A riveder le stelle – Aldo Cazzullo

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In sintesi:

a riveder le stelle dante il poeta che inventò l'italia saggio di aldo cazzullo edito da mondadori

Interpretare un poema antico di oltre sette secoli alla luce del presente sarebbe sbagliato. Ma lo sarebbe anche ignorare l’eterna giovinezza della Divina Commedia. La poesia di Dante si rivolge a ogni generazione di lettori, e quindi parla anche di noi, del tempo che ci è dato in sorte. E a ognuno di noi consente di pensare che il peggio sia alle spalle.

Accessibile e alla mano

In una scuola che si limita a informare senza insegnare, talvolta perfino falsando i temi di studio, la Divina Commedia è spesso considerata dagli studenti un’opera inutile, un relitto anacronistico, un qualcosa che andrebbe almeno aggiornato nella forma, affinché possa trovare un posto nello spirito del nostro tempo.
E questo accade, appunto, perché alcuni passi della Commedia, così umani e universali, sono volutamente lasciati in disparte dai programmi scolastici. Quei passi non sono utili ai fini che stanno dietro ai programmi. Il risultato? Un buon voto al compito in classe, un esame superato e l’opera in sé trascurata.

Aldo Cazzullo, giornalista, ha deciso di fare qualcosa: con A riveder le stelle, un saggio accessibile e alla mano, si è riproposto di “divulgare” la Commedia, cercando di catturare l’attenzione di un pubblico indolente. E poiché il pubblico è indolente, in A riveder le stelle (come in altri libri, ci mancherebbe) le sottigliezze morali, filosofiche e teologiche del Purgatorio e del Paradiso sono trascurate per far spazio quasi unicamente alla vivida narrazione dell’Inferno.
Dopotutto, Cazzullo precisa di non avere l’intenzione di scrivere una critica letteraria rigorosa, piuttosto intende presentare la Commedia in modo semplice, gioviale, senza grandi pretese, svelando il filo rosso che unisce l’opera dantesca agli italiani, suoi privilegiati lettori:

Questo non è un commento alla Divina Commedia. Ne sono stati scritti molti, e da grandi studiosi. Questo è un racconto del viaggio di Dante, e di come le sue parole abbiano contributo a creare l’identità italiana.

L’Italia nella Divina Commedia

Le parole che ho riportato sono però alquanto fraintendibili: Cazzullo non indaga davvero sull’influenza avuta dalla Commedia (né dal solo Inferno) nel costituire l’identità italiana, bensì approfitta di alcuni versi per riallacciarsi ad eventi significativi della storia del nostro Paese.
Ad esempio, quando Dante, nel XXI canto dell’Inferno, fa riferimento all’Arsenale di Venezia per descrivere la pece bollente in cui sono immersi i barattieri della quinta bolgia, Cazzullo coglie l’occasione per parlare di un importante momento della storia d’Italia, avvenuto proprio all’Arsenale:

Ancora nell’Ottocento [nell’Arsenale] si costruivano e riparavano le navi. […] Il capo era un croato, il conte Marinovich, uomo spietato: ogni volta che gli arsenalotti chiedevano un aumento della loro magra paga, rispondeva: «Forse la prossima settimana ». Quando nel 1848 Venezia – come tutte le grandi città italiane – insorge contro gli austriaci, gli operai fanno prigioniero Marinovich. Lui tenta di scappare ma viene pugnalato a morte. Chiede un prete, e gli viene risposto: «Forse la prossima settimana».

E ancora, il modo in cui Dante descrive il ghiaccio del Cocito spinge Cazzullo a raccontare del disastro ambientale e umano del Vajont, avvenuto nel 1963:

Per far capire quanto sia resistente il ghiaccio del lago infernale, Dante scrive che se vi fossero cadute dentro due montagne delle Alpi Apuane, Tambernicchi e Pietrapana, «non avria pur da l’orlo fatto cricchi»: non avrebbe fatto cric neppure sul bordo, dove il ghiaccio è più sottile. E qui Dante pare quasi antevedere, senza saperlo, una delle tragedie più incredibili e atroci della storia italiana.
Oltre sei secoli dopo, una montagna cadde davvero in un lago; e sollevò un’onda che spezzò via un paese, Longarone. È il disastro passato alla storia come il Vajont […].

E poi, sempre usando come pretesto le parole di Dante, l’autore riflette anche su alcuni aspetti della società contemporanea: partendo dalle accuse che il poeta fiorentino rivolge agli usurai, Cazzullo critica brevemente, ma acremente l’attuale assetto economico

Ora i soldi si fanno con altri soldi. Il lavoro sembra non valere più nulla. Viene esportato, in Paesi dove costa molto meno; sostituito dalle macchine intelligenti […] Se un’azienda licenzia, le sue quotazioni in Borsa saliranno, i suoi azionisti si arricchiranno, i suoi manager si assegneranno bonus milionari. La grande parte della ricchezza è prodotta dalla finanza. Ma è una ricchezza teorica, immateriale, aleatoria.

L’eterna giovinezza di un bestseller

Dunque, in A riveder le stelle Cazzullo viaggia continuamente avanti e indietro nel tempo, per dimostrare che certi insegnamenti di Dante valevano ai suoi tempi come ai nostri, che i problemi della società medievale erano simili, se non identici, a quelli attualmente affrontati da noi, che i dannati incontrati da Dante e Virgilio nei gironi infernali sono molto somiglianti… a noi.
Proprio per la somiglianza fra noi e i dannati, l’autore si sofferma parecchio sulle storie dei personaggi menzionati nell’Inferno: l’invidia dei figli di Giacobbe verso Giuseppe, l’indifferenza con cui Giasone abbandona Medea, la passione che coglie d’impulso Paolo e Francesca, la disperazione che attanaglia Pier delle Vigne, sono quasi degli archetipi. E nelle storie di questi personaggi, biblici, mitologici o storici, il lettore può davvero rispecchiarsi:

L’amore che ha legato Paolo e Francesca ancora non li abbandona; e resta scritto in versi senza tempo, in cui generazioni di lettori si sono riconosciuti e si riconosceranno; ad assicurare l’eterna giovinezza della Divina Commedia.

Cazzullo però ribadisce “l’eterna giovinezza della Divina Commedia” anche mettendo in evidenza un particolare aspetto del talento letterario di Dante, ovvero la sua straordinaria capacità di descrivere scene estremamente realistiche, studiate nei minimi dettagli. Credete di dovervi rivolgere a Hollywood o agli ultimi bestseller per avere emozioni forti, vivide immagini del soprannaturale, dell’orrido, del fantastico? Ma no, Cazzullo vi suggerisce di non trascurare il nostro antico tesoro letterario:

[Dante] Racconta due metamorfosi, sfidando apertamente i maestri del genere, Lucano e Ovidio. Lo fa con un gusto per il dettaglio, con una ricerca del particolare degni di un’intera troupe di Hollywood – dallo sceneggiatore all’uomo degli effetti speciali, dall’attore allo stuntman – che stia girando un film sui mutanti.

Qui il lettore sarebbe già sazio di sangue; ma Dante ha ancora in serbo per lui una scena da romanzo di Stephen King. […] Insomma il poeta ha visto, e ancora gli pare di vedere, un corpo che reggeva in mano la propria testa, tenendola per i capelli, penzoloni come una lanterna. […] la testa, con gli occhi, fa da lucerna al busto che cammina. Per parlare, il dannato stringe più forte i suoi stessi capelli e solleva il capo all’altezza di Dante […].

Riusciamo quindi a intuire più chiaramente il segno indelebile che Dante ha lasciato, non soltanto nella letteratura, ma nell’arte più in generale: e Cazzullo, per parte sua, si diverte a rintracciare, oltre a scrittori italiani e stranieri, cantanti e compositori che si sono ispirati alla Commedia

L’amore «c’ha nullo amato amar persona» è un verso che pare scritto ieri. Ha ispirato le note di Čajkovskij e di Rachmaninov, i versi di Silvio Pellico e di Gabriele D’Annunzio. Torna anche nella musica dei nostri giorni, ad esempio in una canzone di Antonello Venditti.

Divertente, ma…

Insomma, Cazzullo ha messo a punto un saggio che non tratta la Commedia né dal punto di vista filologico né dal punto di vista storico, però il suo lavoro compensa tali mancanze con il pregio di intrattenere e accattivarsi i suoi lettori, invogliandoli a sapere di più. A riveder le stelle merita sicuramente una lode per questo.
Ma… sì, c’è un ma. È infatti impossibile non notare gli errori compiuti dall’autore nel parlare di argomenti di cui, presumibilmente, non ha padronanza.
Ad esempio, dice di Zenone:

[…] insegnava ai suoi allievi a pensare diversamente, a calarsi nell’infinita vertigine delle possibilità. E in questo anticipa il grande Protagora, il primo a sostenere che «l’uomo è misura di tutte le cose» […].

Be’ no, Zenone era della Scuola eleatica e intendeva difendere la teoria del suo maestro Parmenide, per il quale esistono due vie nettamente distinte, la via della Verità e quella dell’apparenza: ciò in piena opposizione al relativismo di Protagora e in generale agli insegnamenti gnoseologici dei sofisti.

Leggiamo anche un altro grave strafalcione: Cazzullo è infatti convinto che i medievali credessero nella Terra piatta…

L’uomo rinascimentale si mette in viaggio, cerca, sperimenta, esplora. All’epoca di Dante erano già cominciate le spedizioni oltre le colonne d’Ercole, e il poeta lo sapeva. Certo, non era ancora diffusa l’idea che la terra fosse rotonda, e quindi navigando verso occidente si potesse arrivare a oriente, tornando là da dove si era partiti.

A dire il vero, ahimè, ci sono probabilmente più terrapiattisti oggi che nel Medioevo. La sfericità della Terra è sempre stata palese e indiscussa fin dai tempi antichi, e ai tempi di Dante erano considerati stravaganti o apertamente folli i pochi istruiti che sostenevano di vivere su un pianeta piatto. Cazzullo è vittima di un mito ottocentesco, ma poiché non è uno storico di professione, il suo posso considerarlo un errore perdonabile.
È invece meno perdonabile leggere un’affermazione simile in un saggio che suppongo sia stato sottoposto ai migliori editor sul mercato: o ne sanno meno di Cazzullo, e dunque mi domando come possano correggerlo (e come possano ricevere uno stipendio) o ne sanno di più, ma sono sbadati, e dunque mi domando come possano correggere un libro in generale (e, di nuovo, come possano ricevere uno stipendio).

Se non istruttivo, stimolante

In conclusione, A riveder le stelle non lo definirei propriamente e di per sé un saggio istruttivo, però come ho detto è senza dubbio divertente e stimolante; soprattutto è l’ideale per accendere una scintilla di entusiasmo negli studenti, invitandoli ad avvicinarsi autonomamente alla lettura della Commedia. Ma resta tuttavia sempre vero che saper intrattenere, specie nella stesura di un saggio, non è sufficiente: A riveder le stelle è scritto da un appassionato e non da un professionista, e ciò purtroppo risulta a un certo punto molto evidente. Il risultato è un libro gradevole, anche sfizioso, ma di cui, forse, non avevamo reale bisogno.

Ma sono sicura che nessuno di voi lettori vuole circondarsi soltanto di cose di cui ha bisogno: dunque leggete A riveder le stelle, e fate una buona lettura!

Sara

Ciao! Sono la fondatrice del blog letterario "Il pesciolino d'argento", amo profondamente i libri, l'arte e la cultura in generale.

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