Armi, acciaio e malattie – Jared Diamond

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In sintesi:

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In breve, la colonizzazione europea non fu dovuta alle differenze tra occidentali e africani, come i razzisti vogliono farci credere. Furono gli accidenti della geografia e della biogeografia a determinare l’esito finale: le differenti storie di questi due continenti dipendono in ultima analisi dal valore della loro terra.

iPhone di bambù

Sul perché nel ventunesimo secolo esistano nazioni povere e tribù sparse in foreste vergini ferme all’età della pietra, prive perfino di un sistema di scrittura, si sono date negli anni diverse spiegazioni.

All’alba dell’antropologia ci si aggrappava acriticamente a una certa interpretazione del darwinismo: ogni società è uno stadio dell’evoluzione e un popolo che a noi appare primitivo è necessariamente meno evoluto rispetto al nostro, quindi è inferiore.

Tuttavia, l’esperienza diede sicura prova del contrario: gli uomini “primitivi” non erano di certo un residuo dell’evoluzione, grossolano e imperfetto, perché una volta venuti a contatto con i loro colonizzatori impararono presto le tecnologie europee, dimostrando un’intelligenza pari a quella degli invasori.

Un caso interessante

È il caso, leggiamo, dell’indiano cherokee Sequoyah il quale, guardando i bianchi che tracciavano dei segni sulla carta per ricordare delle cose, mise a punto in brevissimo tempo un sillabario: grazie alla sua invenzione, nel giro di pochi anni i Cherokee erano quasi tutti alfabetizzati.
Alla luce di questi fatti, chi potrebbe dire che i popoli conquistati erano meno intelligenti e dotati dei loro conquistatori?

Potendo quindi escludere che i popoli meno evoluti difettino di intelligenza rispetto agli europei, bisogna cercare la causa della loro condizione in altri fattori.

Nord e Sud

È qui che Jared Diamond, esperto di biologia evolutiva, ci viene in soccorso: il motivo per cui negli Stati Uniti si progettano razzi per andare sulla Luna e nella foresta amazzonica si vive ancora di caccia, non risiede nelle capacità intellettive, ma negli “accidenti della geografia”, secondo un selettivo determinismo ambientale.

I modi in cui un territorio può influenzare la storia del popolo ospitato sono tanti, e spesso inimmaginabili; Diamond spiega il ruolo della fauna, della flora, delle barriere naturali e dei corsi d’acqua nel determinare l’invenzione delle più importanti tecnologie che hanno sconvolto e migliorato la vita dell’uomo: l’agricoltura e l’allevamento, certo, ma anche la scrittura, la ceramica, l’acciaio e la ruota.

Un fucile caricato a raffreddore

L’autore fa ad esempio notare che la ruota venne inventata anche in Mesoamerica, ma lì, a differenza della Mesopotamia, non fu mai utilizzata come mezzo per agevolare i trasporti, e rimase un gioco per bambini. Questo fatto, per noi occidentali assurdo e inspiegabile, ha le sue validissime motivazioni, fra cui la mancanza di animali da soma e la particolare conformazione geografica del continente americano.

Un altro argomento trattato, come appunto dice il titolo del libro, è il ruolo delle malattie: in queste settimane, quando il mondo è obbligato a fermarsi a causa di un solo virus, ci sfugge il vantaggio che una malattia può dare a un popolo. Eppure è risaputo che le civiltà precolombiane furono sterminate più dalle malattie degli europei che non dalle loro armi. Attraverso questo saggio abbiamo la possibilità di “apprezzarle”, dando loro un nuovo ruolo all’interno della nostra storia.

Non è Petrarca, ma va bene

Con un linguaggio confidenziale e semplificato, seppur a volte gravato da superflue domande retoriche, Diamond mette a disposizione dei neofiti importantissime informazioni sulle nostre origini e sulla nostra storia.

Non è un saggio utile solo a chi ha voglia di cimentarsi con l’antropologia, ma è soprattutto un buon punto di inizio per capire meglio il nostro posto nel mondo: l’illusione dell’antropocentrismo è da sfatare una volta per tutte, evidenziando come l’uomo e la sua fortuna siano un prodotto dell’ambiente e del caso, che fa nascere alcuni in giardini e altri in deserti. E non è così scontato dire quali siano i più fortunati. Un libro perfetto per imparare, ma anche per guardare al mondo con occhi diversi, e meno miopi.

Buona lettura!

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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12 risposte

  1. Ciao questo libro racconta verità inconfutabile, molto è dipeso dalla terra, conformazione e cultura della nazione dove si è nati, molto interessante da leggere per approfondire

  2. mara m ha detto:

    Questi libri sono tra i migliori perché insegnano a capire realmente le popolazioni e la loro storia

  3. Fra ha detto:

    Davvero molto interessante come libro
    Mi piace molto
    Devo leggerlo

  4. sheila ha detto:

    molto interessante questo romanzo mi hai dato un ottimo suggerimento grazie

  5. Anna ha detto:

    Un libro assolutamente interessante da leggere, lo aggiungo molto volentieri alla lista

  6. Isabella ha detto:

    Un linro molto interessante, non lo conoscevo, lo leggerò

  7. M.Claudia ha detto:

    Non conoscevo questo libro, ma da come ne parli é molto interessante. Lo leggerò

  8. All’universita’ studiai antropologia ed il fenomeno dell’etnocentrismo vs il relativismo culturale. Quest’ultimo ti da prospettiva… libro interessante per approfondire, grazie.

  9. sheila ha detto:

    deve essere molto interessante questo libro grazie me lo segno

  10. Erika Scheggia ha detto:

    Libro molto interessante che magari ci farà aprire davvero gli occhi sulla parola “malattia” e ci aiuterà a non farci vedere tutto nero. Da leggere in questa quarantena. Lo aggiungo alla mia lista. Grazie del consiglio.

  11. Katrin Poe Mg ha detto:

    Un titolo da aggiungere alla lista dei papabili da leggere

  12. Amalia ha detto:

    Libro molto interessante da leggere e da cui riflettere su quella che è la nostra posizione nel mondo.