Dopo il Covid-19 – Leonardo Caffo

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IL GIUDIZIO:

dopo il covid-19 punti per una discussione saggio di leonardo caffo

Da queste reazioni si vede l’assoluta incapacità della filosofia, scissa dalla sua originaria arte anche pratica di stare al mondo, di dare risposte in grado di affrontare sul serio e con strumenti diversi ciò che è davvero nuovo e destabilizzante.

Genere: saggio trash

Nel recensire questo breve saggio sono per la prima volta in seria difficoltà. È facile capire di un romanzo se la trama è poco coerente, se il protagonista è irrealistico in maniera ridicola, se i dialoghi funzionano, se il linguaggio è fluido. Ma quando capita di trovare un saggio “trash” come Dopo il Covid-19, non è molto chiaro che cosa fare. Proverò dunque a iniziare dal punto solito, cioè… dall’inizio.

Leonardo Caffo è un filosofo di quelli partoriti dal nostro tempo, votato all’ecologia e al veganesimo. Durante la quarantena per l’epidemia Covid-19, ricordandosi che l’evento è più o meno in linea con una delle profezie di un suo precedente libro, decide di riassumere in poche pagine le sue osservazioni sulla decadenza dell’umanità e le sue strategie per costruire un mondo nuovo. Fin qui non sembra male, magari un po’ difficile, un po’ “pesante”, vero? Ebbene, allacciatevi le cinture e preparatevi a qualche sorpresa.

Il saggio ha infatti uno scheletro fatto di contraddizioni, a un’affermazione segue una negazione a volte esplicita, a volte implicita, tanto che il lettore può trovarsi disorientato, proprio come è successo a me. Giusto per citare un passaggio significativo, leggiamo che:

L’incondizionato sviluppo della globalizzazione e delle tecnologie ha inflitto danni irreparabili […]

e, poco dopo:

[…] cose che oggi sarebbero risultate particolarmente utili: una sanità universale […] la fine dell’idea di stato-nazione e di cittadinanza locale.

Io non sarò un’esperta, ma la “globalizzazione” e la “fine dell’idea di stato-nazione” non si implicano vicendevolmente? Dobbiamo allora considerare la globalizzazione una cosa irrimediabilmente dannosa, ma che è particolarmente utile; e su questa linea potrei anche dire che il saggio è illuminante, ma anche… qualcos’altro. A onor del vero, Caffo in alcuni punti è un po’ più preciso, ad esempio la globalizzazione “utile” altrove la dice realizzata “attraverso l’etica”: però questo mi fa pensare a un altro grosso difetto del libro, ossia l’uso di certe espressioni e l’introduzione di certe ipotesi senza alcuna spiegazione che le sostenga. Che cosa diamine può essere la “globalizzazione realizzata attraverso l’etica”, non è in sostanza una globalizzazione, che presuppone mezzi e comportamenti precisi perché si realizzi? D’accordo, il saggio è molto, molto breve e l’autore è un filosofo postmoderno, ma un piccolo chiarimento è chiedere troppo? Non vorrei essere costretta a pensar male.

Il pensionato filosofo

No, non c’è tempo per questo. Lasciamo stare la teoria, passiamo alla pratica e scopriamo il cuore della ricetta di Caffo per salvare il mondo:

[…] la campagna invece che la città, la natura invece che la tecnologia, una vita degna anche breve piuttosto che una sopravvivenza indegna e lunga.

Ve l’avevo detto di allacciarvi le cinture: Caffo non è giunto per far ridere, Caffo è giunto per rendere gli uomini “postumani”. E i “postumani” avranno una vita degna, diciamo sui quarant’anni, per poter apprezzare ciò che conta davvero, come: pulci, fogne a cielo aperto, preghiere da dire sulla vacca che ha contratto il carbonchio…

Qui c’è roba potente, roba che non guarda in faccia a nessuno. Ah, quelli che pensavano al solito filosofo pedante e astratto, tutto casa e scuola, devono ricredersi, Caffo è venuto per dire quello che nessun altro docente universitario di ontologia della progettazione ha mai avuto il coraggio di dire:

[…] ma quali scuole o accademie? Quelle che hanno educato a un sapere astratto marginalizzando i mestieri manuali? […] Quelle che pensano che alla fine del mondo tradurre dal greco sia più utile che saper fare un orto?

Va bene, vi starete chiedendo se la sua non sia in fin dei conti una lamentela da pensionato nostalgico dei vecchi tempi, che brontola al baretto con gli amici: sì, ma la sua lamentela è pubblicata.

Tutto e il contrario di tutto

A parte gli sfoghi alla “si stava meglio quando si stava peggio”, che possono anche essere validi nonostante il tono, Caffo continua a dare sfoggio dei suoi poteri da filosofo postideologico, dicendo tutto e il contrario di tutto, in un modo che lascia i suoi detrattori, e i suoi sostenitori, appagati e gabbati a seconda del punto del saggio su cui si posano i loro occhi. Abbiamo forse capito che il nostro ce l’ha con la tecnologia? In un certo senso sì, anche perché per qualche motivo

[…] il futuro dell’Homo sapiens è più simile al suo passato più remoto.

Ma poi in un altro passo Caffo si dice favorevole alla tecnologia, purché non si pensi “che [possa] aiutarci in ogni impresa”. A occhio e croce il futuro dell’Homo sapiens è pieno di aratri automatici che arano però solo un pezzo di campo e di robot medici che curano il cancro, però soltanto nella parte sinistra del corpo, perché curarlo nella parte destra è un’impresa che lasceranno all’uomo.

E sarà un futuro con un “governo centralizzato” e un “reddito universale”. Naturalmente il governo centralizzato sarà reso possibile dallo spirito maturo degli uomini, che avranno smesso di considerare come “inutili allarmismi le teorie […] anarchiche”. Sul reddito universale non saprei dire come sarà realizzato, perché dal saggio capiamo solo che il liberismo e il capitalismo, sempre per qualche motivo ignoto, sono un male, però il reddito universale non è necessariamente incompatibile con il capitalismo, anzi…

Specie nuove di zecca

Ma non divaghiamo su queste sottigliezze. Se nel saggio la struttura logica è stata macinata dal ventriglio di un pollo, anche la forma e il modo in cui Caffo si esprime sono… da perfezionare. Il nostro infatti ha la tendenza ad abusare dei termini scientifici. Parlando di evoluzione, ad esempio, Caffo immagina una nuova “specie di ominidi”, i “postumani” di cui dicevo sopra, eticamente più evoluti rispetto all’H. sapiens, per la cui “speciazione” è necessario coinvolgere filosofi e scienziati. Dice infatti che il “postumano” è:

[…] una specie che si è evoluta non nell’aspetto fisico, ma nei comportamenti, nei paradigmi intellettuali.

Non voglio certo tediare i miei lettori con spiegazioni inadatte a una semplice recensione, ma “specie” e “speciazione” sono termini tecnici che non hanno il senso dato loro da Caffo: potrei sbagliarmi, ma credo che una speciazione etica e “progettata” non sia mai stata udita, almeno non in un dipartimento di biologia. Ad ogni modo, è certo che il posizionamento tassonomico dell’uomo va rivisto, perché:

[…] il postumano contemporaneo è la specie che segue a Homo Sapiens.

Già, non rispetta per niente la nomenclatura binomia.

Tragicomico

Sul finale, vi lascio la frase di questo saggio che, per le risate, mi ha scavato qualche rughetta in più:

Homo Sapiens sta al Covid-19 come i dinosauri alla glaciazione.

E questo è tutto cari lettori, una quarantina di pagine errabonde, fra esami universitari sugli orti, un governo mondiale reso possibile dallo sdoganamento delle teorie anarchiche e dinosauri messi in serio pericolo da un evento avvenuto decine di milioni di anni prima, o dopo, la loro estinzione (sì, “glaciazione” è un’altra di quelle parole).

Con questa recensione non voglio ridicolizzare l’importanza dei temi trattati nel libro, intendo far notare il modo grossolano con il quale sono stati affrontati. Non è tanto l’idea, ma la struttura, non la filosofia di Caffo, ma il modo di Caffo di fare filosofia in questo saggio, la cui brevità non può essere una scusa. Certo, è probabile che tanti punti oscuri siano chiariti dall’autore in altre pubblicazioni di più ampio respiro. Tuttavia, se Dopo il Covid-19 non offre alcuna spiegazione, argomentazione o soluzione, qual è la sua ragione di essere? Confido nel fatto che l’argomento sia altrove trattato in maniera più degna, ma credo che Dopo il Covid-19 sia, per usare le sue stesse parole, “tragico e comico allo stesso tempo”.
Ma forse vi piace divertirvi piangendo?

In tal caso… buona lettura!

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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