Fuoco è tutto ciò che siamo – Guido Saraceni

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In sintesi:

fuoco è tutto ciò che siamo romanzo di guido saraceni

«Badate bene, io sono il primo a essere presente sui social network… Ho una pagina su Facebook… curo un blog… mi piace condividere le mie idee, discutere con gli altri utenti… pubblico foto di gattini… e invito sempre i miei amici a scrivere ‘amen’ per fare in modo che possa kuarire un pikolo ancelo o magari un bel kaniolino…» Risata.

Piacere, Napoleone

Capita alcune volte che persone in preda a un delirio di onnipotenza credano di essere Napoleone. Giulio Lisi crede che Napoleone abbia creduto di essere Giulio Lisi. Questa è in sostanza la personalità del protagonista di Fuoco è tutto ciò che siamo, romanzo d’esordio di Guido Saraceni. Giulio Lisi è un professore, è molto attivo su Facebook, ha un blog e un sacco di idee sulla società e la politica. Casualmente, ma è solo una coincidenza, queste note biografiche si adattano anche all’autore, ma è appunto solo un fatto casuale.

Per comprendere meglio il nostro eroe, vi dico che Giulio Lisi non conosce mai momenti di sconforto, è un professore carismatico che capisce i suoi studenti, scatena ilarità e simpatia con uno schiocco di dita, è amato dalle donne, dai suoi ragazzi e dai suoi tantissimi follower. Di solito si sveglia e pubblica un post sul suo profilo Facebook: su settimana va tutto bene, ma la domenica il suo post subisce un po’ la concorrenza dell’angelus del papa. Ebbene, il fatto sorprendente è che questa non è soltanto la caratterizzazione del personaggio, è anche l’intera trama del romanzo.

Julius Lisi Superstar

In una delle prime scene, c’è un momento in cui si teme per la vita del nostro: Lisi subisce le fastidiose avances della sexy vicina; eroicamente, dopo aver sbirciato nella scollatura di lei, fugge dalla donna e corre a scuola.

Qui incontriamo un interessante soggetto, la preside.
Di sicuro dare corpo e anima a un personaggio è molto difficile: da bambini impariamo a identificare il principe con il buono e l’orco con il cattivo, poi da adulti scopriamo che una persona vera ha infinite sfumature caratteriali, non è “buona” o “cattiva” in senso assoluto.

E l’autore ci costringe a riflettere su questo punto: Giulio Lisi infatti è grandioso e tutti gli altri fanno pena. Così, ecco che la preside, emblema di autorità, diviene un personaggio ridicolo con accentuate espressioni dialettali e che non sa fare un discorso senza storpiare le parole:

«Uè, scostumato, con te sto parlando! […] »
«Adesso siamo diventati improvvisamente loquagi… ah ah ah… bravo… bravo… e che sarà mai… madonnasantissima, ma davvero vi pesa così tanto questo benedetto progetto? […] Ma davverodavvero mi dici?»

vicino a lei, Giulio Lisi rifulge ancora di più.

Ma sto parlando fin troppo di altri personaggi, torniamo all’unico che conta, Giulio Lisi. Deve fare una supplenza in una classe nuova, non prima, però, di aver raccolto consensi per un suo post su Facebook anche dagli studenti della classe in cui è di ruolo, con un avvincente scambio di battute che l’autore riporta integralmente:

«Prof, complimenti per il post di Natale, era bellissimo.»
«Grazie Veronica, sei davvero molto gentile.»
«Mia madre l’ha condiviso, due volte.»
«Ringrazia mamma da parte mia.»
«Sarà fatto, prof.»
«Perdonatemi, ho due ore di supplenza in III E, ci vediamo domani a lezione.»
«Ma certo, prof, buona giornata.»
«Buona giornata, ragazze.»

Certo la narrazione non può tenere un ritmo da thriller per duecento pagine, perciò si prosegue con il posato racconto della supplenza. Davanti agli studenti dà sfogo a un monologo sconvolgente: alternando freddure degne dei peggiori gruppi Facebook, recita incurante del copyright la parabola di un “Profeta” (e si capisce chi è), stravolgendone il senso originale e dandogliene uno di sua invenzione; tutto ciò per esporre, in tre interi capitoli, una definizione di “filosofia”. Probabilmente questo romanzo non è stato ancora abbandonato su una cattedra di qualche dipartimento di filosofia, perché non si ha notizia di filosofi colti da incontrollabili impulsi omicidi: infatti, se un filosofo lo leggesse, troverebbe che Lisi inventa delle situazioni ad hoc, non trae tutte le conclusioni dai suoi ragionamenti, passa senza motivo da un tema a un altro e si contraddice implicitamente… e il povero filosofo non riuscirebbe a reggere il colpo.

Lisi converte un ragazzo pagano

Oh, non posso indugiare, la giornata di successi di Giulio Lisi è ancora lunga.
Dopo il sermone, lo troviamo a un collegio docenti, durante il quale riceve l’ennesimo omaggio: un disegno, o meglio un’icona bizantina, che lo ritrae in maniera davvero singolare…

[…] la Preside è una tigre con le ali di un pipistrello, la Salmorani è uno squalo con le zanne, la Castorino è un topo, ma proietta su di un muro l’ombra di un elefante… io sono rappresentato come una volpe con in testa una corona.

Seguono quindi le amareggiate lamentele sugli infedeli (altrimenti noti come hater) che perseguitano Lisi su Facebook: comunisti, fascisti, atei, marziani, Mastro Lindo… tutti rifiutano la Verità e si scagliano contro il nostro, che coraggiosamente li perdona bloccandoli.
Ma passiamo al punto saliente, ovvero all’incontro tra Giulio Lisi e Davide. Sì, c’è un filo portante nella “trama”. Davide è il coprotagonista (i capitoli alternano la sua narrazione a quella di Lisi), un liceale dalla personalità di un budino che aspira ad essere un Giovane Holden. Davide, al contrario di Giulio, odia i social, li considera un grande supermercato di carne umana e questo è il suo tratto principale.

Ora, quando all’inizio vengono presentati questi due protagonisti, il lettore si aspetta che avvenga un confronto fra di loro, o uno scontro edificante. Ma questa struttura narrativa sarebbe adatta se non ci fosse un protagonista come Giulio Lisi, troppo affascinante perché una trama possa distrarre il lettore.
Così il loro incontro iniziale viene liquidato con poche battute alla fine del romanzo; e Davide rimane ovviamente folgorato da Giulio Lisi, accettandolo come suo salvatore.
Le divergenze sui social vengono infatti appianate in maniera semplicissima:

«Ecco, io invece non voglio essere una goccia nel mare. Penso che i social network siano solo una grande occasione per mettersi in mostra. E a me di mettere la mia vita in vetrina come se fossi merce di un gigantesco supermercato non mi va.»
«Non condivido, ma comprendo e rispetto il tuo punto di vista.»
«Grazie, prof.»
«Figurati.»

Morale della favola: Giulio Lisi.

Passino i fan accaniti, la volpe coronata, la parabola inventata e le battute di Facebook, ma il modo in cui è stato risolto l’incontro tra Giulio e Davide è il più grande difetto di tutta la storia: Davide rappresentava l’occasione per Giulio di evolversi e migliorarsi, comprendendo i propri limiti.
La cinematografia forse più della letteratura ci ha fornito una lunga serie di storie in cui un professore “illuminato” riesce a essere una guida per i propri alunni: alcune, come L’attimo fuggente, sfociano in tragedia, decretando l’impossibilità di introdurre una didattica non convenzionale; altre, come School of rock, o l’anime Great Teacher Onizuka vedono un insegnante sopra le righe scontrarsi con un sistema di regole e faticare per soppiantarlo. In Fuoco è tutto ciò che siamo gli sviluppi della trama sono stati completamente messi da parte per celebrare un personaggio: più che un romanzo è il mito di un nuovo eroe, è un nuovo testo sacro, un’agiografia.
Credo che tre tipi di persone possano amare questa lettura: chi è alla ricerca di un messia; chi non riesce ad arrabbiarsi con gli altri e vorrebbe imparare a farlo; chi è Guido Saraceni.

Se fate parte di una di queste categorie, vi auguro buona lettura!

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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3 risposte

  1. fiorella ha detto:

    In effetti è vero che la cinematografia ci ha forse abituati ad eroici personaggi nel mondo della didattica… comunque si io non riesco ad arrabbiarmi con gli altri e sono, evidentemente. Guido Saraceni 🙂

  2. flavia ha detto:

    a me ha fatto venire l’orticaria dalle prime righe.. non so come potrebbe piacere a qualcuno

  3. Asweetlullaby ha detto:

    La tua breve lista delle persone a cui potrebbe piacere questo libro non mi comprende e da ciò che ho letto credo che non potrebbe incuriosirmi più di tanto, quindi penso di fermarmi a questa recensione.