Buongiorno, mamma! Torna pure a dormire…

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buongiorno mamma fiction con raoul bova trasmessa da canale 5

Incubo appena svegli

Eravamo rimasti a Svegliati amore mio. Adesso possiamo dire: Buongiorno, mamma!. Sì, cari lettori e telespettatori, c’è una nuova fiction Mediaset da commentare. E già cominciamo male, con il titolo che confonde le idee: no, non è il seguito della fortunatissima cret… sciocchezzuola politicamente (dis)impegnata con Sabrina Ferilli, anche se “buongiorno!” si può ben dire… a chi si è appena svegliato. Non è il seguito di Svegliati amore mio, ma Buongiorno, mamma! condivide più di una cosa con il capolavoro sovversivo. Avventure (in senso lato) famigliari, il rapporto con la malattia, un presunto omicidio, tanta, tantissima devozione cattolica, attoroni con la “C” maiuscola. Non pervenuti il disastro ambientale e gli zigomi di Sabrina Ferilli.
Be’, lettori, che cosa ne dite, vi siete incuriositi? Avete ragione, non vi trattengo. Ma devo fare un po’ di autocritica: forse se volete scappare a gambe levate è colpa mia, non vi ho presentato la fiction in modo accattivante. E se vi dico che c’è Raoul Bova? D’accordo, d’accordo. Prometto che voi pochi rimasti non ve ne pentirete.

Protagonista della serie è la famiglia Borghi, composta da Guido (interpretato da Raoul Bova), da Anna (Maria Chiara Giannetta) e dai loro quattro figli: Francesca (Elena Funari), Jacopo (Matteo Oscar Giuggioli), Sole (Ginevra Francesconi) e Michelino (Marco Valerio Bartocci). Vivono in una splendida villetta dotata di tutti i comfort, arroccata su una collinetta, con vista sul lago di Bracciano. Niente male!
Ebbene, che cosa succede a questi Borgh(esi)? C’è di mezzo una malattia, vi ho detto: ecco, Anna è in coma da sette anni. Sì, ve lo dico senza giri di parole, perché in effetti è proprio così che la fiction introduce il tema. Non sappiamo niente, entriamo a casa Borghi e troviamo questa Anna a letto collegata alle macchine necessarie al suo sostentamento.
Ah, ma non vi preoccupate, le buone abitudini di Svegliati amore mio non si sono perse per strada: anche in Buongiorno, mamma! la malattia è una cosa molto fashion. Anna è sempre in ottima forma, con i capelli tinti e la pelle priva di imperfezioni. Non un brufoletto, non un minimo di untuosità, non una sgradevole sfumatura sul suo colorito roseo. D’accordo, un comatoso non è perciò automaticamente abbruttito, però le condizioni anormali e stressanti cui il suo corpo è sottoposto hanno degli effetti visibili, più o meno estesi. Fanno parte dello stato in cui il poveretto si trova: non lo rendono certo un fenomeno da baraccone, sono i segni tangibili della difficoltà che sta affrontando. Be’ chi se ne importa, vogliamo mica risvegliare le coscienze degli spettatori mostrando loro la realtà? No, il nostro personaggio con gravi problemi di salute deve essere pronto per un servizio glamour su un patinato settimanale di chirurgia.
Certo, c’è il rischio che il povero spettatore si domandi se veramente Anna sia in coma, se non sia stata uccisa e conservata per plastinazione. È però un rischio che la Lux Vide, casa di produzione della nostra fiction, ha deciso coraggiosamente di assumersi. E per una buona causa: grazie all’aspetto rassicurante di Anna, gli altri membri della famiglia Borghi possono continuare ad aver voglia di festeggiare (ma in modo educato) il compleanno della sfortunata. E non solo il compleanno. Niente facce tristi, niente rassegnazione, niente indifferenza: Guido e i suoi figli mostrano un perpetuo entusiasmo, un’incrollabile voglia di fare, riuscendo sia a condurre delle vite normali (lavoro, scuola, fidanzamenti e via dicendo) sia a occuparsi di Anna.
Be’, direte voi, encomiabile. Forse un po’ irrealistico, ma encomiabile. Forse un po’ troppo irrealistico, però. Già.

Intendiamoci, è plausibile che una famiglia cerchi di mantenere il più possibile uno stato di normalità, subito dopo aver subito un lutto o un forte dolore. Non c’è nulla di cui stupirsi se, in un primo momento, i famigliari si siano stretti intorno ad Anna, comportandosi come se fosse ancora sana e in salute. È ragionevole e anche giusto che abbiano cercato di stimolarla, pur non avendo mai ricevuto risposte.
Ma anche ci aspettiamo, con una certa tristezza, che dopo qualche tempo si sia fatta prepotente in loro una certa rassegnazione: Guido e i ragazzi comprendono che il coma di Anna è una condizione definitiva, praticamente irreversibile, uno stato che formalmente non è morte, ma di certo non è vita. Le rispose non arrivano mai, e dopo un po’ le “domande” sembrano perdere di senso. Non c’è più un vero motivo per porle. Ed ecco, a partire da ciò si può architettare una trama interessante, che spieghi i dilemmi etici che attanagliano i personaggi, il conflitto fra l’amore (coniugale e figliale) e la naturale reazione di oblio. La voglia di “esserci per lei” e il bisogno di andare avanti senza di lei.
Tutto molto profondo e degno di una serie di qualità, non è vero? Allora perché non c’è nulla di simile? Mediaset e Lux Vide hanno in odio la qualità, forse? Siamo schietti, Buongiorno, mamma! ha una (specie di) trama, dei personaggi, dei prodotti inseriti a scopi commerciali, ma ha anche un’altra cosa, molto più importante: un’agenda. No, non il taccuino, ho ceduto alla moda dei forestierismi. Buongiono, mamma! ha una political agenda: in altre parole fa propaganda. La propaganda in questione è evidentemente di stampo “pro-life”, cioè propone quelle idee antiabortiste e contrarie all’eutanasia appoggiate anche dalla Chiesa cattolica, Chiesa cui i produttori sono (altrettanto sicuramente) vicini. E qui voglio subito fare chiarezza: le convinzioni sono una cosa, la propaganda è un’altra cosa. E se non è carino dare addosso a qualcuno semplicemente per le sue idee (non sempre, almeno), la propaganda si può punzecchiare con maggiore serenità. Soprattutto quando è esagerata e maldestra come in Buongiorno, mamma!.

Propaganda live

Alla luce di quanto ho appena insinuato, sembra logico che i personaggi non mostrino mai segni di cedimento, davanti al coma di Anna. Se avessero reazioni decisamente negative, verrebbe più di un dubbio: forse è quasi meglio farla finita, dopotutto… Invece, niente dramma, niente dubbi, e se non ci sono dubbi è più facile accettare l’opinione propagandata: le cose ovvie, naturali, non generano dubbi, quindi…
Volete che vi dica di più sulla propaganda di Buongiorno, mamma!? Considerate, lettori, che molti si domandano se “staccare la spina” sia veramente uccidere qualcuno, nei casi di coma irreversibile con attività cerebrale nulla. Forse nel corpo in coma “non c’è più nessuno”. Anche in questo caso, dal punto di vista della propaganda è il dubbio (legittimo) il problema: tolto il dubbio, tolto il problema. Indovinate un po’? Noi poveri spettatori di Buongiorno, mamma! ci sentiamo degli idioti per aver dubitato, perché nonostante la fmri di Anna dimostri che la povera donna non ha alcuna attività cerebrale… Anna parla! Sì, Anna sa tutto, vede tutto e ce lo racconta fuori campo con un eloquio invidiabile (un po’ teatrale, magari). Certo, Anna non corre, non mangia, non sbatte le palpebre, però è capace di percepire, forse in modo extracorporeo, tutta la realtà che la circonda. E non sto parlando di un intelletto separato, immateriale, immortale e impersonale, come quello degli averroisti: Anna è sempre sé stessa, il suo “io” non si perde. Chi ha ancora il coraggio di immaginare che all’attività cerebrale nulla corrisponda un corpo vuoto? Giù quelle mani, vergognatevi!
E se ci sono dei materialisti irriducibili, che non se ne fanno nulla di una voce fuori campo, nessuna paura! Anche i loro dubbi sono neutralizzati. “Udita” una brutta notizia, Anna lacrima. Un primo piano intenso, inequivocabile, carico di significato. Capita l’antifona?

La nostra fiction è dunque uno spettacolo alienante, in cui tutti i personaggi si comportano come se Anna dovesse svegliarsi di lì a poco. Perfino Michelino è infinitamente affettuoso verso Anna. Avete ragione, lettori, sono stata assorbita anch’io dal vortice di Anna e mi sono dimenticata di dirvi qualcosa degli altri personaggi. Michelino: è davvero notevole che provi un incondizionato affetto per Anna, perché… era un neonato quando Anna è entrata in coma! Come può aver sviluppato un autentico e sano rapporto con la madre, se quest’ultima per lui è sostanzialmente un corpo inerte, che non dimostra affetto? Siamo seri, non è credibile che si relazioni con Anna così come fanno i suoi fratelli. Ma ehi, una madre è una madre!
Continuiamo a rivolgere la nostra attenzione ai personaggi con attività cerebrale. Volete Guido Borghi, interpretato in qualche modo da Raoul Bova? No, ho detto personaggi con attività cerebrale. Adesso vi parlo della nonna, la madre di Anna. Udite, udite: stanca di vedere sua figlia in un eterno stato vegetativo, prende in considerazione la possibilità dell’eutanasia. Vi sento, quale propaganda dà spazio alle opinioni contrarie? Nessuna, e infatti Buongiorno, mamma! non fa eccezione. La nonna non espone una tesi, è semplicemente la “cattiva” della situazione, la materialista insensibile che, tutt’al più, si pentirà del suo peccato. Lettori, questo personaggio ci fa viaggiare nel tempo: torniamo agli anni Trenta, quando i cattivi avevano il nasone, i capelli rossicci, il colorito spento… esatto, sempre perché non ci siano dubbi, la nonna è anche fisicamente caratterizzata come cattiva. È in sostanza una caricatura, una specie di Crudelia DeMon con tailleur d’alta moda, capelli perfettamente in ordine e l’aria algida, snob. Quella lì ha qualcosa che non va, l’avevo capito subito.
E l’hanno capito anche gli altri. “Festa” di compleanno di Anna. Appena apre bocca, proponendo per mezzo di eufemismi l’eutanasia, la nonna è aggredita da tutti i suoi parenti, con reazioni che vanno dall’indignato all’isterico. D’accordo, ha scelto un pessimo momento, però proprio ostracizzarla… L’unico personaggio che non si mostra scandalizzato, e che prova ad appoggiare timidamente la nonna, è un certo Piggi, il promesso sposo di Francesca (la figlia maggiore, ricordate?) anche lui invitato al party: e questo Piggi esaurisce così il suo contributo alla fiction, scandalizzando la fidanzata. Evidentemente un cattivone senzadio, nel corso delle puntate subirà la giusta punizione. Infatti, Francesca, da buona ragazza casa e chiesa, lo tradirà ripetutamente con un cavernicolo, rompendo infine il fidanzamento. L’aver “distrutto” (parole di Francesca) il miscredente Piggi sembrerà non avere particolari conseguenze sull’animo compassionevole della ragazza.

MezzaSole fertile

Ora volete che vi parli di Raoul Bova. No, non ancora, avevo menzionato un delitto… Ebbene, tra i Borghi si intrufola un elemento perturbatore: Agata, una giovane (presunta) infermiera a domicilio assunta da Guido, intende scoprire la verità sulla scomparsa di sua madre Maurizia, vecchia amica di Anna. Ufficialmente la donna è morta nel rogo di un casolare, ma Agata sa che i Borghi sono implicati nella faccenda e vuole delle risposte…
Fermiamoci. Va bene, è il solito trito espediente con cui gli sceneggiatori sperano di coinvolgere un pubblico più vasto. Però bisogna dire che avrebbe potuto essere una bella trovata! Forse la famiglia perfetta non è così perfetta? Dietro la facciata si nascondono perversioni, tradimenti, affari sporchi?
Eh, avremmo visto un’altra fiction. L’introduzione di un mistero all’interno di una trama presuppone che ci sia un’indagine, non è vero? In Buongiorno, mamma! la detective fa pena: Agata passa tutto il suo tempo a scegliere vestiti da metallara (è cazzuta perché indossa una maglietta con il logo dei Metallica) e a fraternizzare con Sole. Raccoglie così pochi indizi che nella puntata finale domanda direttamente a Guido se è stato lui ad appiccare l’incendio. Avete capito, lettori? Se Colombo fosse stato prodotto dalla Lux Vide avremmo visto il tenente ciondolare per tutta la puntata e chiedere infine al colpevole, chiunque fosse, di confessare e di arrestarsi da solo.
Ma che cosa importa? Dobbiamo ringraziare Agata per la sua domanda, perché Guido, oltre a negare, con disinvoltura inizia un infodump che rivela tutti i retroscena del giorno in cui Maurizia è scomparsa. Bastava chiedere! Dopo aver scoperto che Guido e Anna sono delle bravissime persone, Agata si mette il cuore in pace, dimentica sua madre, e diventa a tutti gli effetti un membro (non c’è sottinteso nessun gioco di parole) della famiglia Borghi, cui era già inconsapevolmente legata.
Ah. A che cosa è servito questo “giallo”? Di per sé a niente, ma dal punto di vista dell’agenda di Buongiorno, mamma! è stato molto utile: è servito a introdurre un nuovo personaggio con idee molto originali sull’aborto.

Siete stupiti, lettori? Credevate che la campagna contro l’eutanasia fosse sufficiente? La propaganda pro-life ha una vita piena. Per parlare dell’aborto, la nostra fiction sviluppa una sottotrama metastatica, che vede protagonista Sole: la sedicenne, secchiona introversa con una borsa di studio in tasca, se la spassa con il “chad” della scuola, rimanendo incinta per errore (Buongiorno, mamma! ci insegna che al primo colpo è fatta, gravidanza assicurata, quindi occhio). Agata, inutile come detective, trova la sua ragion d’essere in questa sottotrama: aiuta Sole a capire che l’aborto non è mai stata un’opzione.
Ora, non crediate che io stessa stia facendo propaganda. La mia opinione non conta e non voglio certo tacciare di ignoranza coloro che si identificano nel movimento pro-life, o di perversione coloro che si dicono favorevoli all’aborto. Voglio però far capire che Buongiorno, mamma!, come nel caso dell’eutanasia, è nettamente schierato e che la sua strategia propagandistica è subdola. Oltre a essere ridicola.
Ho detto che Agata aiuta Sole a disfarsi dell’idea di abortire: sì, ma devo anche dire che Sole non subisce mai pressioni psicologiche. Non subisce mai pressioni psicologiche a parte quando decide di non abortire. La ragazzina, infatti, ha un’illuminazione dopo essersi gettata nel letto di sua madre, in preda allo sconforto e all’incertezza sul da farsi. Poggiandosi sul petto di Anna, sente battere all’unisono il cuore suo e della madre, sentendo pure, in maniera fantascientifica, il battito veloce del bambino che ha in grembo. Eccitata, Sole ha con Agata un dialogo ibrido, un po’ sconcertante, un po’ cretino e un po’ inquietante:

«Non giudico chi lo fa [chi abortisce], davvero, però quando ho poggiato la testa sul petto della mamma ho sentito il suo cuore battere. Tu dirai che è una cosa stupida perché è normale che il suo cuore batta, però in quel momento no perché batteva per me. E ho capito che non serve la macchina del collegamento dei pensieri, perché c’è già: il suo cuore che batteva per il mio e il mio che batteva per lei.»
«E uno piccolo piccolo che comincerà a battere dentro di te.»

Lettori, il messaggio è chiaro. Vi dirò, io non giudico chi porta avanti le sue convinzioni a ogni costo, anche tentando un lavaggio del cervello, però quando ho visto questa fiction ho capito che non serve la macchina per la cancellazione del pensiero razionale, perché c’è già.

Se… questro un uomo

La nostra fiction è instancabile. Dopo eutanasia e aborto, punta il suo fucile anche contro il suicidio assistito. Formula collaudata: in questo caso, i protagonisti della sottotrama sono Jacopo e Greta. Gran figlio di… Anna il primo, bella ragazza mulatta condannata alla sedia a rotelle dopo un incidente in piscina l’altra. Sono sincera lettori, vorrei poter dedicare un intero articolo sul personaggio biascicone di Jacopo, un ridicolo stereotipo del “ciovvane” che dalle analisi risulta avere tracce di sangue nei suoi ormoni (e anche tracce di ganja). Vorrei parlarvi ampiamente di lui, anche perché il suo autodoppiaggio fuori sincrono da fattone mi ha tormentata non poco; ma per ora vi basti sapere che è costretto a occuparsi di Greta, come punizione per essere stato colto con una bustina di erba (in realtà l’erba non era sua e… lunga storia triste, lasciamo stare). Greta era una sportiva, e capiamo che per lei l’idea di non poter mai più camminare è inaccettabile. Com’è, come non è, Greta opta per la Svizzera, seguendo orme traccia in passato da qualcuno più famoso e più determinato: vuole che una équipe di medici specializzati le tolgano dolcemente la vita.
Il nostro Jacopo, nonostante ci faccia spesso dubitare delle sue capacità cognitive, le promette di accompagnarla. Addirittura! Be’ in questo caso la propaganda pro-life ha mancato il suo bersaglio. Neanche per sogno! L’ha colpito, ma con una traiettoria curva. Durante l’ultima puntata della fiction, infatti, scopriamo che Jacopo ha intenzione di portare Greta (a insaputa di quest’ultima) in Scandinavia, con la speranza che la natura incontaminata le faccia ritornare il sorriso. O che l’aurora boreale le causi un melanoma facendo passare in secondo piano la sua paralisi. Capite lettori? Anche questa volta il messaggio è chiaro: non importa se è un sequestro di persona, quando qualcuno sbaglia, pensandola diversamente da noi, dobbiamo trascinarlo ai confini del mondo e costringerlo a ripensarci. Perché i medici svizzeri non si sarebbero mai accertati sulle reali intenzioni della ragazza, non l’avrebbero sottoposta a un esame psicologico e psichiatrico: ricevuto il sacco con il simbolo dell’euro avrebbero immediatamente messo mano alla motosega. Meno male che c’è Jacopone a far ragionare la poveretta!

Eutanasia: fatto. Aborto: fatto. Suicidio assistito: fatto. Eppure manca qualcosa… ma certo, il divorzio! Benché in Italia il divorzio sia legalizzato dal 1970, non fa mai male ricordare che è una cosa molto brutta. Ancora una sottotrama: questa volta è Guido il protagonista (ma non vi parlo ancora di Raoul Bova). Guido non ha mai avuto tentennamenti, sette anni di (presunta) castità assoluta; eppure, durante gli eventi di Buongiorno, mamma!, conosce una collega professoressa (Guido è preside di un liceo) e per un attimo… prova l’ebbrezza di una balera!
Sì, lettori, Guido accetta in qualche occasione di uscire con questa insegnante di sostegno, di nome Miriam, una povera donna che timidamente gli dimostra un interesse romantico. Miriam è un personaggio per cui si prova facilmente simpatia, riservata, un po’ triste, amante delle piccole cose, come appunto delle serate in balera senza pretese e senza eccessi. Questa Miriam avrà diritto a un po’ di felicità? Guido può “rifarsi una vita” senza abbandonare Anna (sempre priva di attività cerebrale eh) al suo destino?
Interrogativi interessanti, che non avranno mai risposta. Che cosa succede? I ram-polli Borghi sviluppano una puerile insofferenza per Miriam, giudicandola, senza dirlo apertamente, una sfasciafamiglie. E Guido che cosa fa? Niente, si fa prendere subito dai sensi di colpa, sentendosi un cattivo padre e un pessimo marito. Per lavare il peccato, senza troppi complimenti Guido prende a calci nelle chiappe Miriam e decide di rinnovare platealmente i suoi voti nuziali, risposando Anna. Se Anna sia effettivamente contenta non sappiamo, stiamo ancora aspettando un suo cenno. E la morale è: niente divorzio, niente relazioni, niente “dieci minuti in più” sullo schermo per Serena Autieri, niente dubbi di nessun tipo. State ancora dubitando?

T’amo, o pio Bova

Bene, si fa per dire. Abbiamo capito che Buongiorno, mamma! ha speso gran parte delle sue energie nel lavoro di propaganda. Ma allora, se la trama è così povera dal punto di vista narrativo, come è possibile che la fiction si componga di ben dodici puntate? Semplice, la parola è “flashback”. Sono davvero utili, sotto molti aspetti. E Credetemi, ce ne sono tantissimi, e tutti piombano all’improvviso sullo spettatore, che dal canto suo si sente confuso e disorientato. Ora, normalmente i flashback sono segnalati da marcatori convenzionali: dissolvenze, filtri cromatici e via dicendo. Gli effetti visivi devono essere peccaminosi per qualche motivo, dunque in Buongiorno, mamma! hanno optato per il marcatore più semplice: nei flashback i personaggi sono più giovani. E non in coma.
In queste scene che allungano il brodo e scaricano informazioni come i camion della spazzatura, possiamo quindi ammirare una Anna che parla e si muove, e una Maurizia che… e Maurizia. Quest’ultima, come vi ho detto, è scomparsa, perciò conosciamo solo il suo aspetto da giovane; con Anna, invece, la faccenda è diversa e possiamo confrontare ciò che era con ciò che è diventata. E scopriamo che… Anna vent’anni prima era diversa, perché aveva una frangetta o delle extension. A me torna in mente la plastinazione…
Nei flashback non poteva mancare Guido. Ed ecco il momento che tutti avete atteso: sì, Raoul Bova. Come, proprio adesso che si parla di Guido da giovane? Raoul Bova interpreta un Guido più maturo. Sì. Lettori, credete nei miracoli? Se ci credete, Buongiorno, mamma! vi metterà a dura prova. Incredibilmente, la parte di Guido universitario è affidata a… Raoul Bova. Di nuovo, immaginate che cosa sarebbe successo se Lux Vide avesse prodotto Indiana Jones e l’ultima crociata: avremmo visto il quarantaseienne Harrison Ford interpretare il tredicenne Indiana Jones al posto di River Phoenix…
Che sarà mai, dite? Gli attori possono essere ringiovaniti con il trucco, o con la computer grafica. Giusto, lettori! E Raoul Bova è stato ringiovanito… facendogli crescere la barba! Ma insomma, da che mondo e mondo la barba invecchia, non ringiovanisce, lo sanno anche i sassi. Solitamente, se proprio non ci sono risorse, si fa il contrario: l’attore barbuto interpreta il personaggio “stagionato”, l’attore sbarbato interpreta il personaggio giovane. No, in Buongiorno, mamma! il mondo va al contrario, con il risultato che Raoul Bova sembra più giovane da anziano. Almeno, le sue doti espressive non ne hanno risentito: stessa faccia stilizzata quando è preside, stessa faccia stilizzata quando è studente.

Prodotto per famiglie (?)

Non è finita. Cioè, con Raoul Bova ho finito, mi dispiace lettori. È il brodo di Buongiorno, mamma! che non vuole esaurirsi. I flashback l’hanno allungato a dismisura, con il loro infodump e le loro barbe ringiovanenti, ma si sa che un brodo allungato è un brodo insipido. Ci vuole un po’ di pepe, non trovate? Non abbiate paura, lettori, è esattamente ciò che state pensando. È decisamente inconcepibile (come altre cose, del resto), ma in Buongiorno, mamma! ci sono alcuni elementi più che pruriginosi, morbosi, se si sa guardare bene. Sto parlando dell’alienante tensione sessuale che si instaura fra Agata e Guido.
L’irreprensibile Guido? Ma come?! Ebbene sì. Con Miriam è già tanto un’occhiatina algida, con Agata invece… Volete che giustifichi la mia analisi, lo so. Allora, ditemi voi se le varie scenette da shōjo, in cui Guido si mostra a petto nudo di fronte a un’Agata arrossita e imbarazzata, in cui Guido difende virilmente Agata dal suo ex e lo caccia via, in cui Agata gelosamente fronteggia Miriam, non sono… equivocamente sexy? Siamo seri, sembrano prese pari pari da un chick-lit del cacchio. Anzi, non da un chick-lit, quasi da un Hentai. Infatti, potenzialmente Guido potrebbe essere il padre di Agata. E non mi riferisco solo al fatto che Guido non ha la barba, perciò è un vecchione. No, Guido in effetti ha avuto una relazione con Maurizia. Ah! E per tutta la serie noi spettatori non scopriamo mai l’identità del padre di Agata. A pensar male si fa peccato, lo so, ma chi sa trattenersi dal vedere le scenette sexy con le lenti dell’incesto? Mah! In fin dei conti, Buongiorno, mamma! è pensato come un prodotto per famiglie: sì, però non si è mai detto di voler escludere le famiglie diciamo… un po’ sui generis

Lettori, siamo alle conclusioni. Dovrebbe essere chiaro, ma lo ripeto: in discussione qui non ci sono convinzioni morali e visioni del mondo. Il brutto di Buongiorno, mamma! non è la sua evidentemente partigianeria: anche Don Matteo, altro prodotto Lux Vide, è chiaramente filocattolico, però non è brutto brutto. Non è un capolavoro, certo: è una fiction leggera che non fa male a nessuno e che sa intrattenere il suo pubblico. Vuol mandare un messaggio? Niente di male, in altre fiction ci sono anche messaggi opposti. No, il brutto di Buongiorno, mamma! è Buongiorno, mamma!, senz’altro.
Lettori e telespettatori, siete rimasti fino alla fine. Ricordate quando vi ho detto che non ve ne sareste pentiti? Be’, ora lo sapete: ho mentito.

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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