi prima che questi possano prendere forma. Il Pokémon Drowzee gli assomiglia molto ed è per questo che un suo peluche è spesso presente nelle camerette dei bimbi giapponesi!

Tutt’altro discorso invece per una yukionna, cioè una “donna delle nevi”: è provvista di una folgorante e algida bellezza, di cui si serve per irretire le vittime, colpite poi da un bacio mortale. Compare solitamente durante le notti di tormenta e, se mai dovesse capitarvi l’occasione di passare in Giappone una notte fuori casa in mezzo alla neve, potrete riconoscerla dai piedi che non lasciano impronte.

Altri yōkai popolarissimi sono i kappa, i demoni abitanti dei fiumi e dei laghi: vantano più avvistamenti di tutti e solitamente sono detti essere alti più o meno come un decenne e con una depressione sulla testa. Questa depressione, finché è colma d’acqua, consente loro di muoversi anche sulla terra ferma. Hanno un regime alimentare assai particolare, infatti si nutrono di interiora umane succhiandole dall’ano delle loro vittime; però sono educatissimi e amanti delle buone maniere. Per immobilizzarli è sufficiente rivolger loro un inchino: per amore dell’etichetta saranno costretti a ricambiare e così facendo l’acqua contenuta nella cavità cranica si rovescerà.

Mostri educativi

Già i kappa hanno un lato spaventoso, non deve sorprendere che altri yōkai manchino del tutto di caratteristiche buffe. Disgustosi sono i rokurokubi, di giorno donne splendide, di notte demoni dal lunghissimo collo estendibile, con il quale si infilano nelle case degli esseri umani per spiarli e spaventarli senza motivo.

Non tutti gli yōkai si dedicano unicamente a loro puro piacere: alcuni hanno perfino una funzione educativa e ricordano di adempiere alcuni compiti necessari.
Per esempio, l’akaname, che è letteralmente un “lecca sporcizia”, si nutre di escrementi e gioisce nel trovare bagni sporchi e maleodoranti. Come tenerlo lontano? Bisogna tenere pulita la tazza. No, purtroppo per Saverio Tommasi non c’è un’alternativa.

Educativa in un modo cruento e terribile è anche la figura delle hari onago, ragazze demoniache che uccidono e divorano gli uomini che tentano di sedurle di notte.

Ennesimo yōkai che funge da monito, infine, è la futakuchi onna, la “donna dalle due bocche”. La futakuchi onna era in origine un’umana, sposata con un uomo rimasto vedovo e già padre di un bambino. La donna fu una madre tanto premurosa con i suoi figli, quanto assente e maligna con il figliastro, il quale finì per morire di fame. Dopo la morte del bambino, la donna rimase ferita da un’ascia sulla nuca. Passavano i giorni e il taglio, anziché rimarginarsi e guarire, continuò ad allargarsi, fino a diventare una rossa bocca: se non veniva sfamata, la voce del figliastro morto prorompeva dalla ferita, intimando alla matrigna di chiedere perdono. Così la futakuchi onna ha ricordato per secoli alle madri di non attuare distinzioni tra figli e figliastri.

La vera paura

La futakuchi onna è un demone che subisce una specie di contrappasso e lo stesso tocca ai gaki. Questi ultimi non sono precisamente yōkai, si tratta delle anime dei dannati che pagano l’avarizia e l’egoismo messo in atto in vita: poiché quando erano vivi le loro azioni portarono al patimento e alla fame altre persone, dopo la morte sono condannati a soffrire una fame insaziabile, costrette a nutrirsi solo di feci e di cadaveri. I gaki vengono ritratti come persone dalla pelle spenta e grigia, i capelli radi, le membra scheletriche, il ventre gonfio e il collo sottile. Proprio a causa del collo tanto minuto, possono ingurgitare solo minime quantità dei loro cibi prelibati, e ciò esaspera la loro fame.

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Ecco uno dei gaki. Carino, vero?

L’iconografia dei gaki raggiunge la massima diffusione nella difficile epoca Kamakura, quando il Giappone era messo in ginocchio da guerre civili e carestie. Non è ovviamente un caso: i gaki rappresentano il popolo ridotto alla fame, costretto a cibarsi di qualunque cosa pur di sopravvivere.

Sì, leggende spaventose e creature abnormi sono le naturali risposte alla paura (la vera paura) che il dolore e la morte ci incutono.
Sotto molti aspetti è un sollievo vivere in una realtà sgombra di spettri, senza donne dal collo chilometrico che ci spiano alle spalle o mostri acquatici che vogliono succhiarci le viscere, bisogna soltanto stare attenti a cose come l’elefantiasi e il candirù! Ma tanto l’uomo di oggi vive in case sicure…

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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